ELF CIV 2019: un campionato nazionale... mondiale

Nelle cinque classi, al via piloti provenienti da quattro continenti diversi. Dagli USA, al Giappone, dall'Australia alla Svizzera... come una piccola Serie A delle due ruote.

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Seppur in scala ridotta, potremmo paragonare il Campionato Italiano Velocità ad una piccola Serie A del motociclismo. Il "torneo" nostrano, oltre ad essere il più completo tra quelli nazionali importanti - con un numero di classi e corridori iscritti da riferimento - ospita piloti provenienti da ogni dove. Siccome non ci piace molto la parola "straniero", useremo, simpaticamente, sinonimi od aggettivi dal medesimo significato per descriverli.

Tante le presenze esotiche nel paddock, distribuite nelle varie categorie: dall'Australia al Giappone, dagli Stati Uniti alla Danimarca. Persino Ungheria e Grecia. I Paesi rappresentati dai forestieri sono i più disparati, a volte introvabili nelle liste del mondiale. Quale è il motivo di questo movimento? Perché scegliere di venire qui da noi? Le risposte sono arrivate direttamente dai protagonisti del lungo viaggio intrapreso. Lasciare casa non è facile, ma nel CIV i ragazzi hanno trovato una seconda dimora.

Sono lontani i tempi nei quali la serie tricolore soffriva, arrancava e non offriva spunti. Il grosso lavoro della Federazione va avanti, e nessun componente dello staff abbassa la guardia continuando a proporre tecnologia da primato, team e piloti dal blasone pesante. Se, nel passato, il Campionato Italiano Velocità rappresentava l'ultima spiaggia, adesso è per molti la priorità, un porto affidabile e sicuro. L'organizzazione, i circuiti, la copertura televisiva si aggiungono ad una atmosfera ed un clima di competizione e festa, ben mescolati. In un periodo non facile dal punto di vista economico per il Bel Paese motociclistico, lo scuro e la pioggia vengono sempre poi salutati da uno splendido arcobaleno.

Dopo l'acquazzone, un arcobaleno saluta il round dell'ELF CIV di VallelungaCIV Official
Il campionato motociclistico italiano ospita piloti azzurri ed internazionali

ELF CIV 2019, più international che mai: quattro continenti rappresentati e... due svizzeri

Michele Pirro, Massimo Roccoli, Kevin Zannoni e gli altri campioni di categoria si misurano con avversari arrivati da più di mezzo pianeta. Gli italiani rientrano nel gruppo europeo, nel quale sono iscritti corridori danesi, spagnoli, tedeschi, olandesi, cechi, ungheresi e rumeni. Oltra alla Magna Grecia, ci sono pure due "neutrali" svizzeri a completare il quadro continentale. 

Gli Stati Uniti e l'Australia distano molte miglia dall'Italia, però. no problem: ecco rappresentanti da Oltre Oceano nelle formative piccole cilindrate. Nella motorizzazione media, una grossa presenza di asiatici - giapponesi - sia in pista che nei garage. La cosa bella è che, ognuno di loro, ha una propria storia alle spalle, un racconto, particolarità che vanno raccontante.

Ne abbiamo scelti tre, non a caso. Senza dimenticarci di qualcuno - che elencheremo - i tre nomi hanno, chi per un motivo, chi per l'altro, motivi per essere ricordati. Il primo proviene dal gelido Nord, il secondo dalla lontana Darwin, il terzo ha un cognome ben conosciuto dagli addetti ai lavori. Schacht, Kelso e Haga. Se li affianchiamo, non troviamo niente di comune. Tranne la passione per le moto.

Dalla gelida Danimarca, la famiglia più calda del paddock: Alex Schacht e la sua Ducati Panigale V4R

Ducati Panigale V4 R per il danese Alex SchachtSchacht Racing
Il danese Alex Schacht è schierato nell'ELF CIV 2019 con una Ducati Panigale V4 R

La Scandinavia è un territorio perfetto. Lassù le cose funzionano, i governi sono meno ladri del nostro, i servizi risultano efficienti, come tutto il resto, in una qualità di vita altissima. C'è, tuttavia, un piccolo problema, che diventa grosso quando parliamo di gare motociclistiche: il clima infame. Praticamente ghiacciata per sei mesi all'anno, la verde Danimarca vive una primavera mite ed una estate fresca. Entrambi brevi. 

Il meteo condiziona non poco le attività sportive a due ruote, sebbene Finlandia, Svezia ed Olanda non siano poi così distanti. La Norvegia, bè... sta messa pure peggio. Nel passato esisteva un mini campionato nordico ma, nel tempo, ogni federazione ha tratto i propri interessi, facendo decadere il livello della competizione. Le strutture serie e di livello ci sono, e cercano lidi più favorevoli.

