Mondiali: Nicolò Melli non sarà in Cina, Italbasket in difficoltà

Nicolò Melli, a seguito della procedura al ginocchio subita, non potrà essere al mondiale e l’Italbasket perde un pezzo importante.

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Si può dire che non sia stato un fulmine a ciel sereno. Già si sapeva dal momento in cui era stata annunciata l’operazione: Nicolò Melli non parteciperà alla spedizione dell’Italbasket in Cina. È un duro colpo per gli azzurri, perché anche se le possibilità sono poche, quasi nulle, ci si spera sempre, ma quando arriva l’ufficialità il colpo è sempre difficile da digerire. Come abbiamo ampiamente trattato, non è la prima defezione illustre di questo mondiale che sta perdendo sempre più pezzi pregiati.

L’appeal è in picchiata perché se Team USA non riesce a convincere nemmeno Marvin Bagley a far parte della spedizione cinese, diventa davvero difficile capire quanto questa competizione possa davvero valere per i grandi favoriti. La scusa di preparare al meglio la nuova stagione NBA è legittima magari per chi ha qualche anno in più o magari ha già fatto la sua parte con la nazionale, ma se i giovani adducono queste spiegazioni è ovvio che non si tratti solo di una questione di gioco, ma anche di carriera e soldi.

Un discorso simile potrebbe sopraggiungere anche per Danilo Gallinari, infatti dopo l’appendicectomia subita la scorsa settimana e la stima dei tempi di rientro, sono arrivati i Thunder a voler capire cosa e come fosse successo, mettendo alcuni paletti sulla sua situazione. Ormai è evidente che gli interessi della NBA, i soldi e il rischio di giocare una competizione FIBA per i giocatori americani o europei sbarcati negli States, sia spesso troppo alta per valere la candela. Alcuni si sono messi per traverso e hanno voluto fermamente esserci con le rispettive nazionali (Parker e Nowitzki a suo tempo, ma anche lo stesso Belinelli), ma sono casi sporadici. Pensando anche alla nuova carriera di Nik, uno che ha sempre dato tutto per la maglia, è una scelta di preservarsi ampiamente condivisibile e da accettare serenamente.

In Cina senza Melli sarà dura

Italbasket: Melli l’insostituibile

Tante nazionali hanno perso pezzi e anche la Russia, notizia di ieri, dovrà fare a meno di Alexei Shved, ma per noi Nik Melli rischia di essere il giocatore meno sostituibile in assoluto. Al netto dell’altissimo valore che ha sia a livello offensivo che (soprattutto) a livello difensivo, la sua presenza poteva garantire a Sacchetti un ventaglio di soluzioni e quintetti molto intriganti, soprattutto alla luce del fatto che la coppia Biligha-Tessitori non sembra essere esattamente un equipaggiamento sufficiente per poter andare a battagliare con le grandi potenze mondiali. E allora quante volte Sacchetti e tutti gli appassionati hanno pensato a un quintetto con Nik da 5 e Gallo da 4 con un campo apertissimo e in pieno stile del nostro coach?

Invece non lo vedremo perché ancor più di Gallinari e Belinelli, Melli era l’unico giocatore davvero insostituibile di questo roster, anche solo per un mero fatto numerico, dove sotto le plance abbiamo una deficienza di centimetri, atletismo e talento fin troppo evidente. Problema del sistema? Forse, ma questo non cambia di una virgola la situazione attuale che deve far riflettere su tanti aspetti della formazione nel nostro basket.

Senza Melli cambiano le idee italiane

Le scelte (obbligate) di Sacchetti

Non è tutto nero ovviamente e se dovessimo mai pensare a un allenatore che sia in grado di fare rendere al massimo una squadra a trazione piccola e di ritmo, difficilmente si potrebbe trovare qualcuno meglio di Meo Sacchetti. Se Danilo Gallinari dovesse essere completamente ristabilito e potesse giocare al 100%, così come Gigi Datome, potremmo vedere in più di un’occasione Gallinari da 5 e Datome da 4 con soprattutto Biligha ed eventualmente in seconda battuta Tessitori a fornire minuti di sostanza in uscita dalla panchina.

Il fatto di non avere in campo né Gallo, né Gigi per tutta la preparazione non aiuterà di certo a creare la necessaria chimica, infatti il cammino che porta in Cina ha già riservato fin troppi contrattempi agli azzurri. Possiamo pensare positivo sul fatto che noi, per cultura, inclinazione e DNA riusciamo a dare il massimo proprio nelle situazioni più difficili e improbabili. Ora che non ci sono “nazionali più forti di tutti i tempi”, ma davanti a noi corazzate vere e proprie, per mutuare una dichiarazione del nostro coach:

Siamo poveri e dobbiamo giocare da poveri.

Non è uno sminuire le qualità a disposizione, ma una consapevolezza di pregi e difetti, ovvero ciò che in queste competizioni permette di dare quel quid in più che speriamo gli azzurri sappiano tirar fuori al momento giusto.

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