Napoli, Koulibaly: "Scudetto? Si può. Ma voglio battere il razzismo"

Il difensore azzurro contro le discriminazioni: "Lo diceva Martin Luther King: non possiamo più aspettare". E sul futuro: "Siamo maturi per vincere il campionato".

Koulibaly lotta al razzismo e Scudetto col NApoli

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Durante l’ultima Coppa d’Africa un quotidiano sportivo senegalese, alla vigilia della finale che i Leoni della Teranga avrebbero dovuto giocare contro l’Algeria, ha pubblicato un approfondimento su Kalidou Koulibaly, definendolo non solo un calciatore ma soprattutto un atleta a 360 gradi. In effetti, quando si pensa al gigante d’ebano del Napoli, non vengono in mente solo le chiusure difensive sempre perfette o la leadership che ha aiutato, in questi anni, la compagine partenopea a sedersi stabilmente al tavolo delle grandi d’Europa.

No, Koulibaly è un simbolo, sia per la sua gente che per i napoletani. Se per le strade di Dakar si contende il primato di magliette indossate dai bambini al pari dell’altra stella senegalese Sadio Mané, nella città più variopinta d’Italia si è integrato alla grande. Nonostante ciò, il Bel Paese non è stato sempre bello: come testimoniano gli ultimi episodi, il rigurgito razzista è ancora molto, troppo presente negli stadi italiani. E Kalidou lo sa bene: prima l’Olimpico, poi San Siro durante un Inter – Napoli che ha portato il 28enne nato in Francia a fermare il gioco per rivolgersi all’arbitro, chiedendo se fosse il caso di andare avanti:

La ferita dell'Olimpico fece in fretta a rimarginarsi, ma quella di Milano fu uno schiaffo: come può una città così cosmopolita avere un atteggiamento del genere? Non riuscii a capire e ci rimasi male, come succede ogni volta in cui capita a me o qualcun altro.

Con queste parole si apre la lunga e toccante chiacchierata tra il centrale napoletano e il Corriere dello Sport. Un'intervista che parla del presente e del futuro di un Koulibaly molto impegnato a far sì che le cose cambino anche fuori dal campo. Per questo si è trasformato in un uomo social e le sue campagne sono sempre più virali: parlare del problema è il primo modo per affrontarlo e provare a risolverlo. Seguendo, perché no, gli insegnamenti di Martin Luther King, colui che ha ispirato la battaglia di Kalidou.

Koulibaly Napoli lotta al razzismo e Scudetto
Mauro Icardi solidarizza con Kalidou Koulibaly durante l'ultimo Inter - Napoli giocato a San Siro, dove il senegalese è stato fatto oggetto di cori discriminatori

Koulibaly, l'oro di Napoli: "Mio figlio vivrà in due mondi. E vinciamo lo Scudetto..."

Razzismo, si diceva. Un piaga reale che non può essere affatto minimizzata, a prescindere da chi ne viene fatto bersaglio. Lo sanno bene a Napoli, dove in ogni trasferta i cori discriminatori la fanno ormai da padrone:

La discriminazione non viene fatta solo per il colore della pelle. Per esempio, Mihajlovic viene insultato per le origini, idem Insigne. Spesso ho provato a tranquillizzare Lorenzo dicendogli che passerà, ma ho sbagliato: passerà solo se ci opporremo. Offenderlo per le sue origine significa prendersela con l'Italia intera, visto che lui ne è un patrimonio.

Per dare un segnale forte, dopo quel tristemente famoso Inter - Napoli Koulibaly ribadì il suo orgoglio nell'avere la pelle nera:

E guai se non fosse così, perché significherebbe rinnegare gli insegnamenti della mia famiglia e non poterli trasmettere ai miei figli. Il mio vivrà due mondi, li conoscerà e li apprezzerà senza fare distinzioni. Io non posso sentirmi straniero, qua, e il discorso vale per chiunque altro, per chiunque sia vittima di queste idiozie. Si nasce buoni, cattivi si diventa.

Poi uno sguardo al presente. A due settimane dalla sfortunata trasferta di Torino, Koulibaly traccia le linee guida stagionali:

Ho fatto un brutto errore ma la gente non me l'ha fatto pesare. Questa città non ti tollera, ti ama. Ricordo bene quel 22 aprile e il gol alla Juventus: ho sentito tremare tutta Napoli. Sono arrivato per caso: un giorno mi chiama Benitez e mi chiede un incontro. Quando sono arrivato lui aveva già disposto undici bicchieri su un tavolo, pronto a spiegarmi i movimenti che mi avrebbe richiesto in campo. Un matto.

E sulla Champions League:

Emozioni da pelle d'oca. Martedì contro il Liverpool ritrovo Mané: sono stato suo capitano a Metz, ma lui non lo ammetterà mai. Vivo per queste partite, che senso ha rovinarle facendo il verso della scimmia?

Dopo i Reds la squadra di Ancelotti andrà a Genk, un posto speciale per il difensore senegalese:

Anche quella è casa mia. Ricordo ogni passaggio di quella esperienza, ho amici ovunque, sono stato sommerso dalle telefonate. La società lo sa già: per quella sera mi serviranno almeno 100 magliette da regalare.

Obiettivo Scudetto quindi:

So che il Napoli può vincerlo. Io, anzi noi ci crediamo: la sconfitta di Torino non lascia tracce e il campionato è appena cominciato.

Sull'offerta da 100 milioni per lui rifiutata da De Laurentiis: 

Ha fatto male, ora sarebbe più ricco (ride, ndr). Ma ha deciso così perché mi vuole bene. Ne valgo 150? Questa è buona... Il mercato è strano, è fatto così.

Kalidou Koulibaly, se non si fosse ancora capito, parla e agisce da leader, mettendo il gruppo sempre dinanzi agli interessi personali. Un gigante buono, se così si può definire, sempre impegnato nel sociale. Perché non importa se il colore della tua pelle è il bianco, come quello dei bambini di Scampia ai quali ha fatto visita assieme a Ghoulam, o nero. Siamo semplicemente umani. E il calcio, più di ogni altra cosa, ha l'obiettivo di unire tutti.

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