Il Re Leone ha smesso di ruggire: Samuel Eto'o dà l'addio al calcio

Il 38enne camerunense ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Nato per correre, ha vinto e dato tutto per il suo paese: "Vivo in Europa, ma dormo in Africa".

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Il Re Leone non ruggisce più. No, non stiamo parlando del recente live action cinematografico sfornato dalla Disney, capace di spazzare via ogni record al botteghino: Samuel Eto'o ha annunciato l'addio ufficiale al calcio giocato. La decisione è stata presa in questi ultimi tempi, maturata dopo aver valutato pro e contro di una scelta che, inevitabilmente, da qui in poi ne segnerà il percorso di vita. A lasciare il campo da gioco Samuel ci aveva già provato più volte, ma la voglia di tornare a mettersi gli scarpini ha sempre prevalso. Fino a questa volta: a 38 anni è ora di dire basta e di farlo definitivamente, magari per dedicarsi in pieno a qualche progetto parallelo al calcio, di quelli che lui tanto ama.

Già, perché Samuel Eto'o non è stato solo un calciatore. E' stato un simbolo, una bandiera, un leone indomabile nel vero senso del termine e non solo perché viene dal Camerun. Le strade di Nkon, uno dei quartieri più poveri posti nell'estrema periferia della capitale Yaoundé, ne hanno forgiato il carattere e costruito, pezzo per pezzo, una mentalità che lo ha portato ad alzare continuamente l'asticella, fino a diventare il calciatore africano più vincente di sempre. Anche di Didier Drogba, con il quale ha condiviso suo malgrado un dualismo costruito esclusivamente da giornalisti e addetti ai lavori, ostinatamente convinti che, nel mondo del calcio, ci debba essere per forza un meglio e un peggio.

La sua forza di volontà lo ha portato a mettersi in bacheca 16 titoli a livello di club e 3 con la nazionale camerunense, con la quale non solo ha vinto due volte di seguito la Coppa d'Africa, ma a Sydney ha avuto l'onore di alzare al cielo il titolo olimpico, bissando il successo africano della Nigeria arrivato qualche anno prima. Poi, come se non bastasse, Eto'o ha fatto incetta di premi personali, ben 26, un cerchio di successi apertosi nel lontano 2000 con il titolo di miglior giovane africano e chiusosi nel 2016, quando la FIFA gli ha riconosciuto il Globe Soccer Award, una sorta di tributo a una carriera brillante e piena di trionfi. Lì in mezzo c'è un oceano di storia raccontata, in termini concreti, da quattro Palloni d'Oro africani (record condiviso con Yaya Touré), una marea di tornei vinti, due Triplete e l'ambitissimo titolo di Pichichi della Liga spagnola.

Addio al calcio Eto'o
Samuel Eto'o durante una serata di gala organizzata dalla FIFA: a 38 anni il Re Leone ha dato l'addio definitivo al calcio giocato, mettendo fine a una carriera durata più di 20 anni

Eto'o saluta il calcio: storia di un ragazzo nato per correre

Già, la Spagna, il paese che lo ha adottato appena adolescente, strappandolo a una vita di povertà e sacrifici. Sia chiaro, non appena arrivato nella penisola iberica Samuel si è dovuto subito confrontare con un ambiente complicato, completamente differente da quello al quale era abituato. Se a Yaoundé il pallone rotolava principalmente sulle strade polverose, a Madrid il Real - che lo aveva bloccato su suggerimento di un intermediario - lo aggrega alla squadra B e lo sgrezza nel centro sportivo di Valdebebas, senza però poterlo utilizzare visto che il ragazzo è ancora minorenne.

Quando nel 1998 le Merengues lo fanno esordire in Champions League nessuno, dalle parti del Santiago Bernabeu, può immaginarsi che di lì a qualche anno quella freccia d'ebano diventerà una bandiera del Barcellona. E invece accade nel 2004, quando i blaugrana lo strappano al Maiorca su suggerimento di Luis Aragones, suo allenatore nonché padre putativo, un personaggio che avrà una grandissima influenza sulle scelte del ragazzo. Che, mentre un secolo scavallava l'altro, alle Baleari diventa un vero e proprio idolo.

La sua partita manifesto è la finale di Copa del Rey vinta 3-0 contro il Recreativo Huelva. Eto'o quella sera segna una doppietta, ma al fischio finale c'è poco da festeggiare: solo due giorni prima Marc Viven Foé, suo compagno in nazionale, muore a causa di un attacco cardiaco fulminante, così Samuel non può far altro che dedicargli la vittoria e scoppiare in lacrime, ripensando alle tante battaglie vinte accanto al suo amico fraterno. Il Camerun per lui è sempre stata una priorità, anche quando lo spogliatoio si ammutinò schierandosi prima vicino a Rigobert Song e poi al nipote Alexander, protagonisti di una faida per la fascia di capitano che portò il centravanti a vivere l'ambiente dei Leoni da separato in casa per prevenire ritorsioni.

