Manchester United, lo spogliatoio sull'addio a Sanchez: "Non è Messi"

La cessione del cileno in prestito all'Inter ha fatto infuriare parte della tifoseria ma non i giocatori dei Red Devils, che ritenevano che il giocatore ricevesse uno stipendio decisamente inadeguato rispetto alle prestazioni fornite.

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Il fatto che Alexis Sanchez possa mostrarsi capace di tornare quello di un tempo, prendersi l'Inter e riprendersi la Serie A, il campionato da dove ebbe inizio la sua scalata all'élite d'Europa, è una scommessa che potrebbe cambiare decisamente le sorti dei nerazzurri guidati da Antonio Conte. Una scommessa decisamente a buon mercato, dato che il cileno prelevato dal Manchester United, pur essendo un'incognita dal punto di vista del rendimento, è arrivato a Milano praticamente a costo zero.

Fuori dal progetto di Solskjaer, caduto in disgrazia dopo 18 mesi in cui non è mai riuscito a mostrare il proprio valore ai Red Devils, Sanchez è stato acquistato dall'Inter nel calciomercato estivo con una formula estremamente conveniente, un prestito secco senza diritto o obbligo di riscatto e che prevede anche la compartecipazione da parte del Manchester United nel pagamento dello stipendio, che supera i 16 milioni di euro all'anno.

Il ricchissimo ingaggio percepito dal cileno è stato a lungo materia di discussione nei pressi dell'Old Trafford, specie dopo un addio che viste le modalità non è stata ben vista da parte della tifoseria, che si è interrogata sull'opportunità di pagare persino parte dello stipendio di un calciatore andato a rinforzare un altro top club europeo. Decisamente di diverso avviso lo spogliatoio, che avrebbe invece accolto più che bene la partenza di Sanchez appoggiando al 100% la decisione della dirigenza di liberarsene a qualsiasi costo.

Alexis Sanchez

Manchester United, spogliatoio contento per la cessione di Sanchez: "Non è Messi"

L'indiscrezione arriva ovviamente dall'Inghilterra ed è raccontata dal Sun, che svela come la stragrande maggioranza dello spogliatoio del Manchester United non ritenesse Sanchez meritevole del ricchissimo ingaggio percepito. Numeri alla mano, impossibile non pensarla così: arrivato nel gennaio 2018 in scadenza di contratto con l'Arsenal, eppure costato 34 milioni di euro più il cartellino di Mkhitaryan, il cileno si era imposto in Premier League con la maglia dei Gunners dopo avere indossato anche quella, prestigiosissima, del Barcellona. 

Un giocatore in grado di fare la differenza, ecco cosa prometteva di essere Sanchez per lo United, a maggior ragione in un momento in cui la squadra guidata allora da José Mourinho faticava tantissimo nell'inseguire la vetta della classifica. Individuato come il rinforzo ideale, il cileno è stato uno dei più grandi flop nella storia del club e il simbolo di un progetto che non è mai davvero riuscito a decollare. In 18 mesi sono arrivati la miseria di 5 gol in 45 partite e una lenta ma costante fuoriuscita dalla formazione titolare, diventata realtà con l'arrivo in panchina di Solskjaer.

Mai davvero in condizione, incapace di ripetere le prestazioni che avevano portato i Red Devils a coprirlo d'oro, Sanchez non ha mai dato l'impressione di essere pronto a prendersi la squadra sulle spalle, come le enormi aspettative che lo circondavano e il ricchissimo ingaggio percepito avrebbero dovuto imporre. Quasi un corpo estraneo nello spogliatoio, non sorprende allora che qualcuno abbia preso più che di buon grado la partenza di un giocatore ritenuto dagli ormai ex compagni sopravvalutato, ampiamente strapagato e immeritevole di un ingaggio riservato solitamente ai veri top player. Concetto che più volte un non meglio identificato calciatore dello United avrebbe riassunto così.

Non era certo Messi, quindi perché pagarlo così tanto?

Inevitabile l'addio, consumatosi nell'ultima sessione di calciomercato e con prezzi da rottamazione. Un affare interessante per l'Inter, vista la spesa minima per una scommessa che se vinta potrà fornire un contributo notevole, ma forse anche per un Manchester United dove l'ingaggio percepito dall'attaccante rischiava di creare malumori importanti. Il cileno, che si è detto pronto a riprendersi presente e futuro in Italia e convinto di tornare quello di un tempo, non si è comunque pentito dell'esperienza.

All'Arsenal ero felice, ma quando il Manchester United mi ha voluto sono stato contento di andarci. Era una squadra che stava investendo molto per vincere e la squadra più vincente d'Inghilterra. Non mi pento di esserci andato ma volevo giocare, ne avevo bisogno, e se loro me lo avessero fatto fare tutto sarebbe andato meglio. 

Per capire chi ha vinto e chi ha perso da questa storia non rimane che aspettare le prossime settimane e fare i conti, come sempre, al termine della stagione.

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