Mondiali 2019: disastro Serbia, distrutta dall'Argentina e Campazzo

Djordjevic e la Serbia falliscono clamorosamente e vengono eliminati da un'Argentina che fa sognare chi la guarda. È processo per Sasha.

Djordjevic viene eliminato dall'Argentina

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Se dovessimo rendere il concetto di fallimento sportivo con una metafora potremmo tranquillamente usare le parole Serbia e mondiali cinesi. È difficile definire in altro modo la spedizione della squadra allenata da Sasha Djordjevic, che dopo i proclami in avvicinamento alla competizione:

Se gli USA ci dovessero incontrare in finale che Dio li salvi.

I bookmakers che li vedevano favoriti anche davanti a Team USA (per certi versi a ragione), avevano come obiettivo minimola finale per provare a giocarsi le chances di titolo con gli Stati Uniti in quello che si sarebbe profilato come il primo showdown in cui i serbi avrebbero avuto per davvero l’un per cento di possibilità in più rispetto ai rivali.

Questo rimarrà il più grosso se della storia recente nelle competizioni mondiali, perché la Serbia è stata schiaffeggiata molto più nella sostanza che nell’effettivo punteggio da un’Argentina che ha dimostrato quanto il cuore, l’organizzazione tattica e la capacità di essere squadra per 40 minuti, valga più di ogni altro aspetto in competizioni come queste. Questi aspetti vengono sublimati poi in partite a eliminazione diretta, quando il tuo avversario è chiaramente favorito per potenza sotto canestro, profondità, talento medio e stelle a disposizione. Come spesso succede però il bello del basket dice che tutto questo può essere soverchiato da tanti aspetti che influiscono in un risultato sportivo, insegnamento che l’Italia dovrebbe prendere a esempio.

Italia che sarà proprio la destinazione di Sasha Djordjevic al rientro dalla Cina, perché ad aspettarlo ci saranno i suoi ex pretoriani Milos Teodosic e Stefan Markovic, una stagione con la Virtus Bologna anche questa dalle grandi aspettative e dai grandi obiettivi, ma che nasconde ancora più insidie rispetto alla spedizione fallimentare appena conclusa con la Serbia. Se alcuni giocatori non hanno reso come avrebbero dovuto, la gestione all’interno dei match importanti del coach ha lasciato ben più di un dubbio.

Quante le colpe di Sasha Djordjevic?

Senza dubbio in questi mondiali 2019 la Serbia arrivava come la squadra più completa e profonda in ogni ruolo, ma nonostante questo non ha saputo far valere i propri punti di forza se non contro squadre evidentemente inferiori, tra cui anche l’italia che ha combattuto e tenuto il campo, ma senza mai dare l’impressione di poter vincere. Per questo motivo le due sconfitte patite contro Spagna e Argentina hanno due nature diverse perché diverse sono le squadre e la loro tipologia di gioco, ma Djordjevic non ha saputo adeguarsi né all’una né all’altra. La Spagna ha giocato più di fioretto, mentre l’Argentina ha messo molta più intensità, ma il comune denominatore è stata una grande pressione sugli esterni per provare a limitare i rifornimenti in post.

A questo il coach non si è mai riuscito ad adattare trovando poche soluzioni tattiche nonostante con l’Argentina abbia dominato a rimbalzo e tirato ben 28 liberi, pagando però una percentuale da tre punti non felice. Si ricordano nitidamente un paio di triple di Lucic prima del parziale decisivo albiceleste completamente libere dall’ala e dall’angolo che avrebbero potuto scrivere un’altra storia, ma se in attacco in qualche modo il talento ha garantito punti, in difesa c’era una singola missione da compiere, ovvero limitare Campazzo nel trovare i compagni. Se Hernandez ha fatto benissimo nella stessa circostanza ingolfando di corpi gli sguardi di Bogdanovic e garantendo rotazioni tanto forsennate quanto efficaci, il pick and roll di Campazzo ha portato 12 assists e tonnellate di canestri facili inaccettabili per una squadra del livello serbo.

Bogdanovic l'ultimo ad abbandonare la contesa
Troppo solo Bogdanovic quando contava

Mondiali 2019: Serbia forte coi deboli e debole coi forti

In questo tipo di competizioni, come la Spagna insegna, non è necessario iniziare con le marce alte, quanto arrivare alla forma migliore quando il destino si decide e se Scariolo sino a qui ha fatto un lavoro mirabile, la Serbia è arrivata con poche idee su come ribaltare una situazione di difficoltà. Nel match contro gli iberici Jokic ha perso la testa per un paio di contatti più che sospetti, ma soffermarsi sugli arbitri ora sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, mentre contro l’Argentina, nel momento in cui è arrivato lo strappo nel quarto periodo, la squadra ha cominciato a giocare con invenzioni individuali di Bjelica che ha forzato troppo e Bogdanovic che ha provato a tenere a galla la nave con il suo incredibile talento finchè ha potuto. Anche lo stesso Jokic non ha mai fatto quel passo in più o quello scivolamento necessario per evitare che Scola o chi per lui potesse impazzare all’interno dell’area.

Come in ogni situazione, a questo livello, il talento è necessario ma non è tutto e sembra ancora difficile da capire come questa squadra possa essere stata eliminata da un’Argentina si commovente e indubbiamente ben allenata, ma pur sempre rappresentata da una rotazione che di degno a questi livelli presentava probabilmente sei giocatori. È il capolavoro di Hernandez, Campazzo, Scola e non solo che hanno meriti infiniti, ma la realtà dice che i demeriti della Serbia sono altrettanto evidenti e questa eliminazione complica anche il viaggio dell’Italia verso il preolimpico con una squadra in più di questa caratura da poter incrociare.

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