Melli: “Avevo già rifiutato l’NBA, ma stavolta non potevo rinunciare”

Primo giorni d’interviste da giocatore NBA per Nicolò Melli che ha parlato dell’adattamento dalla Fiba e delle sue aspettative.

0 condivisioni 0 commenti

di - | aggiornato

Share

Aspettavamo da anni di avere un nuovo componente della colonia italiana in NBA, perché dopo il ritorno in Europa di Gigi Datome sono rimasti solo Marco Belinelli e Danilo Gallinari. Ora è arrivato il momento dell’approdo ai New Orleans Pelicans di Nicolò Melli, che lascia il vecchio continente dopo un progresso che negli ultimi cinque anni lo ha visto passare da comprimario all’Olimpia Milano a miglior marcatore in una finale di Eurolega, tutto sotto due menti illuminate della panchina come Andrea Trinchieri e Zeljko Obradovic.

Ieri c’è stato l’esordio ufficiale da componente dei Pelicans per il reggiano e tutti noi lo abbiamo guardato un po' come suoi tifosi di lunga. Si sapeva che Nik avrebbe avuto la possibilità di approdare in NBA già un paio di anni fa, ma i tempi non erano maturi per lui e probabilmente le situazioni che si erano aperte non erano considerate il giusto fit. Sfatando il mito che i treni passano una volta sola, quando i Pelicans hanno bussato alla porta non ci sono più stati dubbi, perché lui è un giocatore ancora migliore rispetto a due anni fa e la situazione in cui si troverà sarà perfetta per lui.

L’approdo non è stato esente da sacrifici e sebbene Nik abbia dovuto saltare il mondiale non c’è stato spazio per null’altro che prepararsi alla stagione. Nemmeno il fresco matrimonio lo ha distolto dall’obiettivo:

Mi sono sposato in estate ma non ho avuto la possibilità di andare in viaggio di nozze. C’era una stagione da preparare e un infortunio da cui recuperare, però so già che l’estate prossima restituirò a mia moglie con gli interessi questa mancanza.

Spesso non si vedono i sacrifici che i giocatori devono compiere per passare dalla realtà europea all’NBA o per migliorare il loro gioco, ma quello è il momento per fare i passi in avanti sia nel gioco che nella carriera e per Nik questi passi sono arrivati ogni singola estate.

NBA: Melli e l’adattabilità alla lega

Ci sono differenze sostanziali tra il basket NBA e quello di area Fiba. Scherzando, ma non poi tanto, Nik ne ha trovata una:

La linea del tiro da tre punti è ovviamente più indietro e ora come ora i miei tiri finiscono sempre belli corti sul primo ferro. Sto lavorando per automatizzare distanza e adattamento, però sono nella miglior lega del mondo e ogni cosa è uno stimolo.

Nonostante la dipartita di Anthony Davis, i Pelicans sono assolutamente una squadra da seguire, perché con le mirabili gesta di David Griffin, la franchigia non solo non è caduta nella mediocrità, ma ha anche gettato solidissime basi per un futuro roseo e di grandi prospettive, con Melli, ma anche con la nuova stella Zion Williamson:

Zion è incredibile -prosegue Nik- pesa 130 kg e corre come un piccolo per il campo. Ha una pressione mediatica incredibile, forse troppo per un giocatore della sua età e che non ha ancora giocato una partita. Spero che sia in grado di gestire tutto e divertirsi quanto più possibile. La sua vita e persona vengono prima di tutto, ma ha le caratteristiche per diventare uno dei migliori, se non il migliore al mondo.

Di certo il post Anthony Davis è sembrato da subito più roseo quando le palline hanno sancito la prima scelta assoluta per i Pelicans, però quello che c’è intorno ora è di buonissimo livello, anche per la combattiva Western Conference.

Gentry parla di Williamson
La rinascia dei Pelicans parte da Zion

Gentry non vede ancora Zion leader

Il tema Zion Williamson è assolutamente d’attualità nel media day della Big Easy e ovviamente l’aspettativa che c’è su di lui è grandissima, ma Alvin Gentry ha già detto in estate che questa rimane la squadra di Jrue Holiday. Non solo è il veterano più presente di questa squadra, ma è anche secondo lui la stella più sottovalutata della lega per quello che fa sui due lati del campo e per l’uomo squadra che è:

Non chiediamo a Zion di salvare questa franchigia o essere the man da subito. Per noi è importante averlo e poter costruire anche su di lui il nostro futuro, ma non vogliamo sobbarcarlo di responsabilità che vanno oltre quello che lui deve e può sostenere.

Zion e Melli ci sono, ma la profondità a disposizione di Gentry affonda le radici in tanti altri elementi molto interessanti: il nucleo arrivato dai Lakers con Josh Hart, Brandon Ingram e Lonzo Ball compone un core interessante, con quest’ultimo che ha lavorato sul suo tiro (nonostante una meccanica ancora non perfetta sembra più fluida). Lonzo ha anche spronato suo fratello LaMelo a prendere in mano la sua carriera (si parla di top pick nel prossimo draft), oltre a riferire di non aver più rapporti verbali con il padre, ma oltre a questo c’è la presenza di veterani come Derrick Favors e JJ Redick che daranno stabilità ed esempio. Forse i Pelicans non faranno i playoff, ma sono una squadra da Game Pass Alert e d’indubbio futuro, anche grazie al nostro Nik.

 

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.