Idee, competenza e passione: la grande ascesa del Sassuolo di Squinzi

L'ex patron lascia in eredità una società presa sull'orlo della D e portata fino all'Europa League, oltre a un modello imprenditoriale lungimirante e sostenibile.

0 condivisioni 0 commenti

di - | aggiornato

Share

Il calcio italiano perde un altro dei suoi protagonisti. È notizia di poche ora fa la scomparsa di Giorgio Squinzi, 76enne presidente del Sassuolo e uno degli imprenditori più in vista di tutto il paese. Il numero uno del club neroverde era ricoverato da un paio di settimane all'ospedale San Raffaele di Milano, dove ha passato le sue ultime ore mangiato da un male incurabile. L'ex presidente di Confindustria e amministratore unico della Mapei, azienda fondata dal padre Rodolfo ed ereditata dopo anni di faticosa gavetta, lascia la moglie Adriana e due figli, Marco e Veronica. Uomo di cultura e dal profondo spirito imprenditoriale, grazie alla sua laurea in chimica industriale ha costruito un piccolo impero, trasformando l'azienda di famiglia in una società per azioni oltre che, ovviamente, in una delle realtà più solide del paese.

Ma Squinzi aveva anche una grandissima passione per lo sport, in particolar modo per il ciclismo, basti pensare che per dieci lunghi anni la Mapei ha sponsorizzato la Quick Step, vincendo con lo svizzero Tony Rominger il Giro d’Italia e la Vuelta, ma anche tutte le Classiche di un giorno tranne la Milano-Sanremo. Il vero business è però rappresentato dalla discesa in campo nel mondo del calcio, un grande passo compiuto nel 2002 prelevando il Sassuolo, una realtà emiliana piccola ma virtuosa all'interno della quale poter costruire un progetto ambizioso partendo dalle basi.

A quei tempi i neroverdi non se la passavano affatto bene: all'arrivo di Squinzi la squadra era appena retrocessa in Serie D dopo aver perso uno spareggio playout contro l'Imolese, ma il grosso numero di fallimenti estivi permise al club di approfittare del ripescaggio. Dopo un paio di anni passati a prendere le misure a un mondo così diverso da quello nel quale era abituato a fare affari, il patron del Sassuolo decide di fare sul serio: nel 2006 arriva la promozione in C1, dove la compagine allenata da Remondina recita il ruolo di protagonista prima di arrendersi al playoff. L'anno successivo, invece, la Serie B sarà realtà: merito, in primis, di Massimiliano Allegri, che arriva in Emilia da tecnico emergente e proprio da Sassuolo comincia a costruirsi quella carriera poi costellata da tantissime vittorie.

L'ascesa del Sassuolo di Squinzi
Giorgio Squinzi, presidente del Sassuolo dal 2002 al 2019: in 17 anni ha portato la compagine neroverde dalla C2 all'Europa League, valorizzando un numero impressionante di allenatori e giocatori

La Serie A piange Squinzi, l'architetto del miracolo Sassuolo

Il Sassuolo della gestione Squinzi è costellato da intuizioni felici e giovani valorizzati, da carneadi portati alla ribalta e allenatori che hanno approfittato dell'ambiente familiare usando i neroverdi come una palestra di formazione professionale. Allegri, come si diceva, è stato il primo big a sedere sulla panchina di una delle società più virtuose dell'intero paese: il livornese si fermerà solo una stagione, aiutando la squadra a conquistare per la prima volta nella storia la cadetteria. Una volta stabilizzatosi in B però il Sassuolo ha l'esigenza di compiere un ulteriore salto in alto, perché la scalata alla massima serie può essere lunga e faticosa, ma a livello economico una crescita tangibile può esserci solo se si milita in A.

