Da erede di Ronaldo a oggetto misterioso: Anderson si ritira a 31 anni

Ad annunciarlo è l'Adanaspor, club nel quale era approdato pochi mesi fa. Alla base di questa decisione i troppi infortuni patiti negli ultimi anni.

Anderson annuncia il ritiro dal calcio

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La retorica e la mistica che avvolgono il Sudamerica da tempi immemorabili portano spesso a una narrazione epica del calcio giocato nel subcontinente. Come spesso capita in questi casi, il contesto diviene un ricettacolo di paragoni, con giocatori che vengono ripetutamente investiti del titolo di "erede di" alla minima prova capace di smuovere le fantasie. Anderson Luis de Abreu Oliveira ne è un esempio lampante: esploso precocemente quando ancora doveva compiere la maggiore età, si è ritrovato catapultato troppo presto nella dimensione europea, costruendo attorno a sé un livello di hype e aspettative che poi non è riuscito a mantenere.

Questo perché, di fatto, non ne ha mai avuto il tempo. Ecco, ora le sue occasioni sono finite per sempre: all'età di 31 anni Anderson ha detto basta. Lo ha fatto a testa bassa e tra l'indifferenza generale, dopo un lungo girovagare che lo ha portato a toccare anche alcune tappe di prestigio durante i suoi spostamenti nel Vecchio Continente. Attualmente il brasiliano era in forza al club turco dell'Adana Demispor, dove era approdato solo sei mesi fa. L'inizio di stagione sotto tono, causa problemi fisici, ha portato il giocatore a prendere l'amara decisione. Già, gli infortuni, quelli sì che sono stati decisivi.

La sua carriera è costellata di stop, molti dei quali arrivati nel momento in cui sembrava che finalmente la sua occasione per emergere definitivamente fosse arrivata. E invece no: l'Adanaspor, tramite un comunicato, ha fatto sapere che Anderson rimarrà in società con un ruolo importante, visto che curerà le relazioni con l'estero. Il giocatore si è ridotto l'ingaggio e gli verrà riservato il giusto tributo con una partita di addio, prevista per il 12 ottobre contro il Besiktas.

Anderson annuncia il ritiro dal calcio
Anderson Luis de Abreu, più semplicemente noto come Anderson, ha annunciato l'addio al calcio a soli 31 anni: il brasiliano ha giocato con Gremio, Porto, Manchester United, Fiorentina e Internacional, prima di terminare la carriera nella seconda divisione turca

La storia di Anderson, promessa mancata del calcio brasiliano

Ragazzo prodigio, si diceva. Anderson, originario di Porto Alegre, è cresciuto nell'Escolinha Desportiva Mont'Serrat, uno dei centri di formazione più importanti dell'intero Brasile. Figlio di un'operaio e di una casalinga, la sua ascesa è molto simile a quella di tanti ragazzi provenienti da quelle latitudini. Scuola al mattino, calcio in strada al pomeriggio fino a notte inoltrata. La qualità c'è, ma serve qualcuno che sappia modellarla in maniera ordinata e fruttuosa. Il Gremio lo nota durante un torneo e decide di non farselo scappare: a 16 anni Anderson è già in prima squadra e scala le gerarchie, firmando addirittura il suo primo contratto professionale che lo porta a prendere 400mila reais a stagione.

In Brasile il suo nome gira già in ogni dove: Globo Esporte, uno dei siti sportivi più influenti del paese, gli dedica uno speciale e lo inserisce nella lista delle promesse pronte a conquistare il mondo degli anni a venire. Una previsione ottimistica, visto quello che accadrà. Quando il Gremio lo chiama in sede per comunicargli l'aumento di ingaggio, a casa è festa grande: finalmente, dopo anni di sacrifici, si può cominciare a vivere più serenamente. In quella stagione Anderson, fresco 17enne, mette insieme 6 presenze che però non servono per evitare la retrocessione in B dell'Imortal.

La discesa agli inferi è un dramma: il Gremio, ultimo, getta la spugna con un mese di anticipo e la torcida, dopo la sconfitta casalinga contro l'Atletico-MG, aspetta i suoi beniamini fuori dallo stadio facendoli oggetto di una fittissima sassaiola. Ma la Serie B per Anderson è un'occasione, un'opportunità sfruttata alla grande: i gauchos ci mettono solo un anno a risalire e monetizzano subito la cessione del loro gioiellino, acquistato dal Porto. In Portogallo però Andershow, soprannome coniato ai tempi dei suoi esordi con il club di Porto Alegre, si ferma solo una stagione, giusto il tempo per stregare Sir Alex Ferguson durante un'amichevole estiva.

La parentesi al Manchester United prima del declino

Il 2007 è l'anno del grande salto: Ferguson lo acquista dal Porto per quasi 32 milioni di euro, trasformandolo in uno degli innesti più cari della fin lì centenaria storia dei Red Devils. Anderson arriva con l'etichetta di "nuovo Ronaldo", perché a livello tattico - nonostante gli anni lo abbiano portato a giocare decisamente più all'interno del campo - il baby prodigio verdeoro nasce come esterno destro. È proprio lo scozzese a cambiargli decisamente il ruolo: dopo una prima annata di apprendistato, le magagne fisiche di Scholes portano Sir Alex ad accentrarlo per esigenza.

La sua escalation tocca il picco massimo nel 2010, quando rinnova per altri 5 anni con il Manchester United nonostante sia appena rientrato da un brutto infortunio ai legamenti. In realtà quel ginocchio non gli darà più pace, segnandone la seconda parte di una carriera destinata al precoce tramonto. Nel lustro successivo Anderson mette insieme un totale di 62 presenze, otto delle quali con la Fiorentina nel 2014. Il suo passaggio in viola rimarrà, nella mente dei tifosi toscani, come quello di uno dei peggiori acquisti di sempre.

Non resta quindi che cercare una svolta: il suo agente vuole riportarlo in Brasile ma il Gremio dice no. Ecco che allora Anderson fa una scelta molto discutibile, firmando un biennale con gli odiati rivali dell'Internacional: i tifosi dell'Imortal non la prendono benissimo e, al primo derby, seppelliscono di insulti lui e gran parte della sua famiglia, ma in realtà c'è poco da infierire su un giocatore che ha già virtualmente terminato il suo percorso professionale.

L'ultima rete in carriera la segna al Coritiba, squadra con la quale giocherà nel 2017 prima di firmare con l'Adanaspor. Il resto è storia recente: resta solo da capire se davvero quel ragazzo con le treccine, portate come tributo al suo idolo Jay-Z, avrebbe potuto veramente essere il craque di cui si parlava ai tempi del suo esordio o se, com'è probabile, Anderson non sia stato altro che l'ennesimo "what if" prodotto dal calcio sudamericano. Ma, in ogni caso, non ha più importanza.

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