Un esempio perfetto è il team Schacht Racing, danese, appoggiato da Barni Ducati, squadra campione in carica con Pirro e presente nel mondiale con Rinaldi. Da Copenaghen e dintorni a Bergamo occorrono molte ore di viaggio, ma la famiglia rossa e bianca non ha paura di niente: come vichinghi - tutti biondi - il pilota Alex, i genitori ed alcuni amici partono per il CIV, campionato da loro scelto per buone ragioni. Proprio il pilota numero 59 ci ha svelato le ragioni che lo ha spinto qui da noi

Il Campionato Italiano Velocità gode di una organizzazione da mondiale. Ho gareggiato nella Superstock 1000 europea, mi sono reso conto come in Italia si possano trovare le condizioni ideali per questo sport. Le piste sono belle e sicure, la visibilità offerta è buona, gli avversari preparati e di livello. Avremmo anche potuto andare in Germania o Spagna, ma abbiamo preferito il CIV. La classe Superbike registra tempi sul giro da riferimento, quindi, molto competitiva. A noi non pesa affatto viaggiare dalla Danimarca alla Romagna, meglio una esperienza difficile, ma di qualità. Il nostro obiettivo è schierare una seconda Ducati nel 2020, stiamo cercando il pilota

A dar man forte, una presenza italiana. Manuel Cappelletti, già team manager Honda, quest'anno supervisore di Randy Krummenacher, elvetico che si sta giocando il mondiale Supersport 600. L'ambiente del team è... tipicamente nordico: si riuniscono tutti sotto una grande tenda, scherzano, parlano un idioma incomprensibile, mangiano e... bevono. Il divertimento regna nella famiglia Schacht, che vive le corse con lo spirito giusto. Dimenticando il freddo glaciale.

Dal Giappone con furore: riecco Nitro Nori Haga

Il numero di nipponici al lavoro nel blu garage Yamaha è impressionante. Potremmo tranquillamente dire che nemmeno un team ufficiale del mondiale abbia una presenza così numerosa di giapponesi, tutti indaffarati nel fare qualcosa. ll frontman è nientepopodimeno che Noriyuki Haga, stella SBK dei tempi d'oro e protagonista nel Motomondiale. "Nitro Nori" si appoggia al team Moto Zoo, situato in Brianza, tra Lecco e Monza.

Il link di Haga con la madrepatria sono evidenti. Noriyuki vive in Italia da molti anni, gode del supporto dei connazionali, le R6 sono assistite da uomini di Iwata. Bellissimo vedere il babbo numero 41 all'opera coi figli Akyto e Ryota che, se ben osservati, somigliano tanto ad Haga San. Insieme a loro viene schierato pure Yuki Okamoto, chiaramente anch'egli con gli occhi a mandorla.

Parco nelle dichiarazioni, concentrato sul proprio lavoro, Noriyuki non è più il magniloquente pilota che ricordavamo fosse. Adesso, il senso di protettività e responsabilità nei confronti dei figli prevale alle parole. L'unica frase che siamo riusciti a strappargli, sintetizza lo sforzo, il lavoro e la presenza di tanti giapponesi nel box, iscritto nella folta Supersport 600:

Vincere il campionato, questo è il nostro obiettivo. Missione difficile, però noi vogliamo riuscirci

In effetti, che altro aggiungere? Le lunghe riunioni tecniche ed i numerosi briefing tenuti dallo staff Haga suffragia la dichiarazione appena letta. Nel CIV egli sta trovando pane per i suo denti, meglio così. La sfida tiene vivo un ex pilota, amato come una rock star e dallo stile unico. Se non li conoscete, possiamo rivelarvi che i giapponesi si dividono in due categorie: quella che fa le cose benissimo. Oppure, quella che non le fa. 

Nori Haga schiera i propri figli nel campionato italiano Supersport 600Mirko Colombi
I figli di Noriyuki Haga corrono con la Yamaha R6 del team Moto Zoo

Simile a Gardner e Stoner: Joel Kelso, il nuovo canguro australiano

L'immensa Australia presenta distanze siderali da una città all'altra, divise da campagne o deserti. Il giovanissimo Joel proviene proprio da laggiù, il continente "Down Under", che in tanti sognano e pochi conquistano. Nel motociclismo c'è poco da conquistare: sebbene vanti nomi e campioni che hanno fatto la storia delle corse, il campionato nazionale sfiora il dilettantismo.

