Conte, la difesa e i nuovi acquisti: l'Inter consolida le sue certezze

L'impatto del tecnico, unito a quello dei volti nuovi arrivati in estate, è la chiave di svolta per una squadra che ha cambiato marcia. E il mister carica: "Se vogliamo, possiamo".

Inter post derby certezze Conte e nuovi acquisti

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Quanto è bella Milano stamattina. Devono aver pensato questo i tifosi nerazzurri dopo il loro risveglio domenicale. Poche ore prima l'Inter aveva disintegrato il Milan durante novanta minuti nei quali i rossoneri non sono praticamente esistiti. Samir Handanovic, estremo difensore interista, non ha praticamente dovuto operare nemmeno una parata, il che ha certificato come - nonostante la squadra di Antonio Conte fosse a rischio effetto Slavia - i valori in campo fossero decisamente rimarcati. Il tecnico leccese aveva catechizzato il gruppo e, anche dopo il fischio finale di sabato, ha tenuto a ribadire alcuni concetti chiave della sua gestione:

Se vogliamo, possiamo.

Ricalcando il più celebre "Yes, we can" pronunciato da Obama nel famoso discorso presidenziale, il tecnico leccese ha chiesto ai suoi di tenere costantemente la barra dritta, senza deconcentrarsi. All'orizzonte ci sono Lazio, Juventus e Sampdoria oltre al Barcellona, prima di fermarsi per la seconda sosta dedicata alle nazionali. Lì si potrà capire meglio a cosa l'Inter potrà ambire; nel frattempo però la squadra gira, ha trovato dei punti cardine attorno ai quali plasmare un gruppo vincente, al netto di qualche passo falso. D'altronde Beppe Marotta disse dal primo momento che Conte veniva considerato il top player principale, per quella ricostruzione che Steven Zhang ha sempre avuto in mente.

Chi storceva il naso per i suoi recenti successi juventini è stato subito zittito: il mister leccese è un maniaco del controllo, sempre puntuale e preciso nel toccare i tasti giusti a seconda del momento, capace di caricare e motivare un ambiente scarico dal punto di vista mentale. Tutte caratteristiche, queste, da unire alla sua grande inclinazione nello sviluppo di un rapporto profondo con i suoi ragazzi. I calciatori lo adorano e non è difficile capire il perché: Conte è uno da bastone e carota, se ti impegni può gettarsi nel fuoco per difenderti. Se, viceversa, decidi di battere la fiacca, sei fuori. Per informazioni, citofonare Mauro Icardi.

Inter post derby certezze Conte e nuovi acquisti
Antonio Conte e Romelu Lukaku festeggiano dopo il 2-0 segnato dal belga contro il Milan: il tecnico aveva chiesto una grande risposta dopo il pareggio in coppa e l'ha ottenuta, con i nerazzurri che hanno schiantato i rivali cittadini

Inter, il fattore Conte fa la differenza: cosa resta dopo il derby

L'highlight del derby è senza dubbio la sua esultanza al gol di Lukaku, un urlo a pugni uniti prima verso il campo e poi verso la tribuna, prima di essere raggiunto e amorevolmente schiaffeggiato dal suo bisonte d'ebano. I due hanno un legame profondo: non è un mistero che Conte lo avrebbe voluto allenare già ai tempi del Chelsea, ma Abramovich - che Lukaku lo aveva già venduto una volta - gli disse di no, costringendo il tecnico ad accontentarsi di Morata. Da lì cominciarono gli screzi che portarono all'esonero, ma quella è ormai acqua passata.

I suoi giocatori sono "soldati", ai quali chiede "ferocia e sangue agli occhi", tutti termini che nel vocabolario dell'ex manager dei Blues fanno bella mostra dai tempi di Arezzo. Ma Conte è anche sagacia tattica: dopo la brutta prestazione di martedì, ha saputo mettere mano sulla squadra trasformandola completamente. Sembravano due versioni di Inter completamente differenti, nonostante - almeno in origine - il piano partita del Milan pareva anche avere un minimo di senso. Si è sbracciato, si è arrabbiato (soprattutto dopo la serie clamorosa di legni colpiti dai suoi), ha urlato e ha rincuorato i ragazzi dopo ogni errore.

