Supercoppa europea, la moviola: Frappart bene, ma restano due dubbi

L'arbitro francese convince per personalità, metro e capacità di rimanere sempre nei pressi dell'azione. Restano due dubbi: uno nell'area del Chelsea e uno in quella dei Reds.

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La prima volta non si scorda mai. E pazienza se la direzione di gara non è stata perfetta in tutto e per tutto. Stephanie Frappart è stata la prima donna ad arbitrare una finale maschile, è stata designata per condurre la Supercoppa europea 2019, la prima sfida tutta inglese tra Liverpool e Chelsea. Del resto le referenze della francese erano importantissime, i vertici arbitrali dell'UEFA la considerano un fenomeno, una fuoriclasse del fischietto. 

Roberto Rosetti, designatore del massimo organo europeo del football, l'aveva definita uno degli arbitri più bravi al mondo e quindi affidarle una partita di tale delicatezza e rilievo è sembrata da subito una scelta naturale. Lei alla vigilia si era mostrata decisa, con le idee molto chiare:

Voglio essere giudicata come fischietto e non come donna. Il regolamento non ha genere. 

La sua partita è stata quasi perfetta. Quasi perché qualche dubbio resta in un paio di circostanze, ma Frappart si dimostra da subito carismatica, capace di condurre senza problemi una sfida con una posta in palio così alta. Con i giocatori dialoga, ma senza mai perdere aurorità. Scende in campo con personalità, tiene in mano sempre il match, dà alla partita una lettura moderna, applicando un metro all'inglese contribuendo quindi allo spettacolo: interventi pochi, ma mirati e ben distribuiti. 

Supercoppa Europea, Frappart durante la partita
Supercoppa Europea, bene l'arbitro Frappart

Supercoppa europea: Frappart dirige bene, ma restano un paio di dubbi

Questo perché il fischietto francese dimostra una condizione atletica invidiabile, rimanendo sempre vicina all'azione. Episodi rilevanti due in particolare. Dopo cinque minuti Mané gira un cross da destra in rovesciata, Christensen intercetta con il braccio, Frappart fa subito segno di proseguire e il VAR guidato da Turpin conferma la decisione. Resta qualche perplessità perché se è vero che la distanza tra i due giocatori è ridotta, è pur vero che il danese ha il braccio molto largo e devia sostanzialmente la traiettoria del pallone.

Molto brave le assistenti in occasione dei gol annullati a Pulisic e Mount. Le segnalazioni arrivano al momento giusto, cioè ad azione conclusa, rivelandosi poi perfette anche dopo il check del VAR. Guardalinee eccellenti anche in occasione dei due gol del Liverpool: Firmino è in gioco in entrambe le azioni e lo è di un soffio. Chapeau. Giuste le ammonizioni comminate a Henderson e Azpilicueta e poi anche ad Alexander-Arnold. 

Qualche dubbio resta anche sul rigore concesso al Chelsea al 99': Abraham si avventa sul pallone in area e poi cade in seguito all'uscita a terra di Adrian. Frappart fischia immediatamente il rigore, di nuovo dimostra personalità. Il replay non chiarisce con evidenza se ci sia il tocco del portiere del Liverpool sul numero nove del Chelsea, se sì è molto leggero. Il VAR non interviene, anche perché non sussiste il caso di un chiaro ed evidente errore dell'arbitro. Adrian di nuovo protagonista durante la lotteria dei calci di rigore: quando Abraham batte l'ultimo penalty, lo spagnolo ha entrambi i piedi oltre la linea di porta. Il VAR doveva far ripetere la battuta. Frappart comunque promossa, la direzione nel complesso convince. 

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