Kokorin e Mamaev anche in prigione non mollano il calcio

Condannati a un anno e mezzo di carcere in seguito all'immotivata aggressione a un funzionario governativo, i due calciatori guidano la squadra del penitenziario in attesa di tornare liberi cittadini.

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A distanza di tre mesi dal processo che li ha condannati a un anno e mezzo di prigione in seguito all'insensata aggressione nei confronti di due funzionari governativi, episodio che secondo il Ministro dello Sport Pavel Kolobkov aveva messo in ombra l'intero movimento calcistico russo, Aleksandr Kokorin e Pavel Mamaev tornano a far parlare di loro per un evento legato al calcio giocato.

I due ex nazionali russi hanno infatti guidato la squadra della colonia penale di Alekseyevka in cui sono rinchiusi, i Golden Lions, alla vittoria per 4-2 sul Salyutov, una selezione dell'Oblast' di Belgorod dove si trova il carcere. A raccontarlo è il sito Sport24.ru, che spiega come i due si siano particolarmente distinti pur giocando in un campo ridotto, in 6 contro 6 e in una partita della durata di 20 minuti per tempo, decisamente diversa da quelle che li hanno visti protagonisti quando erano calciatori a tutti gli effetti.

Rispettivamente 28 e 30 anni, amici da sempre e già finiti nel mirino dell'opinione pubblica nell'estate del 2016 - quando all'indomani dell'eliminazione della Russia dai Campionati Europei furono sorpresi a ballare in una discoteca di Montecarlo dove in una notte sfrenata spesero quasi 250mila euro in champagne - Aleksandr Kokorin e Pavel Mamaev avevano visto le proprie carriere interrompersi improvvisamente nell'ottobre dello scorso anno: al termine di una serata di bagordi prolungata fino al mattino avevano aggredito due uomini in un bar, colpendoli con una sedia e con un pugno.

Pavel Mamaev e Aleksandr Kokorin in tribunale

Kokorin e Mamaev ritornano a giocare: sono le stelle della squadra del carcere

La scena, ripresa dalle telecamere, aveva immediatamente fatto il giro del mondo anche a causa del fatto che le vittime erano due funzionari governativi. E c'era di più: poco prima i due, sempre n compagnia del fratello di Kokorin, Kiril, e dell'allenatore di calcio giovanile Aleksandr Protasovitsky, avevo aggredito anche un tassista. Episodi inaccettabili, aggravati dall'importanza degli uomini aggrediti, che avevano portato a una condanna esemplare: 19 mesi per i fratelli Kokorin, 18 invece per Mamaev e Protasovitsky.

Inutile dire che la carriera di Kokorin e Mamaev, stelle rispettivamente di Zenit San Pietroburgo e Krasnodar, sono finite in quel movimentato giorno di ottobre: i due torneranno a essere liberi cittadini soltanto alla fine del 2019, e anche sembra molto difficile che una qualunque squadra del movimento calcistico russo possa offrire loro una nuova opportunità, confessano di non avere perso le speranze e di essersi allenati con il massimo scrupolo in questo periodo, che a detta loro li ha cambiati profondamente.

Mamaev, autore di una tripletta e autentico mattatore di una gara che era in programma da tempo, pur avendo perso il posto al Krasnodar è decisamente ottimista da questo punto di vista.

Abbiamo fatto domanda per la libertà vigilata, il resto è tutto nelle mani di Dio. Ma va bene qui, riusciamo a fare molto più sport rispetto a quando eravamo nell'altra prigione. Il mio umore è fantastico, cerchiamo di insegnare qualcosa ai nostri compagni e come avete visto sembra funzionare. Non manca molto tempo alla nostra scarcerazione, ci teniamo in forma e siamo sicuri al 100% che non sarà difficile per noi tornare nel mondo del calcio.

Mamaev è stato licenziato, mentre Aleksandr Kokorin, una delle grandi promesse non mantenute del calcio russo - capace comunque di segnare 12 gol in 48 gare con la Nazionale e di disputare quasi 300 partite in massima serie - ha ricevuto un trattamento più comprensivo dallo Zenit e a marzo potrebbe anche tornare in campo con la squadra con cui gioca dal 2016.

Giocare per me è sempre una gioia, ci hanno chiesto di insegnare qualcosa e noi ci proviamo. Il nome della squadra? Hanno chiesto qualcosa che andasse bene a tutti e ci siamo fermati al primo che ci è venuto in mente. Siamo in 15, tutti si sono impegnati con noi fin dal primo giorno. Il mio futuro? Il caso è ancora aperto, intanto mi occuperò della mia libertà, poi valuterò cosa fare. Per come si è comportato lo Zenit nei miei confronti potrei giocare anche gratis, essere qui mi ha cambiato: lavoriamo, ci alleniamo con regolarità, riposiamo, le persone qui mi capiscono.

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