Una macchina in continuo movimento, Conte, un allenatore che vuole proseguire l'ottimo lavoro cominciato nel ritiro di Lugano, durante il quale si era confrontato a più riprese con la società per capire quali strategie fossero le migliori da seguire per provare a riavvicinarsi alla Juventus nel più breve tempo possibile. E ora è lì, che guarda gli altri dall'alto: una posizione provvisoria, certo, ma la priorità - prima ancora di vincere lo Scudetto - è quella di stabilizzare l'Inter in Champions League, in modo di innestare quel circolo economico virtuoso fondamentale per compiere un ulteriore step qualitativo.

Da Lukaku alla premiata ditta Barella - Sensi: l'importanza dei volti nuovi

Ma parliamo di Lukaku, colui che ha segnato 3 gol in 4 partite di Serie A e, durante la stracittadina milanese, si è preso il lusso di sovrastare un ottimo difensore come Romagnoli. Il belga paga, nell'immaginario collettivo, una valutazione molto alta, sulla quale in passato Conte si era già espresso, affermando che per i giocatori in grado di fare la differenza vanno fatti dei sacrifici. In effetti Romelu, con quello stacco imperioso che ha chiuso il derby, è già riuscito a entrare nel cuore dei tifosi nerazzurri. All'uscita da San Siro la sua auto è stata assaltata dai tifosi festanti, presi a manifestargli la totale approvazione per la grande prestazione fornita.

E dire che la partita non avrebbe nemmeno dovuto giocarla per colpa di un problema alla schiena, la stessa che gli ha però permesso di staccare fino al cielo per insaccare uno dei gol più belli di questo inizio stagione. La palla del 2-0 gliel'ha consegnata sulla testa Nicolò Barella, uno che già con lo Slavia era stato provvidenziale pur entrando a partita in corso. Il suo gol al volo gli ha permesso di impattare una partita stregata e ricandidarsi per un posto da titolare, ridatogli senza troppi problemi da un Conte che, adesso, dovrà pensarci bene prima di escluderlo di nuovo.

Barella ha cominciato a imporsi: corre e lotta per tutti, aiutando la squadra ad alleggerire la pressione su Brozovic quando il croato porta palla. Lo stesso si può dire di Stefano Sensi, un centrocampista maturato a tal punto che il salto dal Sassuolo è sembrato assorbito fin dal principio. L'ex Cesena è una sorta di piano B in impostazione, il secondo violino di Brozovic, abile però anche a giostrare tra le linee, posizione che lo porta a pungere di più dal punto di vista offensivo (vedasi gol in inserimento con l'Udinese). Il resto lo sta facendo una difesa imperforabile: sono solo 4 i gol subiti da Handanovic in queste prime quattro partite, nelle quali il trio composto da Godin, de Vrij e Skriniar non ha praticamente concesso nulla.

Sull'uruguayano molti avevano dei dubbi legati principalmente al fattore anagrafico, invece l'innesto del Flaco ha portato leadership, esperienza e gerarchia. La difesa a tre era una novità, ma per ora sta funzionando molto bene. Inoltre, Conte adesso può contare su una vasta serie di alternative decisamente rinfrancate dalla sua cura: D'Ambrosio è un'ottima soluzione come centrale di destra, Gagliardini e Vecino possono giocarsi un posto in mediana a livello di rotazioni e, soprattutto, davanti si aspetta l'entrata a pieno regime di Alexis Sanchez. Il cileno non è ancora pronto ma già affila le lame per mettersi in competizione con Lautaro Martinez. Una concorrenza sana, di quelle che piacciono al mister, per un'Inter ancora tutta da scoprire.

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