Talento, sfortuna e cuore bianconero: Marchisio lascia il calcio

Il Principino appende gli scarpini al chiodo a soli 33 anni per mancanza di offerte e troppi problemi fisici. Lo annuncerà nella casa della Juventus, il suo grande amore.

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La notizia verrà ufficializzata solo giovedì, ma era già nell'aria da tempo: Claudio Marchisio ha deciso di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo. Il Principino dirà basta a 33 anni, terminando una carriera molto importante a livello di vittorie ma altrettanto sfortunata a causa dei tanti guai fisici che non gli hanno permesso di esprimersi al meglio durante le ultime stagioni. L'annuncio verrà fatto a Torino, la sua città, e per l'occasione la Juventus gli metterà a disposizione la sala intitolata a Gianni ed Umberto Agnelli che fa bella mostra all'interno dell'Allianz Stadium.

Alla base di questa presa di coscienza, oltre ovviamente al fattore legato ai troppi infortuni, ci sarebbe anche l'evidente mancanza di progetti seri da accettare, sia in Italia che all'estero. L'ultima esperienza Marchisio l'ha maturata allo Zenit di San Pietroburgo, dove ha lasciato un ricordo tutt'altro che memorabile. Scelta consapevole, quindi, che anagraficamente parlando lascia un po' l'amaro in bocca in quanto si parla di uno dei talenti italiani più cristallini prodotti dal settore giovanile azzurro nel nuovo secolo. Eppure la vita va così: se il campo non dà più le risposte tanto attese, è giusto concentrarsi su altro.

Nello specifico, l'ex centrocampista della Juventus da tempo gestisce un'attività di marketing che si occupa della gestione e dello sfruttamento dei diritti di immagine legati ai calciatori e, come spesso ribadito dal diretto interessato, è proprio questo il campo al quale intende dedicarsi una volta che avrà sistemato le ultime cose e salutato i tifosi. Non è ancora dato sapere se gli verrà organizzata una partita di addio né se, magari in futuro, possa spuntare la voglia di tornare a lavorare nel mondo del calcio come allenatore o dirigente. In quel caso il suo sogno sarebbe farlo in rappresentanza dei colori bianconeri, quelli che lo hanno cresciuto, coccolato e consacrato sui più grandi palcoscenici mondiali.

Addio al calcio di Claudio Marchisio
Claudio Marchisio saluta i tifosi della Juventus durante una delle sue ultime apparizioni all'Allianz Stadium: il centrocampista torinese lascerà il calcio giocato a 33 anni

Juventus, Claudio Marchisio dice basta: ufficiale il suo addio al calcio giocato

Torinese purosangue classe 1986, Marchisio ha legato la quasi totalità della propria carriera alla Juventus. Nel vivaio bianconero ci è entrato nel 2003 e da lì ha percorso tutta la trafila delle giovanili, fino all'esordio in prima squadra. Nato come attaccante, ben presto il suo raggio d'azione è retrocesso fino alla linea di centrocampo, dove è stato impostato da mezzala. In quel ruolo ha potuto affinare la sua tecnica di base purissima e, soprattutto, non pagare un prezzo troppo elevato per la sua poco sviluppata stazza fisica. Il momento dell'esordio tra i grandi coincide con la pagina più scura della storia juventina. Correva infatti l'anno 2006 quando la società bianconera era appena stata retrocessa in Serie B a causa dello scandalo legato a Calciopoli.

La dirigenza, vista l'enorme quantità di big che chiesero di andarsene, decise di aggregare un po' di giocatori alla prima squadra allenata da Didier Deschamps. Oltre a Paolo De Ceglie e Matteo Paro, in gol nella prima storica partita juventina in cadetteria contro il Rimini, ad affacciarsi nel professionismo c'era anche il Principino, ribattezzato così da Federico Balzaretti che spesso lo prendeva in giro per il suo modo di vestire, sempre elegante e preciso anche quando ci si doveva trovare al centro sportivo per gli allenamenti. La stagione culminerà con il ritorno della Juve nella massima serie e Marchisio, che esordisce da titolare nella sfortunata trasferta di Brescia a novembre (3-0, tripletta di Serafini), da lì in poi non uscirà più di squadra.

