Olimpiadi, Malagò e le lettere al CIO: "Atto dovuto e inevitabile"

Il presidente del CONI al centro delle polemiche: schierato contro la legge sullo sport approvata in agosto dal Governo avrebbe per questo chiesto l'esclusione dell'Italia da Tokyo 2020 e la revoca di Milano-Cortina 2026.

Il presidente del CONI Giovanni Malagò

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È polemica intorno al numero uno del CONI Giovanni Malagò, che secondo Repubblica avrebbe reagito alla legge delega sullo sport approvata dal Governo a inizio agosto nel modo più duro, e cioè dettando al Comitato Olimpico Internazionale le lettere in cui quest'ultimo minacciava una punizione esemplare per l'Italia: l'esclusione dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 - in cui soltanto gli atleti qualificati nelle discipline individuali potrebbero presentarsi come indipendenti - e la revoca dei giochi invernali assegnati a Milano-Cortina per il 2026.

Le missive erano state annunciate e spedite all'indomani dell'approvazione, con 154 si, 54 no e 52 astenuti, della legge delega sullo sport firmata dal sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti. Una riforma che secondo il CONI intaccava l'autonomia dello stesso e contro cui si era apertamente schierato il presidente Malagò, evocando possibili conseguenze che poi puntualmente sono state prospettate dal CIO. 

Logico, secondo Repubblica, dato che mentre da una parte Malagò avvertiva il Senato dei problemi che si sarebbero verificati con il Comitato Olimpico Internazionale dall'altra contattava lo stesso invocando le sanzioni che lui stesso aveva prospettato. Due lettere - inviate al numero uno del CIO Thomas Bach e al responsabile per le relazioni con i comitati nazionali James Macleod - in cui pur di spuntarla su una legge ritenuta ingiusta il numero uno del CONI non avrebbe esitato a danneggiare lo sport italiano.

Giovanni Malagò con il comitato di Milano-Cortina 2026
Secondo il CIO la legge firmata da Giorgetti non rispetta alcuni punti della Carta Olimpica: se non modificata potrebbe costare all'Italia anche le Olimpiadi Invernali del 2026 assegnate a Milano-Cortina.

Olimpiadi, scontro sulle lettere di Malagò che si difende: "Atto dovuto"

Le lettere, svelate da Repubblica, hanno ovviamente fatto molto discutere all'interno del mondo dello sport italiano. Secondo il presidente della Federazione Ciclistica Italiana Renato Di Rocco sono "curiose", ma vanno valutate insieme ai momenti di diplomazia internazionale di cui non è aggiornato e comunque dovrebbe prevalere la necessità di lavorare tutti insieme. Decisamente meno moderato Angelo Binaghi, numero uno della Federazione Italiana Tennis che ha definito il contenuto delle missive sconvolgente e sottolineato l'inoperosità del CONI nel corso degli ultimi sei anni.

A Binaghi ha risposto lo stesso Malagò, che ha sottolineato come certe affermazioni non saranno più tollerate e il fato che lo stesso presidente di Federtennis abbia votato e lavorato per anni con i membri del CONI Servizi senza mai lamentarsi del loro operato. Dalla parte del presidente del CONI anche l'ex presidente Franco Carraro, oggi membro del CIO che afferma di aver letto con attenzione le lettere e di non aver riscontrato alcuna richiesta di punizione per l'Italia.

Malagò ha voluto poi rispondere a tutti quelli che lo hanno criticato - compreso il numero uno della Federnuoto Paolo Barelli, che ha definito la questione imbarazzante invitando il diretto interessato a chiarire se la cosa corrisponda al lavoro - affermando quanto sostenuto anche da Franco Chimenti, che ha parlato di un "atto dovuto".

Devo essere sincero, non capisco perché tanto clamore. Sono un membro CIO e sarei stato gravemente sanzionato se non avessi evidenziato situazioni che sono sotto gli occhi di tutti e che era doveroso e indispensabile sottolineare. Alcuni temi vanno modificati o riscritti perché non sono in sintonia con la Carta Olimpica. Io ho difeso e continuo a difendere il CONI.

Parole a cui fanno eco quelle di un altro ex presidente CONI, Mario Pescante, oggi membro onorario del CIO.

La legge varata dal Governo non rispetta in alcuni punti la Carta Olimpica, situazione aggravata dalla presenza di un super manager che è partito come tutti sappiamo. Malagò aveva il dovere, in quanto membro del CIO, di segnalare i cambiamenti e le novità che avrebbero potuto violare la Carta Olimpica. Ma non ha mai chiesto nelle sue lettere, che ho visionato, sanzioni per l'Italia.

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