Ecco perché gente come Wayne Gardner e Casey Stoner emigrarono, entrambi con la cosiddetta valigia di cartone. Senza spiccioli e con pochi contatti (ma con un talento incredibile da mettere in dote) Gardner fuggì dalla propria terra, venendo in Europa. Ne fece di sacrifici e fame il giovane australiano, poi, costruì una carriera da professionista, coronata con il titolo della Classe 500. Egli passò dal dormire in auto agli hotel a cinque stelle. 

Altri tempi? Mica tanto: quel poco che la famiglia Stoner aveva, fu venduto per debuttare nel Motomondiale. Casey - selvaggio di natura - veniva trovato a riposare nei posti più impensati, a volte nei carrelli porta tute e caschi. Per lui fu "tutto o niente", come il suo stile di guida. Senza compromessi o falsità. I due mondiale vinti nella MotoGP hanno ripagato il fenomeno di Curry Curry, veramente nostalgico e voglioso di tornare a casa. Non cambiò più idea, malgrado giovane età e polso destro fossero ancora al top.

Kelso è rosso di capelli, sembra quasi uno scozzese, un irlandese. Schierato sotto i prestigiosi colori del team Leopard Junior, Joel ricorda proprio Wayne e Casey. Proveniente dalla sperduta Darwin - non certo accessibile quanto Adelaide o Sidney - il fanciullo australiano non ha al suo fianco amici o parenti. Oltre ad over acclimatarsi in Italia, il ragazzino della Moto3 deve imparare le piste, conoscere gli avversari, accumulare esperienza.

Joel Kelso corre nel team Leopard Junior Moto3CIV Official
L'australiano Joel Kelso, pilota del team Leopard Junior impegnato nell'ELF CIV 2019

Compito - nel vero senso della parola, perché Joel "studia" da campione - difficile, ma interessante. Lo aiuta molto Alessandro Tonucci, pesarese già visto in azione nel Motomondiale, sul podio nel 2012 in Giappone. Il ventiseienne di Fano segue le mosse di Kelso, aiutandolo e supportandolo come meglio può, sia in pista che nel tempo libero. Il manager della squadra color celeste vede in Joel grandi potenzialità:

Notai subito come Kelso fosse dotato di un notevole talento, così decisi di averlo con noi. Ovviamente, sapevo e sapevamo che l'australiano avesse bisogno di tempo per abituarsi alle nostre abitudini e tradizioni. In sella lui è veloce, deve solo imparare a gestire meglio le emozioni. Per questo motivo, io e lo staff Leopard siamo a sua disposizione in ogni cosa, ricordando che Joel è minorenne e la sua famiglia vive in un altro continente. So che nel CIV egli può trovare ciò che serve per crescere come pilota e persona

FMI, Simone Folgori: "Soddisfatti della nutrita presenza internazionale"

Il Responsabile dell'ELF CIV elenca tutto d'un fiato i piloti importati nel nostro campionato, precisandone la nazionalità. Alex Schacht viene dalla Danimarca. Dal Giappone abbiamo Okamoto, i fratelli Haga ed Ikari Okubo, oltre Iwata, Kawasaki e Suzuki. Cognomi impossibile da dimenticare. Fanno parte del campionato gli australiani Kelso, Edwards e Mahaffy, americano è Toth Maxwell. Il tedesco Hobelsberger rappresenta la Germania, Rehaceck è ceco, Hosciuc rumeno, Peristeras greco. Oltre agli spagnoli Adrian Carrasco, Garcia e Luna, sono iscritti un ungherese - Gabor Bence - l'olandese Veijer e i due Doti, Lee e Roy, di provenienza svizzera. 

Giusto il tempo di riossigenarsi, Simone spiega quanta soddisfazione provi nel vedere corridori provenienti anche da un posto, la Spagna, nel quale la possibilità di crescere ci sia. Evidentemente, il nostro campionato è ben strutturato e garantisce collegamenti con le manifestazioni mondiali. L'alto livello tecnico ed agonistico è confermato da Folgori, sicuro che si possa fare anche meglio nelle prossime stagioni:

Siamo contenti nel vedere quanto il campionato italiano sia diventato internazionale. La presenza conferma come il CIV sia formativo per i giovani e competitivo per i piloti professionisti adulti. Da noi si possono trovare competenze tecniche, tracciati ed organizzazione di prim'ordine. Avere tanti ragazzini, provenienti da diversi Paesi, significa che qui si può crescere al meglio. Lavoreremo per alzare ulteriormente il livello della nostra serie, con strutture e team di caratura mondiale

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