Giuseppe Rossi torna a parlare: "Il doping un incubo, aspetto un'occasione"

L'attaccante, che a 32 anni non si sente ancora un ex e da più di un anno si allena in attesa di una nuova chance nel calcio che conta, torna a parlare della vicenda che lo ha riguardato nel 2018.

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6 maggio 2018: allo stadio Marassi di Genova va in scena Genoa-Fiorentina, gara valida per la 36esima giornata di Serie A che vede la vittoria in rimonta dei viola per 3-2. Tra gli autori dei cinque gol che decidono la sfida spicca il nome di Giuseppe Rossi, un tempo idolo dei toscani che da qualche mese è tornato in campo con il Grifone dopo un lungo stop dovuto all'ennesimo infortunio che ne ha segnato la carriera.

La carriera di quello che sarebbe stato senza ombra di dubbi un vero campione, di quelli capaci di fare la differenza anche ad altissimo livello, se solo non si fosse messa di mezzo la sfortuna: martoriato dagli infortuni, che lo hanno costretto a lunghissimi stop e fatto perdere intere stagioni, Rossi è entrato nella storia come un talento in gran parte inespresso che tuttavia, a 32 anni, non si considera ancora un ex e aspetta di tornare in campo per l'ennesima volta.

Una vera e propria sfida, perché il gol contro la Fiorentina risulta ancora adesso l'ultimo segnato in carriera, la gara contro il Torino due settimane più tardi l'ultima giocata. Nell'immaginario collettivo Giuseppe Rossi, che non scende in campo da più di un anno, è ormai un ex calciatore: una definizione che il diretto interessato non accetta, come ribadisce alla Gazzetta dello Sport confessando di guardare con fiducia al futuro e di essersi ormai definitivamente messo alle spalle l'accusa di doping da cui è stato prosciolto 11 mesi fa.

Giuseppe Rossi durante Fiorentina-Juventus
Nel 2013 Giuseppe Rossi, scatenato, guida la Fiorentina a una clamorosa vittoria in rimonta contro la Juventus segnando una tripletta fondamentale nel 4-2 finale: una delle sue migliori partite in carriera.

Giuseppe Rossi non molla: "Voglio soltanto giocare a calcio"

Un incubo diventato realtà al termine di Benevento-Genoa, gara andata in scena il 12 maggio che al termine aveva visto Rossi sorteggiato per l'antidoping: nel suo sangue erano state trovate tracce di dorzolamide. Una sostanza proibita assunta per sbaglio, molto probabilmente attraverso il cibo, come provato in tribunale a ottobre quando l'attaccante aveva lasciato l'aula con sulle spalle soltanto una nota di biasimo, un invito a prestare più attenzione in futuro.

Troppo tardi per ricominciare: nel corso dell'ultima stagione Giuseppe Rossi è rimasto ai margini del calcio che conta, ma lo ha fatto senza mai sentirsi un ex calciatore e raddoppiando anzi gli sforzi per farsi trovare pronto in attesa di un'eventuale chiamata. Che ancora, dopo un anno, non è arrivata: qualche interesse in Serie B - si parla di Cremonese, Empoli e Frosinone - ma non quella che il diretto interessato ritiene di meritare, sentendosi ancora pronto a dire la sua nel calcio di alto livello. Certo è che l'incubo del doping, l'attesa per il processo che gli ha fatto perdere l'inizio della stagione 2018/2019, nonostante sia alle spalle ha lasciato una certa amarezza in un ragazzo che vuole solo giocare a calcio senza paura di farsi male ancora.

Su quella storia mi sono fatto e mi faccio mille domande, ma ho poche risposte. È stata una storia assurda e scioccante, mi cercavano club importanti e ho perso l'occasione non per colpa mia. Ma adesso non voglio più pensare a quella m***a, voglio soltanto giocare a calcio. Sono bravo a farlo, chiedo ancora una possibilità. Sto bene, mi alleno tutti i giorni anche se non è facile farlo da solo.

Acquistato giovanissimo dal Manchester United, esploso nel Parma in prestito e poi consacratosi al Villarreal, Rossi ha avuto un inizio di carriera da predestinato: 9 gol in sei mesi in Serie A appena ventenne, capocannoniere alle Olimpiadi di Pechino 2008 davanti a colleghi come Messi, Aguero, Ronaldinho e Pato. Nel 2011 l'inizio di un'incredibile serie di infortuni, di cadute alternate da brevi quanto splendide rinascite frustrate ogni volta da un fisico troppo fragile: le gioie nella Fiorentina, l'Italia di cui diventa un punto fermo, una classe sconfinata ripetutamente frenata da un destino cinico e crudele.

Nonostante tutto Giuseppe Rossi è andato avanti, deciso a prendersi una personale rivincita e a mostrare ancora una volta tutto il suo talento: soltanto un lampo nel Genoa, una squadra che comunque era in grande crisi, quindi lo stop per doping e un anno di attesa, di corse solitarie almeno fino allo scorso gennaio, quando è tornato a sentirsi parte di un gruppo allenandosi con il Manchester United di Ole Gunnar Solskjaer. Un'occasione in cui Pepito ha potuto vedere da vicino le due nuove stelle dell'Inter, Romelu Lukaku e Alexis Sanchez.

Romelu l'ho conosciuto, è un ragazzo splendido e con me parlava in italiano. Conte lo ha preso per il curriculum: fa reparto da solo, fa gol in ogni modo, sa fare tutto. Sanchez è forte e questo certo non lo scopro io: quando l'ho visto gli ho ricordato che lui andò al Barcellona grazie a me nel 2011, i blaugrana mi volevano ma il Villarreal rifiutò di cedermi e così optarono per lui. 

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