UFC: chi può fermare Khabib Nurmagomedov?

Il Diamante Dustin Poirier si è incrinato davanti all'Aquila russa, che ha messo in scena l'ennesima prova di forza. Khabib è ancora campione dei pesi leggeri UFC.

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Khabib Nurmagomedov è il peso leggero più forte in circolazione nello sport delle MMA. Lo ha dimostrato ancora una volta a UFC 242, annichilendo un fighter feroce e completo come Dustin Poirier, ex campione ad interim. La dimostrazione di forza di Nurmagomedov è ormai palese e per certi versi attesa come il sole che sorge. È certa, impossibile da evitare, bella persino nella sua ineluttabilità. 

Dopo il crescendo di dominio sull'intera divisione che l'ha portato a pareggiare la striscia vincente più lunga in questo momento nella divisione, quella dell'ex campione ad interim Tony Ferguson, a quota 12 successi di fila, il match fra Khabib ed il già citato "El Cucuy" pare a questo punto inevitabile. Nel mio immaginario, Dustin Poirier era uno di quei fighter capaci di mettere in difficoltà Khabib, sebbene avessi dato per sicura la vittoria del russo.

Annichilito Poirier nel giro di tre round, il cerchio attorno al campione daghestano, alla sua seconda difesa titolata centrata con successo, si restringe sempre più. Osservando tutti i contendenti nella divisione dei pesi leggeri, stilisticamente mi vengono in mente pochissimi fighter in grado di poter tener testa all'Aquila russa. Khabib vuole rimanere nella divisione al limite delle 155 libbre, non gli interessano superfight con altri campioni, né match fuori dalla categoria, il russo si preoccupa solo di difendere il proprio titolo perché è questo, a suo dire, che definisce un campione.

UFC 242, Khabib imprigiona Poirier nella rear-naked choke definitiva
La rear-naked choke definitiva che consente a Khabib di battere Poirier a UFC 242

28-0: Khabib Nurmagomedov è già leggenda

Un record di imbattibilità più unico che raro a questi livelli, 28 vittorie e nessuna sconfitta. Le ultime 12 vittorie per Khabib sono arrivate in UFC, nella promotion di MMA più importante al mondo. Un dato che gli consente di raggiungere, come si diceva, il record di Tony Ferguson. E nonostante il match più desiderato dagli aficionados sia saltato per ben 4 volte, con colpe condivise, ora più che mai sembra essere il match da fare assolutamente. 

Khabib ormai lo conosciamo bene: grappler fenomenale capace di migliorare in maniera netta la propria fase di striking, atta soprattutto ad accorciare le distanze e portare il match nella propria comfort zone. Sebbene ormai qualunque avversario affronti il russo sappia cosa quest'ultimo vada a proporre all'interno dell'ottagono, nessuno è mai riuscito ad arginare il suo gameplan, cadendo inevitabilmente vittima sotto i suoi colpi agevolati dalle doti da grinder supremo. 
Condizione atletica, polmoni d'acciaio, capacità di assorbire colpi pesanti e tornare nel match (nonostante un mento non propriamente granitico ma che, in sua difesa, si è già scontrato contro alcuni dei più potenti puncher della divisione), volontà ferrea e determinazione che gli consentono di presentarsi ai match ogni volta con diversi miglioramenti. Questo è Khabib Nurmagomedov: l'essenza dell'artista marziale misto completo al giorno d'oggi.

Se vogliamo entrare nel particolare stilistico del russo, mi vengono in mente alcuni passaggi, alcuni perfezionamenti che lo rendono un mostro sacro, che lo elevano ad innovatore. Come se l'era dei Gracie agli albori delle MMA, quindi l'era dei combattenti 1.0, abbia trovato il proprio prosecutore generazionale, il rappresentante dei combattenti 2.0, nel nativo del Daghestan.

La pressione di Khabib

Khabib fa un sapiente uso della pressione, uno dei tanti aspetti che gli hanno permesso di arrivare in cima al mondo. Quando Nurmagomedov riesce ad entrare a contatto col proprio avversario, in clinch o anche in una fase più debole di legata, sembra essere l'inizio della fine per chi gli sta davanti. Nessuno riesce a scrollarselo di dosso, se non per qualche istante, prima di subirne l'inevitabile ritorno. Capace di utilizzare la parete a proprio vantaggio, può contare su un grande equilibrio e su un timing che gli hanno consentito rispettivamente di controllare i suoi avversari e di evitare, ad esempio, le ginocchiate di McGregor o i calci di Edson Barboza. Nurmagomedov riesce ad applicare un tipo di grappling scientifico ed estremamente efficace.

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La testa ed i ganci

Altri aspetti fondamentali del gameplan del daghestano sono l'utilizzo della testa in clinch e i ganci con le gambe.
Nel primo caso, ormai noto, Khabib si abbassa leggermente sulle gambe e spinge con la testa sotto al mento del proprio avversario in modo da controllarne il movimento. Ovunque si giri lo sguardo, il corpo segue. È un principio basilare nelle arti marziali. Khabib grazie al sapiente utilizzo della testa, riesce a controllare quella del proprio avversario, costringendolo ad abbassare il baricentro per non farsi proiettare e allo stesso tempo rendendolo impotente, incapace di usare la propria forza ed il proprio equilibrio contemporaneamente. Chi gli sta davanti, è così inerme. 