Qui subentra la figura fondamentale di Eusebio Di Francesco, altra intuizione di una società da sempre molto attenta alle nuove proposte: l'abruzzese porta un'idea di calcio innovativa, propone un 4-3-3 decisamente offensivo che esalta i tifosi sempre più presenti alle partite del "Sasòl" - come lo chiamano da quelle parti - e, soprattutto, riesce a lavorare in maniera concreta sulla mentalità di squadra e ambiente, spazzando via la parte provinciale e convincendo tutti che per raggiungere grandi risultati non bisogna per forza essere una big, ma basta avere idee e programmazione.

Non è un caso se Di Francesco è a tutt'oggi il tecnico più longevo della storia del Sassuolo: il matrimonio tra le parti è durato ben cinque anni, durante i quali ci sono stati momenti buoni e altri meno, tipo la tragicomica staffetta con Malesani nel primo anno di A. Per esempio, nessuno da quelle parti potrà scordarsi la stagione 2015/16, quella culminata con uno storico sesto posto che permise a una città di 40mila abitanti di affacciarsi per la prima volta nel calcio europeo. La squadra era un mix di gregari esperti, come il capitano Magnanelli o Missiroli, e alcuni dei giovani italiani più interessanti in circolazione. Gente del calibro di Berardi, Pellegrini e Politano, giocatori che - a distanza di anni - sono riusciti a riagliarsi uno spazio importante a grandi livelli.

Da Berardi a Sensi passando per Politano: un'isola felice piena di talento

Inoltre, mai come in quella annata, il Sassuolo poteva contare su elementi di valore assoluto, basti pensare che la porta era difesa da Andrea Consigli, in rosa ancora oggi, e che in difesa si muoveva un muro umano composto da Paolo Cannavaro e Acerbi. Davanti, oltre a Berardi, la società aveva scovato un folletto francese del calibro di Defrel, in grado di interpretare al massimo i principi di verticalità predicati da Di Francesco. L'avventura europea non andò benissimo, perché dopo aver superato due turni preliminari e aver spazzato via l'Athletic Bilbao all'esordio nella fase a gruppi, la squadra subì alcuni stop decisivi, gettando la spugna all'ultima giornata dopo lo 0-2 casalingo contro il Genk.

Domenico Berardi è senza dubbio il calciatore che più incarna lo spirito della società, che lo prese ai tempi della B all'interno di un'operazione di scambi con la Juventus e, ancora oggi, se lo gode con la fascia di capitano al braccio. L'era Squinzi ha però visto passare dal Mapei Stadium diversi protagonisti del calcio italiano del nuovo millennio. Gente come Acerbi, Aquilani, Boateng, il già citato Cannavaro, Defrel, Duncan, Pavoletti, Pellegrini, Politano, i due Sansone, Schelotto e il neointerista Sensi, tutti profili di qualità assoluta che ci siamo potuti godere nelle recenti stagioni di Serie A.

Spulciando nella lista degli ex neroverdi si trovano anche un paio di curiosità, come la presenza di Fabio Paratici - transitato da qui nel 1996 - e quella di Jorginho, attuale centrocampista del Chelsea e della Nazionale. Il leader della mediana azzurra è passato da Sassuolo a inizio 2010, senza però mai esordire ufficialmente. Anche lui però fu un'idea di Squinzi, uno dei pochi presidenti capaci di mettersi alla prova quando le circostanze lo richiedevano ma, nello stesso tempo, di affidarsi a professionisti competenti per operare scelte nella maniera più oculata possibile.

Impegnato sensibilmente nel sociale, l'ex numero uno del club ha finanziato iniziative benefiche come "Un calcio al terremoto", raccogliendo fondi per finanziare progetti di promozione sportiva nelle area colpite dal sisma del 2012, e "Make a wish", una Onlus che si occupa di bambini e ragazzi che vivono situazioni familiari difficili. Ecco un'altra eredità lasciata da Giorgio Squinzi, una persona che ha passato la propria vita a fare e proporre, costruendo una piccola isola felice a Sassuolo e lasciando questo mondo in silenzio, lontano dai riflettori. Un'altra sua bella qualità, poco comune nel mondo del calcio.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.