Torino - Empoli e un ritorno pieno di successi

Prima di andare in Russia, il centrocampista piemontese si era concesso soltanto una stagione fuori "casa": nel 2007 la Juventus, che torna in grande stile, lo cede per un anno all'Empoli, in modo da valutarne l'impatto con la Serie A. Inutile dire che Marchisio non ci mette molto a conquistare Gigi Cagni: l'allenatore lo mette al centro del proprio progetto tattico e non se ne pente, tanto che l'estate successiva la dirigenza toscana fa di tutto - ma inutilmente - per trattenerlo ancora un altro anno, con buona pace dello stesso Cagni:

Claudio è uno dei centrocampisti italiani più forti in assoluto. Ha tutto: forza fisica, inserimento, tiro da fuori, tocco sotto, grande intelligenza dentro e fuori dal campo.

Nei 10 anni passati in bianconero arriveranno la bellezza di 15 trofei, tra i quali spiccano 7 Scudetti da protagonista nella Juventus che prima fu di Conte e poi di Allegri. Già negli ultimi periodi con il tecnico toscano al comando qualcosa si era incrinato: la dirigenza bianconera voleva salire di livello e Marchisio, sebbene fosse un simbolo per i tifosi, non dava più le garanzie fisiche adeguate per far parte di un progetto così ambizioso. Fino a quel momento però la centralità del Principino non era mai stata in discussione.

Antonio Conte stravedeva per questo ragazzo dalle movenze eleganti capace di regalare alla squadra sprazzi di quantità e colpi di qualità immensa. Memorabile è la sua prima doppietta ufficiale in Serie A, segnata durante uno Juventus - Milan cruciale per la lotta Scudetto di quella stagione: sulla panchina rossonera c'era seduto Massimiliano Allegri, che ancora non sapeva a cosa sarebbe andato incontro a fine anno. I bianconeri di Conte, grazie ai colpi di Marchisio, presero fiducia e staccarono definitivamente i rivali, andandosi a prendere un insperato titolo contro la squadra che in rosa poteva vantare campioni del calibro di Ibrahimovic, Thiago Silva, Seedorf, Gattuso e Zambrotta.

Tra le vittime preferite del classe 1986 c'è anche il Torino e, visti i suoi trascorsi a livello giovanile, non è difficile immaginare quanto il ragazzo senta il derby. La partita è speciale e lui la carica ulteriormente ogni volta che può: di stracittadine ne ha giocate tante, soprattutto ai tempi del vivaio, ma è in Serie A che infligge i colpi peggiori ai granata, puniti tre volte tra andata e ritorno nella stagione 2012/13. L'arrivo di Allegri ha portato Marchisio a subire la seconda vera trasformazione tattica della carriera: il tecnico livornese nota le sue elevate doti di regia e lo sposta come vertice basso della mediana, chiedendogli di dettare i tempi di gioco.

La risposta è più che positiva: sotto la gestione del toscano il centrocampista tocca l'apice massimo in carriera e aiuta in maniera sensibile la squadra ad arrivare in finale di Champions League, dove si rende protagonista di un gesto straordinario nell'azione che porterà Morata a segnare il momentaneo 1-1 contro il Barcellona. Marchisio, una volta ricevuto un pallone recuperato sulla trequarti, si inventa un passaggio no look di tacco che smarca Tevez, bravo a lavorare la sfera e spalancando la porta allo spagnolo. Sarà questo uno degli highlights della carriera di un talento, per certi versi, clamoroso.

Gli infortuni e la definitiva discesa

Durante gli ultimi anni in bianconero la sua scheda clinica però si arricchisce con infortuni di vario genere, la maggior parte dei quali muscolari. Quello che però complica tutto è datato 2016: in un anonimo pomeriggio di metà aprile al giocatore saltano i legamenti del ginocchio e deve farsi operare. In campo ci torna solo nel gennaio successivo, ma niente sarà più come prima. Lo stop gli preclude la partecipazione a Euro 2016, che sarebbe stato il suo secondo Europeo dopo aver giocato i Mondiali 2010 e 2014.

Ma l'arto non guarisce mai completamente e lo obbliga a sopportare continue ricadute, fatali per la continuità che un calciatore - soprattutto in là con gli anni - sarebbe tenuto ad avere. Così a un certo punto sparisce dai radar: la Juventus lo esclude da tutte le liste e lui porta il proprio contratto in scadenza prima di salutare Torino. A San Pietroburgo la musica non cambia: prima di lasciare la Russia ha tempo giusto per mettere insieme 15 spezzoni e segnare 2 gol, gli ultimi di una carriera che - si spera - possa essere ricordata come quella di un ragazzo innamorato a tal punto della Juventus da non rispondere mai alle critiche (esagerate) piovutegli addosso durante gli ultimi scampoli in bianconero. L'ora di dire basta è arrivata: giovedì, nella sua Torino, ci sarà l'ultimo abbraccio a uno dei più grandi "what if" del calcio italiano.

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