Inter, dalla povertà alla gloria: la parabola di Romelu Lukaku

Dalla fame patita durante l'infanzia a enfant prodige del calcio belga: chi è il nuovo centravanti dei nerazzurri, fortemente voluto da Antonio Conte.

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Acquistando Romelu Lukaku, l'Inter non solo ha perfezionato un colpo di mercato dal grandissimo valore tecnico economico, ma si è anche portata a casa uno dei centravanti europei più prolifici degli ultimi anni. Investendo un totale di 65 milioni di euro per il cartellino (altri 10 verranno corrisposti al Manchester United sotto forma di bonus), la società nerazzurra ha regalato ad Antonio Conte uno dei primi nomi appuntati in cima alla lista della spesa. Inoltre, Suning ha riaperto un canale di entrata con la Premier League che si era chiuso da diversi anni.

Era infatti dall'epoca del passaggio di Jaap Stam al Milan che un club italiano non investiva più dell'equivalente di 25 milioni di euro per strappare un giocatore al campionato più ricco del mondo. Inversione di tendenza? Difficile dirlo ora, ma finalmente anche i tifosi nerazzurri possono tornare - seppure parzialmente - a sognare. L'innesto del belga permette al tecnico leccese di continuare il lavoro di plasmatura di una squadra ancora da puntellare, ma il terminale offensivo adesso c'è e, la curiosità maggiore, è capire con chi verrà fatto giocare. Lautaro Martinez, attaccante parecchio associativo, o Edin Dzeko, usato sicuro dalla doppia cifra garantita?

Vedremo, ma nel frattempo - per capire al meglio che tipologia di giocatore è sbarcato in Serie A - a venirci in soccorso sono i numeri maturati fino a oggi nel professionismo: da quando ha esordito nell'Anderlecht, Lukaku ha giocato un totale di 326 partite andando a segno 156 volte, mentre con i Diavoli Rossi è attualmente fermo a quota 48 gol in 81 presenze. Statistiche da capogiro, che ne delineano per filo e per segno le caratteristiche da bomber puro. L'Everton, club col quale ha giocato per quattro anni, è la squadra con la quale ha timbrato di più a livello numerico, ma le sue doti sono sempre state molto chiare. E, nonostante l'epilogo finale, la sua crescita esponenziale testimonia come, nel 2011, il Chelsea ci vide bene quando decise di portarlo in Inghilterra appena 18enne.

Romelu Lukaku Inter
Romelu Lukaku festeggia un gol segnato con la maglia del Belgio: il centravanti cresciuto nell'Anderlecht, pallino di Conte, ha esordito nei Diavoli rossi a 17 anni

Dalle strade di Bruxelles all'Inter: la storia di Romelu Lukaku

Ci sono storie che sembrano scritte secondo stereotipi ben predefiniti: nel calcio, in questo caso, si parte sempre da una situazione di povertà estrema e si procede, anno dopo anno, alla costruzione di una rivalsa sociale in grado di trasformare il brutto anatroccolo in un elegante cigno. Ecco, l'ascesa di Romelu Lukaku ha tutti i crismi della storia a lieto fine: figlio di emigranti congolesi a Bruxelles, Lukaku (e, in seguito, anche il fratello Jordan) ha inseguito sin da bambino le orme calcistiche del padre, giocatore professionista dalla discreta carriera terminata un po' troppo presto.

Come raccontato all'autorevole rivista The Player Tribune, la sua vita è cambiata nel momento in cui il capofamiglia ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo:

Siamo sempre stati abbastanza bene economicamente, ma di punto in bianco in casa cominciavano a esserci sempre meno soldi. Prima sparì la tv via cavo, poi l'elettricità e alla fine anche acqua e cibo.

Qualcosa non andava, nonostante la mamma - vero punto di riferimento - cercasse di non far mancare mai nulla ai propri figli. Il calcio come sbocco sembrò l'unica soluzione possibile per uscire da una situazione complicata. Una vita dura, forgiata nelle vie di un quartiere periferico di Bruxelles dove, assieme ad alcuni compagni di scuola, il piccolo Romelu spesso organizzava sgambate con un pallone tra i piedi e poche regole a fare da contorno. All'età di 6 anni però l'Anderlecht si era già accorto di lui e del potenziale, non solo tecnico ma anche fisico, che quel bambino si portava dietro. A rivivere certi momenti oggi - a 20 anni di distanza - ci sarebbe da sorridere, se non fosse che questa condizione di indigenza lo ha motivato per ottenere sempre il meglio.

