Razzismo, Nicchi a gamba tesa: "Mandiamo i razzisti in galera"

Il presidente dell'AIA chiede provvedimenti esemplari in casi come quello di Lukaku, analoghi a quanto succede negli altri Paesi. Il belga dell'Inter aveva già preso posizione: "Pronto a rispondere agli insulti."

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Arrivato in Italia dopo una lunga trattativa per vestire la maglia dell'Inter, atteso come uno dei sicuri protagonisti della Serie A 2019/2020, Romelu Lukaku non ha tradito le attese andando a segno nelle prime due giornate di campionato e lasciando intravedere quello di cui potrà essere capace in nerazzurro. Uno score degno di nota, un inizio promettente che però è stato messo in secondo piano, avvelenato, dal caso che lo ha travolto nella gara giocata alla Sardegna Arena contro il Cagliari.

Presentatosi sul dischetto per calciare il rigore che ha deciso la sfida in favore della squadra guidata da Antonio Conte, Lukaku è stato raggiunto da numerosi ululati razzisti provenienti dagli spalti, versi di scimmia ben distinguibili dagli abituali fischi riservati ai calciatori avversari. Un episodio vergognoso, che certo non ha dato il benvenuto in Italia a un campione come il belga e che è stato addirittura giustificato dai tifosi della Curva Nord interista: il razzismo per loro è altra cosa, certo non un problema che riguarda il nostro Paese.

Sarà anche vero, ma se il problema del razzismo sembra riguardare invece l'intero mondo del calcio, Italia compresa, sembrano ben diversi i modi in cui questo viene affrontato: i casi che recentemente hanno riguardato Sterling, Pogba e Abraham sono stati affrontati duramente dalla federcalcio inglese e dalle forze dell'ordine, da noi invece la giustizia sportiva e penale sembra andare a rilento mentre servirebbe un deciso giro di vite. Questo è quello che sostiene il presidente dell'Associazione Italiana Arbitri Marcello Nicchi in un'intervista concessa al Corriere dello Sport.

Romelu Lukaku realizza il rigore decisivo contro il Cagliari
Romelu Lukaku trasforma il rigore che vale la vittoria dell'Inter a Cagliari pochi istanti dopo essere stato oggetto di insulti razzisti.

Razzismo, Nicchi chiede il pugno duro: "Ma non spetta a noi arbitri"

Preso atto di una situazione che ormai è intollerabile e non può più essere lasciata correre, il numero uno dell'AIA chiede l'intervento deciso da parte delle istituzioni e sottolinea come questa responsabilità non possa però ricadere sui direttori di gara.

Esistono procedure molto chiare, stabilite dalla FIGC, che vanno applicate come la chiusura di determinati settori dello stadio. Noi arbitri dobbiamo pensare a gestire la gara, ma per sgombrare il campo da ogni equivoco lo dico chiaramente: non è un problema che può essere scaricato sugli arbitri, che per questo motivo non cambieranno atteggiamento in proposito. I nostri arbitri hanno le cuffie, devono seguire la partita, prestare attenzione al VAR, com'è possibile che possano valutare anche quanto succede nelle curve?

Invocare la sospensione delle partite per Nicchi è sbagliato, decisioni del genere andrebbero a creare non pochi problemi di ordine pubblico. Questo non toglie che il fenomeno del razzismo all'interno degli stadi vada affrontato e con il pugno duro.

È un problema che per prima cosa non va sottovalutato: i razzisti vanno individuati immediatamente, bloccati e portati in galera. Sono convinto che servirebbe anche come deterrente. Serve più severità e la nostra categoria lo sa bene, per anni abbiamo subito episodi di violenza e tutto nella completa impunità. Poi, tra denunce e norme in materia penale, molto è stato fatto. Il razzismo è un fenomeno che è stato a lungo sottovalutato anche da un punto di vista culturale, è una questione prima di tutto civile. Sospendere una partita e trasformarla in una questione di ordine pubblico non è una responsabilità che può assumersi l'arbitro. Le regole ci sono: applichiamole.

Quindi ecco quello che dovrebbe accadere in futuro.

Servono provvedimenti esemplari, prendiamo il primo che offende un giocatore di colore e mandiamolo in galera, vediamo cosa succede. Nel Consiglio Federale lavoriamo in sintonia, la FIGC è attiva, il presidente Gravina è uno che dice le cose e poi le fa. È il momento di intervenire.

Dopo Koulibaly, Kean e Matuidi, è toccato a Romelu Lukaku essere bersaglio dell'ultimo episodio di razzismo. Ed è sempre il Corriere dello Sport a ricordare come appena due giorni prima della gara contro il Cagliari, interrogato sul problema, il belga avesse profeticamente preso posizione sulla questione.

L'Inter ha lanciato il BUU - Brothers Universally United - che è una grande cosa e avrà il mio aiuto se lo vorrà. Se dovessi sentire cori razzisti risponderò, anche se sono qui principalmente per aiutare la squadra a vincere. Non credo che un giocatore debba lasciare il campo in caso di insulti del genere, ma deve prendere posizione, il razzismo è qualcosa a cui bisogna rispondere, una questione che va affrontata. Perché il calcio è multiculturale, non discriminare è fondamentale, e se davvero vuoi attirare i migliori calciatori al mondo devono sentirsi benvenuti.

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