Fiorentina, Commisso su Montella: "Mi fido di lui. Chiesa? Una bandiera"

Protagonista di un inizio di stagione difficile, il club viola rischia di incassare contro la Juventus il terzo ko consecutivo. Il presidente ribadisce la fiducia nel tecnico e si tiene stretto il suo gioiello.

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Fresco presidente della Fiorentina, arrivato in città carico di entusiasmo e buoni propositi, Rocco Commisso forse non si aspettava un inizio di stagione così difficile. Se la rocambolesca sconfitta incassata a Firenze contro il Napoli poteva essere messa in preventivo, dato lo spessore di quella che da anni è la seconda forza del campionato, quella incassata sette giorni più tardi in casa del Genoa è sembrata un piccolo quanto importante campanello d'allarme.

E adesso arriva la Juventus da otto anni campione d'Italia, la rivale per eccellenza di una tifoseria che nonostante l'inizio stentato non ha perso l'entusiasmo per un presidente che intende ricambiare tanta fiducia e che in parte lo ha dimostrato nei fatti blindando a Firenze Federico Chiesa, a lungo vicino ai bianconeri, e portando in riva all'Arno un campione come Franck Ribery. Commisso si concede ai microfoni di Sky e ribadisce un concetto fondamentale in vista della gara contro gli uomini di Sarri: si fida della squadra allestita dal ds Daniele Pradè e di Vincenzo Montella, allenatore che ha trovato al suo arrivo come eredità dei Della Valle ma che considera a tutti gli effetti parte del progetto.

Nella mia vita ho avuto molto successo a livello imprenditoriale, ho acquistato e assemblato compagnie davvero diverse e ogni volta ho dato fiducia ai dipendenti che erano già presenti al mio arrivo. Voglio fare così anche qui, la mia fiducia nei confronti di Montella è intatta, farà bene se avrà tempo. Contro la Juventus spero di giocarmela, abbiamo bisogno di tempo perché abbiamo tanti giocatori nuovi.

Rocco Commisso con la sciarpa della Fiorentina

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Decisamente diverso da chi lo ha preceduto, Commisso ha spirito imprenditoriale ma anche il gusto per lo spettacolo tipica dell'America in cui è cresciuto, ma la consapevolezza che è necessario stuzzicare la fantasia del pubblico si accompagna a quella che lo porta ad ammettere che servirà pazienza, che per prima cosa lui deve imparare a conoscere un mondo, quello del calcio italiano, che non conosce così bene ma che già lo ha conquistato.

Ho fatto un grande investimento di cui sono contento, per adesso va tutto bene e ringrazio la gente di Firenze, mi sento italiano, mi piace la Serie A. Qui c'è competizione e meritocrazia. Nel 2010 sono stato vicino alla Roma, nel 2016 ho provato a prendere la Fiorentina e alla fine ho preso i New York Cosmos. Proprio a New York, nel 2018, ho incontrato una persona che lavorava per i Della Valle e alla fine ho comprato il club. Che è amore, non affari, anche se qui potremo importare il marketing che c'è negli Stati Uniti, una terra di sogni e opportunità. Ci servono stadio e centro sportivo, ci stiamo lavorando. 

Lo stadio è un punto fondamentale nello sviluppo di un club, la Fiorentina, che punta in alto.

Wembley era il monumento del calcio nel mondo ed è stato tagliato, in Italia c'è questa storia dei monumenti, il Franchi non può essere abbattuto. Il nuovo stadio lo vorrei entro tre anni, lo so che dire una cosa del genere qui è un tabù. 

Chiara anche l'opinione relativa al fair play finanziario.

Credo che sia un limite e allo stesso tempo un vantaggio, non è bello se i miliardari si comprano tutto il calcio ma neanche se le società falliscono. Io credo che uno nuovo come me dovrebbe avere un paio d'anni per mettersi in regola.

Sarà anche appena arrivato, ma Commisso non ha paura di esporsi, non si nasconde. Lo dimostrano l'arrivo di Ribery e la netta presa di posizione contro il razzismo.

In tanti dicono che con la presentazione di Ribery ho fatto "un'americanata", ma io credo che sia importante portare i calciatori in mezzo alla gente. Io sono fatto così, ho salutato anche i tifosi del Genoa l'ultima volta, è il mio modo di fare. Il razzismo è un argomento su cui dirò sempre la mia in modo chiaro, non lo accetto sotto nessuna forma, nella mia vita e nelle mie aziende. Nessuna persona deve essere discriminata, io quando ero giovane lo sono stato: ma poi mi sono applicato e ce l'ho fatto, come voglio che faccia anche la mia Fiorentina.

Alla Juventus Commisso ha negato Federico Chiesa, ma non il rispetto dovuto a una società che è un punto di riferimento per l'intero movimento.

Vorrei tenere Chiesa a lungo, ma ragioniamo mese dopo mese. Sono qui per guardare, imparare e vincere, senza i grandi giocatori non possiamo farlo. Le bandiere vanno tenute, non possiamo crescere i gioielli e poi cederli quando sono buoni. La Juventus è un modello per tutti, guardate quanto valeva 6 o 7 anni fa e quanto vale adesso, una crescita che è arrivata grazie a un brand internazionale e allo stadio di proprietà. La differenza tra noi e loro è straordinaria a livello di ricavi, e in questo senso il calcio va visto come un business: le infrastrutture, lo stadio, il centro sportivo, tutto può aiutare. Lo Scudetto? È un progetto a lungo termine, serve tempo, ma spero di vederlo mentre sono ancora in vita. L'ho detto e lo dirò ancora: ci proveremo, ma dateci tempo.

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