Una sera vidi mia madre che mischiava acqua al latte per allungarlo e farlo durare di più: da quel momento ho deciso che dovevo fare qualcosa. Il calcio era la soluzione: non volevo essere forte né un campione, volevo essere il migliore.

Gli esordi e l'avventura al Chelsea

A 16 anni Lukaku firma così il primo contratto da professionista con l'Anderlecht: la società biancomalva lo ha cresciuto e protetto, ma ad un certo punto il ragazzo ha bisogno di dimostrare che fa sul serio. All'inizio della stagione 2009/2010, già in prima squadra ma nel ruolo di comprimario, chiama l'allora tecnico Ariel Jacobs e gli propone una scommessa:

Gli dissi che se mi avesse fatto giocare entro dicembre avrei segnato 25. Se avessi perso sarei tornato in panchina senza fiatare, ma in caso di vittoria lui avrebbe dovuto convincere la società a pulire i bus di tutte le squadre giovanili e a cucinarci pancakes tutti i giorni. Accettò, e fu la cosa più stupida mai fatta da un allenatore.

Quota 25 viene raggiunta già a novembre: il primo timbro stagionale arriva all'inizio della Jupiler League, sul campo dello Zulte Waregem, quando Lukaku - entrato 20 minuti prima - al minuto 89 raccoglie un suggerimento di Boussoufa e scarica un sinistro imprendibile verso la porta avversaria. Di lì in poi le reti non si conteranno più. Dopo aver spazzato via record su record in Belgio arriva il momento di mettersi in discussione altrove: il Chelsea, per portarlo a Stamford Bridge, investe 22 milioni di euro senza mai sfruttarne in pieno le potenzialità.

Dopo un anno in prestito al WBA, terminato con 17 gol, torna a Londra rinnovato nello spirito, ma il rigore decisivo fallito nella finale di Supercoppa europea contro il Bayern Monaco fa impazzire José Mourinho, che lo presta in fretta e furia all'Everton. Dove, già dal primo anno, il belga rinasce imboccando definitivamente la strada del successo.

Ragazzo prodigio: la serie di record battuti

Quattro anni dopo arriva l'occasione di fare il tanto agognato salto in alto, con il Manchester United che strappa un assegno da 90 milioni di sterline per rilevare il suo cartellino dai Toffees. Sulla panchina dei Red Devils c'è proprio Mourinho, col quale il rapporto non decolla mai in maniera definitiva. Nonostante ciò Lukaku segna 26 gol complessivi nella prima stagione, fermandosi a 15 durante lo scorso anno, travolto dalla mediocrità e dai problemi extracampo collettivi. Nonostante ciò, quando parliamo della Pantera belga ci riferiamo al terzo miglior marcatore in attività della Premier League, dietro soltanto a due mostri sacri come Sergio Aguero e Harry Kane. Eppure è stato criticato ovunque è andato, soprattutto a causa della sua (presunta) macchinosità e perché ogni tanto sbaglia gol facili.

Accuse infondate, visto che è stato il giocatore più giovane di sempre a raggiungere quota 80 nel massimo campionato inglese prima dei 24 anni, confermandosi come un vero animale dell'area di rigore. La stessa traiettoria Lukaku l'ha compiuta con la maglia del Belgio, con la quale ha esordito nel 2010 segnando, a pochi giorni da questo avvenimento, una delle doppiette più "giovani" della storia dei Diavoli Rossi. E a chi lo accusa di essere lento, beh, ha risposto durante uno degli ultimi allenamenti con lo United, quando ha toccato il picco di 36,25 chilometri orari battendo anche uno sprinter come il portoghese Diogo Dalot.

Ho visto troppi topi correre dentro la mia stanza, ho tanta rabbia dentro e una missione: diventare il più forte belga di sempre.

Parole forti, soprattutto nel periodo storico di un "certo" Eden Hazard, che però tratteggiano perfettamente lo spirito combattivo di un ragazzo che, per inseguire il proprio sogno, non si è mai arreso. Se Conte lo ha voluto a tutti i costi, d'altronde, un motivo ci sarà.

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