Fiorentina, torna a parlare Cecchi Gori: "Il fallimento fu un furto"

L'ex numero uno del club viola si racconta a Vanity Fair in un'intervista dove parla della sua vita, del cinema e di un'improvvisa caduta in disgrazia per cui racconta di aspettare ancora piena giustizia.

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La Serie A 2019/2020 non è iniziata nel migliore dei modi per la Fiorentina: sconfitta all'esordio contro il Napoli con un rocambolesco 4-3, un risultato che poteva anche essere messo in conto, la squadra guidata da Vincenzo Montella è poi caduta anche sul campo del Genoa e si prepara, dopo la sosta per le Nazionali, a vedersela contro gli odiati rivali della Juventus da otto anni consecutivi campioni d'Italia.

Nonostante si tratti soltanto dell'inizio di stagione, i motivi per deprimersi non mancherebbero a una tifoseria tanto appassionata quanto da tempo scoraggiata dal vedere la propria squadra del cuore lontana dalle posizioni di vertice. Tuttavia questo non accade, perché se è vero che la partenza non è stata delle migliori è anche vero che la piazza respira ancora l'entusiasmo di un cambio di proprietà, avvenuto in estate, che ha visto l'arrivo dell'ambizioso imprenditore italo-americano Rocco Commisso.

Il nuovo numero uno della Fiorentina ha preso il posto della famiglia Della Valle, che nel corso della sua lunga gestione iniziata nel 2002, pur conquistando alcuni piazzamenti importanti, non è riuscita a fare breccia nel cuore di Firenze: agli imprenditori marchigiani buona parte della tifoseria ha sempre rinfacciato la mancata capacità di far sognare un pubblico che non chiede altro, una qualità che sperano di ritrovare in Commisso e che certo non mancava a chi li aveva preceduti: Vittorio Cecchi Gori, imprenditore cinematografico che è tornato a parlare dopo un lungo periodo di silenzio in una lunga intervista concessa a Vanity Fair.

Vittorio Cecchi Gori con Valeria Marini
La vita privata di Vittorio Cecchi Gori fu a lungo argomento d'interesse dei media anche a causa della sua relazione con Valeria Marini.

Fiorentina, Cecchi Gori si difende: "Su di me tante calunnie, aspetto giustizia con fiducia"

Numero uno della Fiorentina dal 1993 al 2002, dalla morte del padre Mario a un fallimento che fece precipitare una delle squadre più importanti del panorama calcistico italiano nell'inferno della Serie C2, Vittorio Cecchi Gori portò nella sua gestione la Viola a sfiorare le vette dell'alta classifica e a entrare stabilmente nel club delle "sette sorelle" che nella seconda metà degli anni '90 animavano in estate le fantasie di tutti gli appassionati.

Fantasie e non solo: durante la gestione Cecchi Gori arrivarono a indossare la maglia viola campioni epocali come Francesco Toldo, Manuel Rui Costa e Gabriel Batistuta, arrivarono una Supercoppa Italiana, due Coppe Italia e uno Scudetto carezzato a lungo, nella stagione 1998/1999 sotto la guida di Giovanni Trapattoni, che avrebbe cambiato la storia del club. Dopo due anni l'inizio della fine, la cessione dei gioielli, dopo tre un fallimento dalle circostanze che lui definisce poco chiare e di cui ancora l'ex numero uno della Fiorentina non si capacita.

Mi misero in mezzo, inventandosi a tavolino il mio fallimento. È così che ti fregano. Una distrazione di fondi è una ca***ta, considerando un gruppo che valeva una fortuna e che dava lavoro a migliaia di persone. Avrebbero potuto punirmi, come quando per un debito da tre milioni me ne pignorarono centinaia, ma senza distruggere la Fin.Ma.Vi., la Fiorentina, la mia reputazione. Spero solo che il mio caso serva a rivedere l’intera legislazione sui fallimenti, così com’è favorisce soltanto i predatori e gli approfittatori. Le ingiustizie sono state pesanti, negli ultimi anni mi hanno rovinato la vita. E sono anni che non mi ridarà nessuno.

Rimasto a lungo solo, quasi dimenticato, Cecchi Gori non ha mai smesso di lottare per avere giustizia e per fare emergere quella che considera essere la verità.

Sono stato solo perché la mia storia è stata raccontata male, a iniziare dai giornali a cui ridere di me è sempre piaciuto. Il resto lo hanno fatto sensazionalismo e invidia, inconsciamente il potente che cade in disgrazia regala sempre un sottile piacere. Ma io aspetto ancora giustizia con fiducia, c'è il ricorso al consiglio di Stato per il "furto" delle tv che a fine anno potrebbe farmi riavere 900 milioni. Ad avere la forza potrei intraprendere molte altre cause, ma ho 77 anni, il tempo che rimane è quello che è. Farò quello che è nelle mie possibilità. 

La Fiorentina scende in campo contro il Milan
Durante la gestione Cecchi Gori la Fiorentina centrò un terzo e un quarto posto in Serie A e la vittoria di due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

Un punto lungamente contestato dai suoi detrattori fu la cocaina che emerse da un controllo della polizia, ritrovata in cassaforte e da lui pare definita come "zafferano". Vittorio Cecchi Gori spiega anche questo punto, per poi sottolineare con un episodio calcistico come molto spesso su di lui il pubblico e i media abbiano romanzato.

Quella droga è sempre stata un mistero, ce la misero apposta per calunniarmi. Cocaina? Una barzelletta, non fumo, non bevo, ho sempre fatto sport. Non sono proprio il tipo. E poi secondo voi sapendo di essere perquisito l'avrei nascosta nella cassaforte? Calunnie. Dissero che avrei mandato via Radice perché faceva la corte a mia moglie Rita, è una delle tante balle che hanno scritto su di me. Lo mandai via perché non faceva giocare Batistuta.

Gabriel Omar Batistuta, il più forte centravanti al mondo - o giù di lì - nei suoi anni migliori, fu uno dei tanti sogni che Cecchi Gori regalò a Firenze e a una tifoseria che in buona parte gli ha perdonato la caduta nell'inferno della C2 nel 2002, che crede nella sua versione e come lui aspetta giustizia e che comunque non potrà mai dimenticare le stagioni passate a sognare lo Scudetto, i trofei vinti e i tanti slanci che hanno reso l'ex presidente parte della storia del club. 

Se mi guardo indietro provo una grande tenerezza, ho sempre agito in buona fede, oggi più di ieri mi sento una brava persona. Con la vecchiaia ogni cosa si fa più limpida. Vorrei essere ricordato come un'entusiasta, uno che sapeva fare bene il cinema.

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