Juventus, pro e contro di una rosa ricca: Sarri decisivo nelle scelte

Il caso Emre Can ripropone la questione sulle problematiche di scelta in un gruppo numeroso. Senza la cessione degli esuberi, il tecnico bianconero dovrà gestire 22 potenziali titolari.

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Sono ore turbolente quelle che sta passando la Juventus. L'ottimo avvio in campionato dei bianconeri ha dato delle risposte dal punto di vista sportivo ai tifosi dubbiosi sul cambio del manico, ma la gestione extracampo - almeno per il momento - lascia parecchio a desiderare. Questo almeno è quello che pensano nella maggior parte delle componenti ambientali che gravitano attorno alla società, attualmente presa in mezzo da una fase di stallo figlia direttamente di un calciomercato condotto in maniera eccellente, ma solo in entrata.

Già, perché la Juventus ha fatto parecchia fatica a cedere i suoi esuberi: all'inizio dell'estate, quando la dirigenza aveva deciso di separarsi da Massimiliano Allegri, era stata compilata una lista di calciatori papabili per essere mandati via, con l'obiettivo di monetizzare al massimo da profili che non si sarebbero rivelati adatti al calcio pensato da Sarri per quella definita come una vera e propria rivoluzione tecnico-tattica. Aver mantenuto i vari Rugani, Khedira, Matuidi, Mandzukic, Higuain e Dybala si è rivelata un'arma a doppio taglio, soprattutto man mano che l'inizio della stagione si avvicinava.

Proprio per questo l'esplosione del caso Emre Can non sorprende più di tanto: il centrocampista ha dichiarato alla stampa tedesca tutto il proprio disappunto dovuto all'esclusione dalla lista Champions League della compagine piemontese, puntando il dito su Sarri e sulla società rei, secondo l'ex Liverpool, di non essere stati chiari con lui fin dall'inizio. Nonostante in estate avesse avuto diverse offerte per lasciare Torino - la più importante, pare, proveniente da Parigi - Can ha deciso di rimanere in Italia dopo aver ricevuto rassicurazioni sul proprio status. Invece, all'improvviso, il suo nome è scivolato in fondo alle gerarchie del reparto mediano, scatenando l'ira - per certi versi comprensibile - dello stesso calciatore. Un malumore poi rientrato in serata, che però rappresenta pur sempre un focolaio di scontento preoccupante.

Juventus caso Emre Can
Gonzalo Higuain festeggiato da Ronaldo dopo la rete segnata al Napoli: l'argentino, che avrebbe dovuto lasciare la Juventus in estate, è stato messo al centro del tridente offensivo bianconero rispondendo in maniera molto positiva

Juventus, rosa lunga sì o no? Sarri scontento per la troppa abbondanza

Secondo quanto riportato sull'edizione odierna del Corriere dello Sport, la situazione Emre Can avrebbe fatto arrabbiare Sarri, già rassegnato - vista l'evoluzione del mercato in uscita - a dover prendere delle decisioni delle quali avrebbe volentieri fatto a meno. Il tecnico avrebbe espresso le proprie rimostranze a Fabio Paratici, riportando a galla quelle sensazioni che si erano avute qualche settimana fa, quando in conferenza stampa l'ex manager del Chelsea affermò che in rosa c'erano almeno sei situazioni che andavano sistemate.

La situazione creatasi attorno alla Juventus fa tornare in auge una vecchia discussione legata alla bontà, o meno, di avere a disposizione una rosa lunga, sia dal punto di vista qualitativo che numerico. Sarri non ha mai particolarmente prediletto quest'ultima strada, tanto è vero che il suo Napoli era una squadra con 14, massimo 15 potenziali titolari. Alla Juventus però è tutto diverso, sia a livello di obiettivi che di aspettative, ed è quindi logico che - una volta accettata l'offerta della società - un allenatore debba anche sposarne la filosofia.

Turno over maggiore ma scelte più delicate. E ci sono esuberi da rilanciare...

In tal senso, la società bianconera ha costruito una squadra impressionante a livello di uomini, mettendo in rosa 22 potenziali titolari. Un lavoro importante, difficilmente equiparabile a qualsiasi altra rosa europea anche parlando di big, che di solito hanno sì un gruppo molto ricco, ma spezzato in due tronconi ben definiti. Non è lo stesso per Sarri: Marko Pjaca a parte, tutti gli altri giocatori di movimento sono dei potenziali punti fermi, giocatori di ottimo livello che regalano al tecnico la possibilità di fare ampio turn over. D'altronde si sa, l'obiettivo è quello di arrivare freschi in primavera per dare finalmente l'assalto alla Champions League, che gli scorsi anni è sfuggita anche per la mancanza di scelte nel periodo clou della stagione.

L'abbondanza quindi è una cosa buona, ma più ce n'è e più bisogna maneggiarla con cura, cercando di non far mancare mai gli equilibri pur mantenendo sempre la barra dritta nelle scelte. Per esempio, il reparto d'attacco è particolarmente ingolfato vista la presenza di Mandzukic e Higuain più il jolly Dybala, quindi Sarri dovrà cercare di dosarli e sfruttarli facendoli sentire al centro del progetto, anche se si parla di gente con le valigie pronte da mesi. Higuain ha risposto molto bene e probabilmente la Joya, una volta terminata la sosta, avrà il suo spazio per farsi vedere (Sarri lo sta studiando da falso nueve), mentre il croato è fuori dai piani e verrà ceduto a gennaio, ma fino ad allora c'è e va se non altro considerato.

Ronaldo, invece, è il punto fermo, un riferimento accanto al quale si sta mettendo in mostra il frizzante Douglas Costa, molto positivo tra Parma e Napoli. Se la concorrenza in attacco si preannuncia spietata, non è da meno il reparto di centrocampo, dove attorno a Pjanic si aprono scenari tattici molto interessanti. Al momento i titolari, ironia della sorte, sono i quasi partenti Khedira e Matuidi, ma una volta recuperati pienamente anche Rabiot e Ramsey avranno l'occasione di dire la loro. Poi c'è Bentancur, diventato prezioso soprattutto durante la seconda parte della scorsa stagione.

Centrocampo e attacco ingolfati: serve un punto di incontro

Secondo una stima fatta da La Gazzetta dello Sport, i sette giocatori offensivi della Juventus arrivano da una stagione da 140 gol complessivi. Il che, considerando il modulo a tre punte come cardine indiscutibile, significa spazi ridotti un po' per tutti. Ergo, se Sarri dovrà andare incontro ai suoi calciatori, anche loro dovranno fare uno sforzo mettendo il collettivo davanti agli interessi personali. Sicuramente il mister non avrebbe voluto ritrovarsi nella condizione di dover comunicare a qualcuno la sua esclusione dalla lista Champions, ma è evidente che qualcosa - a livello societario - non ha funzionato.

Un indizio? Nessuno ha preso la maglia numero 9, destinata probabilmente a Mauro Icardi: l'argentino, imparolatosi con Paratici mesi fa, ha atteso la Vecchia Signora fino alla fine, ma il non aver potuto piazzare gli esuberi della rosa ha impedito alla dirigenza di portarsi a casa il centravanti argentino, costretto così a virare sul PSG. D'altro canto, è questa è stata la prima vera sessione condotta da Paratici in autonomia, quindi è probabile che alcuni meccanismi debbano ancora essere oliati per bene. In ogni caso, il vaso scoperchiato da Emre Can farà ancora discutere, soprattutto ora che il campionato è fermo.

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