Tridente e Suso punto di riferimento: come giocherà il Milan di Pioli

L'ex allenatore della Fiorentina prende il posto dell'esonerato Giampaolo, dal quale eredita un gruppo con potenzialità ma da rianimare psicologicamente.

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Un biennale per ripartire e rilanciarsi in grande stile. Stefano Pioli èil nuovo allenatore del Milan. Il tecnico parmigiano torna quindi in sella a pochi mesi dal suo ultimo incarico: era infatti la scorsa primavera quando la Fiorentina, in seguito a un crollo verticale imboccato nel girone di ritorno, gli comunicò l'esonero per far spazio al ritorno di Vincenzo Montella. Questione di ritorni, già, come peraltro accadrà allo stesso ex allenatore dei Viola, che a Milano ci ha già lavorato ai tempi dell'Inter. Sull'altra sponda del Naviglio non ha lasciato grandi ricordi, se non una specie di etichetta personale con su scritto "normalizzatore".

Pioli ha bisogno di rilanciarsi e il Milan ha deciso di offrirgli questa opportunità: le cose con Marco Giampaolo non sono andate come si sperava e, dopo sole 7 partite, le strade tra la società di via Aldo Rossi e l'abruzzese si sono definitivamente divise. Il piano principale per la sua sostituzione portava dritti dritti a Luciano Spalletti, ma i vari problemi contrattuali che lo legano all'Inter hanno complicato la strategia d'azione di Boban e Maldini. Così, tenendo conto delle sue caratteristiche tecniche, la candidatura di Pioli è sembrata la più adatta in questo preciso momento storico.

Le parti hanno raggiunto in breve il semaforo verde: per il mister un contratto fino al 2021 a 1,5 milioni di euro a stagione, un bel risparmio rispetto a Spalletti ma ugualmente un investimento che tiene conto della stima che la dirigenza nutre spassionatamente sul proprio prescelto. A Pioli verranno dettate alcune linee guida insindacabili: la prima riguarda l'ottimizzazione delle risorse messegli a disposizione del club, cosa che ha già dimostrato di saper fare tra Lazio, Bologna e Fiorentina. Secondo poi, vanno lanciati i volti nuovi portati in dote dalla campagna acquisti estiva, cosa in cui Giampaolo ha fallito. Ultimi, ma non per importanza, i risultati: l'obiettivo del Milan è quello di tornare in Europa per rimanerci. Se non sarà Champions League, bisogna almeno rientrare nelle prime sei della classifica.

Come giocherà il Milan di Pioli
Stefano Pioli ai tempi della Fiorentina, sulla cui panchina ha passato le ultime due stagioni: dopo l'esonero è rimasto fermo fino alla chiamata del Milan, che lo ha scelto come successore di Marco Giampaolo

Milan, cambio in panchina: alla scoperta di Stefano Pioli

La carriera di Pioli parla per lui senza bisogno di ulteriori aggiunte. La sua storia racconta di una gavetta seria e complicata, cominciata da Salerno e proseguita per la difficile provincia italiana. Modena, Parma, Grosseto, Piacenza, Sassuolo, Chievo e Palermo (ma per poche settimane) sono state le tappe che lo hanno accompagnato fino alla prima grande esperienza, quella di Bologna, dove il tecnico approda nel 2011 e si ferma per quasi tre stagioni, una sorta di record personale stoppato da un (immeritato?) esonero. In Emilia stabilizza la squadra nella massima serie e poi parte per Roma, dove in due anni - alla guida della Lazio - conquista una finale di Coppa Italia, persa con la Juventus, e una qualificazione ai preliminari di Champions League, culminati con l'eliminazione da parte del Leverkusen.

Il suo nome però comincia a girare, soprattutto per due caratteristiche in particolare: oltre a far ruotare ciò che gli viene dato senza avere grosse pretese sul mercato, Pioli viene riconosciuto universalmente come un allenatore abbastanza incline all'aziendalismo. Sia chiaro, non nell'accezione negativa del termine, ma lavorare sotto un personaggio del calibro di Claudio Lotito sicuramente ti forgia il carattere. All'Inter le cose non vanno benissimo, ma l'impressione è che fin dal suo primo giorno in nerazzurro, il tecnico non sia mai stato considerato come una vera e propria risorsa. Serviva un traghettatore prima dell'arrivo di Spalletti. Guarda caso, proprio colui al quale Pioli potrebbe aver soffiato il posto al Milan.

