Superliga, Gimnasia sconfitto 2-1 in casa: esordio amaro per Maradona

Lobo generoso e sfortunato, prima in chiaroscuro per il Diez in quel di La Plata. Al Bosque passa il Racing: decisivi un autogol e la zampata di Zaracho.

Maradona e la prima con il Gimnasia

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Al termine di una settimana piena di proclami e celebrazioni, era arrivato il momento di fare sul serio. C'era parecchia attesa per vedere la prima in Superliga di Diego Maradona sulla panchina del Gimnasia. Per l'occasione, il Bosque di La Plata è andato esaurito in ogni settore, ma lo spettacolo offerto non è stato in linea con le aspettative visto che, seppure dopo una prestazione generosa, il Lobo ha perso 2-1 rimanendo inchiodato così al fondo della classifica.

A risolvere la partita in favore dell'Academia ci hanno pensato un autogol e il tocco sotto misura di Zaracho a inizio ripresa, arrivato 120 secondi dopo il momentaneo - e meritato - pareggio di Matias Garcia. Le telecamere però erano tutte per il nuovo tecnico del Gimnasia, al quale l'emittente TNT ha dedicato anche una cam personale che lo ha tenuto sott'occhio durante tutto l'arco del match.

Diego ha urlato, protestato, esultato, saltato e aizzato un popolo che, in pochi giorni, è già caduto ai suoi piedi. Ha salutato avversari e chiacchierato per diversi minuti con Coudet, collega e grande estimatore del Diez a tal punto che, in settimana, l'allenatore del Racing si era detto emozionato per essere colui che avrebbe battezzato il ritorno a casa di un mostro sacro del calcio argentino.

Maradona esordio con il Gimnasia La Plata
Diego Maradona prima dell'inizio del match contro il Racing: il neoallenatore del Gimnasia La Plata è stato accolto da uno stadio tutto esaurito

Superliga, com'è andata la prima di Maradona con il Gimnasia La Plata

Per la prima con il Lobo Maradona sceglie di giocarsela con una formazione accorta e ragionata. Per questo il Diez decide di mandare in campo un 4-4-2 abbastanza ordinato e organizzato, nel quale gli equilibri vengono garantiti principalmente dall'asse centrale della squadra, un nucleo costituito dal portiere Alexis Arias, dal centrale Torsiglieri e da una coppia di centrocampisti centrali che abbinano dinamismo e fisico come Mussis e Ayala. Il problema è il solito, ovvero quello con il quale si era già scontrato Pedro Troglio: al Gimnasia manca qualità in ogni settore. La squadra produce poco e non segna quasi mai, come testimoniano il peggiore attacco del campionato e il misero punto raccolto nelle prime cinque partite.

Per contro c'è un Racing che fa il minimo indispensabile, schierato con il solito 4-1-3-2 nel quale i trequartisti hanno un ruolo fondamentale per scombinare i piani avversari tra le linee. In effetti, senza nemmeno accellerare, è l'Academia a fare la partita: nei primi venti minuti il Lobo non si vede mai nella metà campo avversaria, mentre il Racing sfiora il vantaggio in un paio di occasioni con Donatti e Lisandro Lopez. Poi, verso la mezz'ora, i padroni di casa si scuotono trovando due situazioni molto interessanti da calcio piazzato. Prima è Ayala a impegnare il cileno Gabriel Arias con un calcio di punizione maligno, poi Morales - di testa - fallisce la palla del vantaggio da distanza ravvicinata.

Maradona intanto segue la partita in piedi, incitando i suoi senza sosta e consultandosi con il suo secondo Mendez, il primo ad accoglierlo a braccia aperte dopo la nomina di qualche giorno fa. Come spesso accade però l'episodio che cambia una partita è dietro l'angolo. E, sfortunatamente, va ancora una volta contro il Lobo: il protagonista è ancora una volta il portiere di casa, che blocca male un pallone innocuo portandoselo dentro la linea di porta. Il gol del vantaggio di Diego Gonzalez ammutolisce il Bosque e la Banda de Fierro, la frangia più calda del tifo platense, ma non il Pibe de Oro che, al fischio finale della prima frazione, viene ripreso dalle telecamere mentre saluta Coudet e si fa un segno della croce.

Botta e risposta nella ripresa, ma alla fine passa il Racing

La fede non manca mai, ma anche un minimo di attenzione difensiva in più non guasterebbe. La ripresa si apre su ritmi molto alti, con il Racing che sfiora il raddoppio con Cvitanich (palla sulla traversa dopo un contropiede partito da un corner per il Lobo) e il Gimnasia fortunato a trovare il pareggio sul ribaltamento di fronte grazie alla zuccata di Garcia. Il Bosque esulta e Maradona alza i pugni alla tribuna, ma una manciata di secondi dopo Zaracho ristabilisce le distanze con una specialità della casa: inserimento nello spazio su tiro da fuori area e zampata vincente che sentenzia Arias, 1-2 e palla al centro.

Il Diez è impietrito, confabula con la panchina e comincia a cambiare qualcosa. La prima sostituzione ovviamente va a toccare il reparto offensivo, visto che in campo ci entra Claudio Spinelli, frizzante esterno ex Genoa e sosia di Caniggia. Dopo pochi istanti è proprio lui ad avere la palla del pari sulla testa, ma la sua deviazione finisce di poco a lato facendo perdere la pazienza a un Maradona visibilmente alterato. Emozioni forti, che mancavano da troppo tempo, come per esempio la traversa scheggiata da Mussis che fa urlare al gol tutto il Bosque. Poi, all'ennesimo fallo contro, partono una serie di "qué cobra" ("che cosa fischi?") che costringono l'arbitro ad avvicinarsi alla panchina.

I minuti passano e il cronometro inesorabilmente scandisce la prima sconfitta ufficiale di Diego, ufficializzata dal gol clamoroso divoratosi da Garcia nel recupero. Per il club è il quinto in sei partite, il che fa del Gimnasia la più seria candidata alla retrocessione in Primera B Nacional. Servirà una sterzata dal punto di vista mentale e qualche innesto funzionale per andare a tappare le falle di una sessione di mercato, quella invernale, condotta in maniera decisamente approssimativa. D'altronde le casse sono vuote e i sogni non sempre si possono avverare. Nemmeno se per la panchina hai chiamato l'uomo dei miracoli.

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