Una volta proiettato il proprio avversario, o portato a terra con l'aiuto della parete, da sempre grande alleata di Khabib, il russo comincia inserendo un gancio con la propria gamba sull'avversario generalmente inginocchiato. Il gancio viene dalla gamba esterna rispetto alla parete e gli consente di controllare benissimo l'equilibrio, gestendo l'altro lato con l'aiuto della parete ed ottenendo così il tempo per bilanciare ed inserire poi l'altro gancio. Da lì è back mount, full mount, ground and pound. 

Una discesa negli inferi che tutti conoscono molto bene, ma che nessuno è riuscito ad evitare, e neppure ad arginare.

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Gli avversari

Ad oggi quindi, mi vengono in mente pochissimi fighter capaci di stare davanti a Khabib con chance concrete di batterlo. Superato Poirier, in realtà, penso solo a due atleti nella divisione delle 155 librre. Il primo l'ho menzionato in apertura e non ha bisogno di presentazioni: virtualmente un altro campione, Tony Ferguson è il punto interrogativo più grosso, la sfida più concreta che si possa offrire a Khabib. Dominante tanto quanto il russo seppur in maniera diversa, in lui il concetto di andata e ritorno dagli inferi è estremizzato. Capace di assorbire colpi devastanti e di tornare in scena in maniera spettacolare e decisiva, "El Cucuy" pare davvero l'unico uomo rimasto in piedi dopo il giro di bevute. Il cosiddetto "gonzo", un appellativo che mi è capitato di affibbiare anche all'altro fighter che potrebbe avere qualche chance contro Khabib, di cui pareremo fra poco. 

Il fighter UFC Tony Ferguson
Tony Ferguson, quasi sicuramente sarà lui il prossimo avversario di Khabib

Le caratteristiche che potrebbero rendere letale Ferguson anche al cospetto del dominatore di categoria sono molteplici. Prima di tutto, Tony è dotato di un BJJ davvero pericoloso. È uno studente della 10th Planet Jiu-Jitsu di Eddie Bravo, ha finalizzato parecchi avversari nel suo percorso in UFC tramite sottomissione: Kevin Lee, Edson Barboza, Gleison Tibau (che impegnò Khabib ad inizio carriera in maniera egregia) sono solo alcuni esempi. Dovesse trovare lo spazio giusto, Ferguson potrebbe davvero metter fine al dominio del russo.

In più, Tony è un valido NCWA wrestler ed ha un allungo di ben 194 cm che gli ha consentito di tenere a bada prima e dominare poi fighter completi del calibro di Rafael dos Anjos e striker letali come Barboza e Pettis. Dotato inoltre di estro e varietà nei colpi, di buona precisione e di un ritmo asfissiante, porta su un altro piano qualità proprie anche di Khabib, rendendolo semplicemente l'avversario perfetto per il russo.

Ma Tony Ferguson non è l'unico che, a mio avviso, potrebbe impensierire Khabib. Oltre a lui c'è un fighter che, sebbene abbia perso due degli incontri più importanti della propria carriera in UFC, rimane assolutamente un combattente d'élite dotato di innumerevoli qualità. Il "gonzo" di cui stiamo parlando è Justin Gaethje.

Justin Gaethje e Eddie Alvarez nell'ottagono
Justin Gaethje a UFC 218 contro Eddie Alvarez

Justin Gaethje è stato in passato campione WSOF e si è presentato in UFC con la fama di "uomo più violento in circolazione", visti i suoi match segnati spesso da bagarre fatte di botta e risposta dove lui era sempre l'ultimo a rimanere in piedi. Nelle ultime uscite si è fatto pregare non poco dai suoi fan per tornare ad esporre il suo wrestling da NCAA Division I. Capace di impostare un ritmo molto alto e di variare colpi fra volto e figura, chiudendo le combinazioni con low kick davvero devastanti, il suo repertorio è arricchito da un overhand destro che sembra un masso spedito all'indirizzo del suo avversario.

Dopo le sconfitte subite per mano di Dustin Poirier ed Eddie Alvarez, Gaethje ha ritrovato la bussola mettendo in piedi prestazioni sontuose che gli sono valse due bonus Fight of the Night rispettivamente contro James Vick ed Edson Barboza, messi giù nel corso della prima ripresa. La capacità di gestire il grappling, la grande qualità nei colpi ed il mento granitico rendono Gaethje un fighter pericolosissimo per chiunque nella divisione, e così anche per Khabib. Gli sprawl, il controllo in grappling, la capacità di migliorare la propria posizione potranno essere sufficienti però per contrastare il fighter che è ormai visto come il lottatore più pericoloso della divisione? Ma soprattutto riuscirà Gaethje a scalare le gerarchie fino ad arrivare a Khabib?

Ciò che è parso certo, almeno finora, è che il prossimo sfidante al titolo dei pesi leggeri sarà l'Uomo Nero Tony Ferguson.

E noi non vediamo l'ora.

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