Una leggenda narra anche che Eto'o avesse addirittura un cuoco privato per paura di essere avvelenato. In realtà, pare che alla federazione non fossero mai piaciute le sue esternazioni riguardo la corruzione interna al calcio locale e, per evitare inconvenienti, alla vigilia del Mondiale 2014 il giocatore partì per il Brasile con cibo, acqua e vestiti. Un personaggio, senza dubbio, che nonostante vari problemi si è tolto la soddisfazione di segnare 56 gol con la maglia della sua selezione, primo goleador di tutti i tempi.

Barcellona, il Triplete con l'Inter e gli ultimi anni di carriera

Eto'o arriva a Barcellona, si prende il numero 9 e in coppia con Ronaldinho spazza via la maggior parte delle difese d'Europa: in quattro stagioni i due regalano ai blaugrana due Champions League e il camerunense - nella prima occasione - vince anche il premio come miglior giocatore della finale, laureandosi capocannoniere della Liga al primo colpo davanti a Diego Forlan. La sua presenza cannibalizza qualsiasi concorrenza, fino a quando Guardiola decide di mandarlo all'Inter nell'operazione che porterà Zlatan Ibrahimovic al Camp Nou.

Lo scambio, ça va sans dire, porrà le basi per il Triplete nerazzurro, che arriva puntualmente l'anno successivo con lui come attore principale: José Mourinho, uno dei suoi più grandi estimatori, gli chiede sacrificio e lo schiera da esterno offensivo, ritagliandogli addosso una sorta di seconda giovinezza. Saluterà Milano nel 2011, battendo - con 37 gol - il record di gol stagionali appartenente a Giuseppe Meazza e Antonio Angelillo, dopo aver firmato con l'Anji a quasi 21 milioni di euro netti a stagione.

Da lì in poi comincerà un lungo pellegrinaggio che lo portà, dopo la Russia, prima in Inghilterra (Chelsea ed Everton) e poi di nuovo in Italia, dove firma con la Sampdoria ma fa giusto in tempo a collezionare una manciata di presenze prima di lasciare Bogliasco. Le ultime tappe sono Antalyaspor e Konyaspor, in Turchia, e poi Qatar FC. In Oriente Eto'o spara le ultime cartucce di una carriera straordinaria, fatta di gol e di tante rivincite.

Beneficenza e lotta al razzismo

Ambasciatore UNICEF da moltissimo tempo, parallelamente alla sua carriera di calciatore il Re Leone ha portato avanti varie campagne sociali legate alla beneficenza e alla lotta al razzismo. Nel 2008, assieme all'amico e agente José Maria Mesalles, ha fondato la "Fundacion Privada Samuel Eto'o", la cui missione principale era quella di raccogliere soldi da destinare ai bambini poveri del Camerun. Grazie a questa sua iniziativa, è stato anche insignito del premio Altropallone, consegnatogli da un mostro sacro del giornalismo italiano come Gianni Mura.

Sempre in prima fila nella lotta contro le discriminazioni, è stato più volte vittima di episodi razzisti, sia in Spagna che in Italia. Assai celebre è la partita tra Real Saragozza e Barcellona datata 2006, quando - in seguito all'ennesima bordata di ululati - Samuel decide di lasciare il campo. Compagni e avversari gli si stringono attorno per farlo ragionare, ma in mezzo alla ressa spunta Ronaldinho che, dopo aver ristabilito la calma, dice all'arbitro che anche lui sarebbe uscito se i cori non fossero terminati immediatamente.

Questa spiacevole vicenda scoperchiò definitivamente il vaso, portando tutti ad accettare il fatto che il razzismo è sempre stata una piaga anche per il calcio. In Italia Eto'ò ha portato avanti le iniziative della sua fondazione coinvolgendo anche molti calciatori della Serie A, Massimiliano Allegri lo ha definito uno dei migliori attaccanti mai affrontati da quando siede in panchina. Insomma, il suo personaggio ha unito tutti in maniera trasversale, pur essendo particolarmente controverso. Ora inizia un altro capitolo, che probabilmente si svilupperà in Spagna, paese di cui ha preso la cittadinanza ormai 10 anni fa. Ma un occhio rimane sempre rivolto verso casa: d'altronde, come disse in una famosa intervista, "io vivo in Europa, ma dormo in Africa". Ci mancherai Samuel.

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