MotoGP, Stoner: l'unico che (forse) potrebbe fermare la furia Marquez

L'australiano vantava il medesimo talento dello spagnolo, in uno stile di guida davvero simile. I due non si sono mai incontrati in gara, ma Casey era al livello di Marc nei test con Ducati e Honda.

Stoner e Marquez in una conferenza della MotoGP

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Ventisette anni, uno in più di quanti ne abbia oggi Marc Marquez. Ancor giovanissimo, Casey Stoner disse addio alla MotoGP. Perlomeno, l'australiano non ne volle più sapere di Gran Premi e vita da paddock. Il talento di Southport lasciò il Motomondiale, con in tasca due titoli ottenuti nella classe Regina, tantissime affermazioni e prodezze degne di un genio. Ducati e Honda per il (che coincidenza) 27, che cambiava tabella a campionato vinto. A lui piaceva molto il numero 1.

La Honda RC 213V "orfana" del canguro, fu ereditata dal catalano, attuale dominatore del panorama motociclistico. Marquez non si fece attendere: già iridato in 125 e Middle Class, il ragazzino di Cervera impressionò il mondo dei grandi, immediatamente. Primi posti e record, notorietà e copertine. Proprio come Stoner? Non esattamente: Casey era solitario, introverso, istrionico e lunatico. Lui non amava apparire o far parlare di sé.

MM93, al contrario, è più simile a Valentino Rossi. Il (quasi) otto volte campione desidera le luci della ribalta, adora fare notizia, esibisce spesso un sorriso da pubblicità Colgate. Invece, colui che portò al successo la Desmosedici GP disprezzava festeggiamenti, tour pubblicitari e mondanità. Paragonati con una certa cura, i due assi vantano il medesimo talento, uno stile di guida spericolato, capacità di sorprendere addetti ai lavori e pubblico. Peccato non averli mai visti incrociare le traiettorie in una gara della MotoGP.

Stoner ha regalato a Ducati l'unico titolo vinto dalla Rossa in MotoGP
Casey Stoner e Ducati, un binomio vincente nella MotoGP

MotoGP, Marquez Vs Stoner: similitudini e differenze

Quando Marc vince, fa un cinema "della madonna". Il catalano salta, balla, urla e gioca. L'esatto opposto di Stoner, che salutava il pubblico togliendo il braccio sinistro dal semimanubrio e poi rientrava nella pit lane. Se Marquez esagera in esuberanza, Casey risultava sin troppo parco e contenuto. In pista, però, sono entrambi spettacolari. Sono, sì, perché quando l'australiano torna in sella, sorprende e mortifica tutti. Davvero.

Ne sa qualcosa Jorge Lorenzo. Il maiorchino rimase più di una volta esterefatto: nonostante Stoner si ritrovasse nelle vesti di tester e a digiuno di moto da un tot, riusciva a siglare tempi sul giro da prima fila o da riferimento. Annichilendo i più allenati e conoscitori dei piloti in attività. Memorabile fu una sessione prestagionale tenutasi a Sepang; chiunque nel paddock fosse interpellato a riguardo, pronunciò la seguente frase:

Stoner è evidentemente di un altro pianeta. Casey percepisce e trova il limite prima e meglio degli altri piloti, a lui servono due o tre giri per trovarsi al massimo potenziale disponibile. Inoltre, l'australiano ha uno stile spettacolare e redditizio, non sembra che guidi la moto solo nei test. Il suo ritiro è una cattiva notizia per il campionato e, allo stesso tempo, buona per gli avversari

Il ritiro - prematuro - come mai? Stoner lasciò l'Australia quando era un bambino e già laggiù iniziò a correre prestissimo. Trasferimenti, vita da nomade, sacrifici, rinunce, lontananza. Vittorie e soldi, certo, ma per uno come lui quelli erano aspetti "relativi". Stoner voleva fare del proprio meglio, ringraziando e sdebitandosi con la famiglia e nei confronti di chi lo aveva aiutato. Del sistema e nel sistema non ne voleva più sapere e voleva uscirne, al più presto. Un'altra differenza con Marc, al quale l'ambiente piace, eccome.

Il rischio calcolato ed il calcolo rischioso

Gas pieno, testa dietro al cupolino e punto di staccata. Casey e Marc arrivano a frenare sotto - magari oggi Marquez un po' meno rispetto al passato - violentando la leva che controlla i due dischi anteriori. La gomma davanti, anziché collassare, si intraversa, proprio come quella posteriore che, nel frattempo, non ne vuole sapere di rimanere attaccata all'asfalto. Stoner tocca il suolo con il gomito ogni tanto, giusto quando serve farlo. 

Per Marc, percepire il limite con il braccio è fondamentale. Oltre al ginocchio sensoriale, il catalano adopera braccio, avambraccio, fianco... tutto il corpo! Con la Ducati e sulla Honda, il talento down under appariva sontuoso, elegante, sicuro. Lo spagnolo - stranamente, ma non sempre - dà l'impressione di trovarsi fuori controllo, vicino all'errore. La modalità "cervello spento" per Casey non esisteva, o meglio: anche a giro perso, lui sapeva sempre su quale dose di grip potesse fare affidamento. 

Marquez in azione con la Honda MotoGP
Campione in carica della MotoGP e prossimo all'ottavo titolo in carriera: Marquez è il Re delle due ruote

Il numero 93 - sette titoli in tasca e l'ottavo in arrivo, senza mai la tabella numero 1 - rischia. Siamo convinti che, spesso, nemmeno lui sappia se uscirà indenne da una curva affrontata oltre il limite. Marc gioca con il rischio, questa è la sua perversione. Non ne può fare a meno. Forse, diversamente, si annoierebbe e, come già accaduto, commetterebbe errori banali. La comfort zone? Giammai, nemmeno in accelerazione. Le comodità e le situazioni agiate non piacciono a Marquez e non le apprezzava neppure Stoner, entrambi capaci di derapate e sorpassi imprevedibili. Stoner sarebbe in grado di superare l'attuale Re della MotoGP? Secondo noi sì, ma non possiamo dimostrarvelo. Purtroppo. 

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