Serie A, qualità e profondità di rosa: dove si è decisa Inter - Juve

Gli infortuni di Sensi e Godin hanno complicato il piano partita del tecnico nerazzurro, ma la vera differenza l'hanno fatta le seconde linee.

0 condivisioni 0 commenti

di - | aggiornato

Share

Maurizio Sarri si gode la vittoria, Antonio Conte getta acqua sul fuoco e chiede all'ambiente nerazzurro di non fare drammi. Potrebbe riassumersi così la partita tra Inter e Juventus giocata a San Siro, un posticipo ricco di emozioni e spunti di discussione nonché il perfetto epilogo per una Serie A che, da oggi, va in vacanza per due settimane a causa della sosta riservata alle nazionali. Il match ha messo di fronte due filosofie differenti e, conoscendo pregi, difetti e virtù, non era difficile immaginare che genere di partita sarebbe uscita al termine di 90 minuti così pieni di pathos, alimentati soprattutto dalle tante parole spese in settimane da entrambe le fazioni, utili principalmente a infuocare una rivalità già molto accesa.

Come spesso accade alla fine è sempre il campo a parlare: sul terreno di gioco è stata la Juventus ad avere la meglio, trascinata dalle reti di Paulo Dybala e Gonzalo Higuain. Va altresì detto che, qualora la contesa si fosse chiusa con un pareggio, in pochi avrebbero potuto obiettare. Alla fine ha vinto chi ha osato, ma anche chi ha avuto dalla sua la consapevolezza di avere una rosa più lunga e completa, nonché una qualità ben differente dalla controparte, costretta spesso ad affidarsi alle proprie doti fisiche per arginare il piano partita studiato da Sarri. Il mister bianconero, che pochi giorni fa aveva dichiarato di aver visto due volte tutte le partite dell'Inter di Conte, ha vinto con la pazienza e facendo autocritica per alcune scelte rivelatesi palesemente controproducenti.

Per esempio, a metà ripresa l'ex allenatore del Napoli ha abbandonato per dieci minuti il 4-3-1-2 per passare a un più offensivo 4-3-3, nel quale Dybala e Cristiano Ronaldo agivano ai lati del neoentrato Higuain. Dopo aver visto l'Inter guadagnare quasi venti metri in pochi istanti, Sarri è tornato a più miti consigli togliendo la Joya e puntellando la mediana con l'ingresso di Emre Can. La solidità del tedesco ha ridato equilibrio alla Juventus, permettendole di addormentare la sfida e colpire nel momento in cui tutti i segnali sembravano portare verso un salomonico pareggio che avrebbe permesso a entrambe di smuovere la classifica. E invece no: la zampata di Higuain, ben assistito da Bentancur, ha scritto i titoli di coda. Game, set and match: San Siro, per una sera, si è tinto di bianconero.

Serie A Inter Juventus come Sarri ha battuto Conte
Maurizio Sarri e Antonio Conte si salutano alla fine di Inter - Juventus: i bianconeri hanno vinto 2-1 trascinati dalle reti di Dybala e Higuain, evidenziando una differenza di qualità e profondità di rosa ancora abbastanza rimarcata rispetto ai nerazzurri

Serie A, Inter - Juventus: decidono elasticità tattica e abbondanza nelle scelte

A proposito di qualità, va sottolineato il fatto di come sia il bomber argentino che il talento uruguayano siano di fatto usciti dalla panchina, mandati in campo contemporaneamente a metà ripresa per rianimare una Juventus chiamata a riprendersi d'animo dopo qualche minuto passato a studiare l'avversario. E qui troviamo, più lampante che mai, la prima differenza tra le due squadre: la profondità di rosa bianconera è netta e schiacciante, basti pensare che un giocatore come Emre Can - nemmeno inserito nella lista per la Champions League - nell'Inter sarebbe il secondo più pagato dopo Lukaku.

Mentre da una parte Sarri si è potuto permettere certe riflessioni, dall'altra Conte ha perso due giocatori per infortunio non avendo, di fatto, alternative valide sedute in panchina. D'altronde l'Inter è solo al primo anno di un lungo (si spera) processo di crescita, mentre la Juventus ha consolidato il suo predominio lungo un regno che continua da ben otto stagioni. Impossibile mettere le due compagini sullo stesso piano, soprattutto se consideriamo che le riserve a disposizione di Conte - vista l'assenza di Alexis Sanchez - sono ottimi comprimari, ma non calciatori da salto di qualità.

Rosa corta e mancanza di qualità: l'uscita di Sensi e Godin ha tolto certezze

Per esempio, l'uscita forzata di Stefano Sensi - uno dei centrocampisti più impattanti della Serie A - ha significato tanto per la manovra nerazzurra. L'ex Sassuolo in questo momento è probabilmente il giocatore più importante della squadra assieme a Marcelo Brozovic, proprio perché questi due elementi permettono al tecnico leccese di avere più soluzioni in fase di costruzione, perciò perderne uno significa oberare di lavoro quello che rimane in campo. Una volta uscito Sensi, Brozovic ha fatto gli straordinari ma la Juventus, capendo la tattica, ha optato per raddoppi continui e costanti, andando di fatto ad annullarlo.

Così l'Inter ha dovuto costruire da dietro, autoimponendosi uno slittamento di parecchi metri, il che significa più avversari dietro alla linea della palla e, soprattutto, più difficoltà a trovare centrocampisti e attaccanti liberi di dettare il passaggio. Anche lo stop di Diego Godin si è rilevato decisivo: fino a quando l'uruguagio è stato in campo dalla sua parte la Juventus ha faticato, ma nel momento in cui è entrato Alessandro Bastoni i bianconeri hanno inconsciamente preso più fiducia, insistendo spesso in quella zona. Gettare però la croce sul giovane classe 1999 è profondamente sbagliato, nonostante sul gol di Higuain faccia (anche lui) un errore concettuale di quelli che limerà col passare del tempo.

A posteriori, si potrebbe anche dire che Conte forse avrebbe fatto meglio a scalare D'Ambrosio come terzo centrale di destra inserendo un laterale di gamba (Candreva? Lazaro?), ma Bastoni è mancino e dai suoi piedi sono partite anche un paio di azioni molto interessanti. Nel finale poi ha trovato spazio anche Matteo Politano, entrato al posto di un Lautaro Martinez sfiancato dai tanti movimenti senza palla messi al servizio della squadra. L'ex Sassuolo è una zanzara fastidiosa ma anche poco concreta, per questo aver avuto Sanchez sarebbe stata tutta un'altra storia.

Finché intensità e ritmi alti hanno retto, quindi, l'Inter è riuscita a mantenere la partita sui binari a lei più congeniali. Quando la fatica ha preso il sopravvento, è uscita la qualità della Juventus. Che, va detto, oltre ad aver riposato 24 ore in più in settimana, ha avuto anche la "fortuna" di trovare in Champions League un Leverkusen rinunciatario, mentre i nerazzurri facevano la guerra al Camp Nou. L'impressione comunque è quella di una Juve non ancora al massimo del proprio potenziale: quando rientrerà Douglas Costa andranno risolti alcuni interrogativi tattici, perché il 4-3-1-2 funziona ma non prevede l'utilizzo del brasiliano. Un problema? Può darsi, ma di certo Sarri pagherebbe per averne altri di questo tipo. L'Inter invece è questa, tosta e scorbutica ma anche per certi versi limitata. Se si vuole pensare in grande, a gennaio servirà intervenire sul mercato.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.