Il suo carattere mite lo porta spesso a cementificare il gruppo dal punto di vista collettivo, perché - nonostante tutto - è un allenatore credibile. Pur non insistendo su concetti come agonismo e il veleno tanto caro a Gattuso, sa essere un buon condottiero che abbina doti da psicologo a discrete conoscenze tattiche. Fuori dal campo è un tipo taciturno, difficilmente lo si sente polemizzare apertamente e non ama lo scontro, come dimostrato dalla sua uscita in punta di piedi da Firenze. Ha uno staff fidato del quale fa parte il figlio Gianmarco, match analysist, e i suoi allenamenti abbinano la teoria delle sedute video agli esercizi tattici in campo, mentre una delle sue regole fisse è quella del pranzo insieme al centro sportivo, che serve per fare gruppo e per controllare l'alimentazione.

La difesa a quattro è la certezza: come giocherà il Milan di Pioli

Parlando di campo, sarà interessante capire come Pioli intenderà ottimizzare le risorse a sua disposizione. Partiamo col dire che, durante la sua lunga carriera, l'ex allenatore della Fiorentina ha spesso utilizzato una difesa schierata a quattro, prediligendo due laterali capaci di spingere ma soprattutto di dare un grande apporto alla fase difensiva. Più difficile invece vedere una sua squadra giocare con la difesa a tre, impostazione utilizzata solo agli inizi della sua avventura bolognese. Inutile dire che il Milan è stato pensato per muoversi con due terzini e due centrali, visto che sia Gattuso che Giampaolo non si sono mai schiodati da quell'assetto.

Dunque, in tal senso, non ci dovrebbero essere problemi di alcun genere: davanti a Donnarumma si alterneranno Conti e Calabria sulla fascia destra, mentre Theo Hernandez - uno dei fiori all'occhiello dello scorso calciomercato - dovrebbe superare Rodriguez nelle gerarchie sull'out mancino. In mezzo si lavorerà molto sulla crescita di Leo Duarte in attesa del rientro di Caldara, visto come il partner perfetto per Romagnoli. Il tutto a discapito di Musacchio, attualmente fermo ai box per squalifica e autore di alcune prestazioni recenti abbastanza deludenti.

Lanciare i volti nuovi è l'imperativo, ma tutto gira attorno a Suso

Centrocampo e attacco si prestano invece a qualche riflessione in più. Pioli opterà quasi sicuramente per un 4-3-3 o, in alternativa, per un 4-2-3-1, i moduli da lui più utilizzati in questi anni. In tutto ciò bisognerà capire quale ruolo verrà studiato per Suso: lo spagnolo, non è un mistero, ama partire largo a destra per poi accentrarsi e far esplodere il mancino, quindi - qualora si volesse utilizzare un trequartista - le soluzioni rimarrebbero Calhanoglu e Lucas Paquetà, due giocatori che per qualità non incarnano al meglio le caratteristiche della mezzapunta "pioliana".

Giocare a tre in mezzo permetterebbe al tecnico di sistemare finalmente il brasiliano nel suo ruolo naturale di mezzala sinistra, con Bennacer e Biglia (a proposito, i due non vanno d'accordo sin dai tempi della Lazio, quando l'argentino se la prese per la scelta di dare la fascia di capitano a Candreva) vertici bassi e Kessié da interno destro. Il problema potrebbe però essere rappresentato dalla profondità di rosa, sia numerica che qualitativa: il Milan pecca di opzioni e, fino a gennaio, in tal senso non si potrà fare nulla. In più va considerato anche il grande impatto avuto da Rafael Leao: il portoghese si è mosso bene da punta, soprattutto quando è mancato Piatek, ma giocare col tridente significherebbe confinarlo a sinistra e, di fatto, depotenziarlo.

D'altro canto difficilmente la società accetterà la svalutazione del polacco, che deve giocare per ritrovare gol e smalto dei bei tempi andati. Tra i giocatori che Giampaolo non ha (quasi) mai utilizzato c'è anche Ante Rebic, arrivato l'ultimo giorno di mercato all'interno dell'operazione che ha portato André Silva a Francoforte: il croato dovrà essere una risorsa da sfruttare per quanto possibile, magari entrando nelle rotazioni da esterno. Insomma, Pioli avrà sicuramente un bel lavoro da portare avanti, chiamato a risollevare una situazione abbastanza delicata sia dal punto di vista sportivo che extracalcistico, riuscendo dove tutti i suoi predecessori hanno fallito.

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