Il migliore attaccante della squadra peggiore del mondo

Tra il 1980 e il 1984 l'Íbis Sport Club è entrato nel Guinnes dei primati con un record decisamente poco invidiabile. Idolo incontrastato di quella squadra era l'attaccante Mauro Shampoo: 1 solo gol in carriera. Forse nemmeno quello.

Un pallone da calcio sgonfio

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Il senso di appartenenza è uno dei bisogni primari dell’essere umano. Sentirsi inclusi in un gruppo, avere la percezione di essere accettati e tollerati nonostante le differenze, sapere di non essere soli. Questi elementi sono considerati, per molti, fondamentali per riuscire a vivere bene nella società, nella vita di tutti i giorni così come nei piccoli gruppi sociali dei quali facciamo parte, dalla religione al credo politico. E al calcio, nel quale questo senso di appartenenza si è sempre manifestato nei confronti di un oggetto specifico: la maglia.

I club, oggi più che mai, hanno saputo apprendere dalle regole del marketing per fidelizzare i tifosi, portandoli a identificarsi non solo con i colori, ma anche con ciò che rappresentano, un concetto spesso sintetizzato in una sola frase.

‘Il club più titolato al mondo’ recitava per esempio una scritta all’altezza del cuore impressa sulla maglia del Milan dopo la vittoria dell’Intercontinentale del 2007. La squadra, e tutto ciò che le gravita intorno, diventa una tribù e, come dice Desmond Morris nel suo La tribù del calcio’:

[lo stemma della squadra] assume il ruolo di oggetto totemico, che deve essere rispettato, protetto e mostrato […], e posizionato sul petto trasmette ai fedeli della tribù il messaggio che il cuore dell’individuo appartiene alla squadra.

Lo stesso concetto trasmesso da ‘A club like no other’ del Celtic, ‘Ici c’est Paris’ del PSG o il ‘Més que un club’ del Barcellona. Poche parole che risaltano l’appartenenza, l’orgoglio, la forza che permette di sentirsi parte di una sola famiglia, una sola tribù.

E poi c'è l'Íbis Sport Club...

C’è un’altra squadra, decisamente poco conosciuta alle nostre latitudini, che ha utilizzato questo concetto in un modo forse poco consono, ma comunque di grande impatto. È l’Íbis Sport Club, squadra della città brasiliana Paulista, che dalla metà degli anni Ottanta ha ricamato sotto il suo stemma (un ibis stilizzato) la scritta ‘Pior time do mundo’, ovvero la peggiore squadra del mondo. Un risultato del quale vanno ancora estremamente fieri.

L’Íbis attualmente milita nella Série A2 del Campeonato Pernambucano de Futebol, che sarebbe la serie B del campionato dello stato del Pernambuco, del quale “vanta” tra l’altro il record di maggior numero di partecipazioni, ventuno. La squadra di Paulista preferisce però fregiarsi di un altro titolo, riconosciuto anche dal Guinness World Record, ovvero quello di ‘worst club in the world’.

Tra il 1980 e il 1984 la squadra ha giocato 55 partite senza vincerne neanche una. 48 sconfitte e 7 pareggi per la bellezza di 3 anni e 11 mesi senza vittorie. I lungimiranti cartolas della squadra pensarono bene di mettere in risalto questo record, portando l’Íbis agli onori delle cronache internazionali. E una grossa mano gliela diede un giocatore acquistato nel 1981, il numero 10 che sarebbe diventato l’idolo della tifoseria e il giocatore simbolo della squadra più scarsa del mondo: Mauro Texeira Thorpe, meglio conosciuto come Mauro Shampoo.

L'idolo della squadra peggiore del mondo

Mauro è nato a Recife il 20 novembre del 1956 da una famiglia tanto povera quanto numerosa. Quattordici figli. Sin da piccolo ha lavorato sulla spiaggia di Boa Viagem, prima vendendo dolci, poi come lustrascarpe. E nel frattempo, con solo un paio di pantaloncini indosso, giocava a calcio sulla sabbia con altri ragazzi di strada. Ha fatto in tempo anche a diventare parrucchiere prima di entrare nelle giovanili del Náutico. Ci resta cinque anni, mantenendosi rasando barbe e tagliando capelli, ma il contratto non arrivava. Era un periodo terribile per Mauro, che lo ricorda così:

Devo molto al calcio e all'Ibis. Sono diventato molto famoso quando sono andato a giocare con la numero 10 peggiore al mondo. Per me è molto gratificante. Era un regalo di Dio. Ho avuto un'ottima base al Náutico, ho giocato lì per cinque anni e poi sono stato mandato via. Ed è stato sempre molto difficile, non avevo neanche i soldi per l'autobus. 

E così è passato al Vovozinhas, che oggi si chiama Manchete FC, sempre a Racife, diventando anche vice-campione della Taça de Bronze, equivalente dell’attuale serie C brasiliana, nel 1981. Ma in squadra Shampoo (che aveva preso questo soprannome sia per il mestiere di parrucchiere che per la sua folta chioma) aveva poco spazio. Ed ecco il passaggio all’Íbis, dove rimarrà per dieci anni, diventandone il principale attaccante.

L'incredibile record del mancino di Recife è di cinquantacinque partite e un solo gol. Nella partita persa 8-1 contro il Ferroviário do Recife. Dopo il gol ha dichiarato di aver realizzato il suo sogno più grande. Ma ancora oggi c’è chi non gli crede:

Ho segnato solo un gol nella mia carriera, eppure dicono che era autogol. Il portiere ha respinto e la palla è caduta all’altezza del dischetto. Ho segnato, ho corso per tutto lo stadio. Lo stadio era pieno… pieno di spazio vuoto. Non c’era nessuno. Abbiamo perso 8-1, ma ho fatto un grande gol. Non ci sono registrazioni, quindi dicono che era autogol. Fa male al cuore. È il gol della mia vita.

In quegli anni tutti i grandi club di Recife hanno sconfitto il Pássaro Preto (passero nero, soprannome della squadra) con ampio vantaggio. Nel 1978 è arrivata la sconfitta più pesante nella storia della squadra, eguagliata nel 1984: un doppio 13-0. Responsabile di questa crudeltà, in entrambe le occasioni, è stata l’impietosa Santa Cruz.

Giocatore, parrucchiere e uomo

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, tra il 1990 e il 1991, Mauro Shampoo ha aperto il proprio salone di parrucchiere sulla "sua" spiaggia, quella di Boa Viagem, dove ha iniziato a tirare i primi calci a un pallone. È diventato una delle principali attrazioni turistiche della città, anche grazie a un documentario sulla sua vita (visionabile interamente su YouTube) dal titolo ‘Mauro Shampoo - Jogador, Cabeleireiro e Homem’, trasmesso da Canal Brasil. Il titolo deriva dalla frase che il cannoniere usa quando risponde al telefono del suo negozio:

Giocatore dell’Ibis, parrucchiere e uomo. L’unico del Brasile. Mauro Shampoo ai suoi ordini.

Anche dopo il suo ritiro, l’Íbis ha continuato a collezionare disfatte. La squadra ha la sconfitta così radicata nel proprio DNA che, da una ricerca del 2005, si è scoperto che in 1.064 partite i rossoneri hanno vinto solo 137 partite, pareggiato 145 volte e perso in 782 occasioni. I tifosi la vivono ormai con filosofia e hanno imparato a godere delle piccole vittorie, così come delle piccole sconfitte. Ad ogni modo orgogliosi dei loro record e del loro incredibile cannoniere.

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