Cassani: "Pantani e Simoncelli indimenticabili. Rossi è insostituibile"

Davide si racconta a FoxSports.it: "I due Marco rimarranno per sempre nel cuore dei tifosi, Valentino rappresenta la storia del motociclismo e lascerà lo stesso vuoto di Francesco Moser".

1 condivisione 0 commenti

di - | aggiornato

Share

Davide Cassani è un appassionato di sport. Il Commissario Tecnico della Nazionale di ciclismo ama davvero le due ruote. Senza e con motore: oltre alle biciclette - con le quali tanto ha vinto e tuttora lavora - il romagnolo adora pure le motociclette, quelle che vanno forte, molto forte. Intervistandolo, abbiamo scoperto in Davide una preparazione notevole, superiore rispetto a quella di tanti "accreditati" in MotoGP.

Sin da bambino, Davide frequentava i paddock più importanti. Abitando nei pressi di Imola, era facile per lui assistere alle manifestazioni motoristiche che il territorio offriva. E che offre ancora: durante la presentazione ufficiale del Motomondiale di Misano, lui stesso ci ha svelato aneddoti legati alla sua infanzia, ricordi di gare del passato e amicizie strette nell'epoca odierna.

Simoncelli e Pantani, Moser e Rossi. Cassani ha conosciuto e frequentato i due Marco, ha incrociato le traiettorie con Francesco e seguito le imprese di Valentino. Niente male, se pensiamo che il primo episodio - fondamentale e decisivo nella scelta della disciplina da intraprendere - risalga al 2 settembre 1968. Al Santerno si correva una gara di moto e, contemporaneamente, si disputava una competizione ciclistica mondiale. Lui scelse di usare le gambe, lasciando girare il polso destro agli amici a motore. L'amore per la bici prevalse sul suono dei motori.

Davide Cassani è il CT della Nazionale azzurra di ciclismo
Per Davide Cassani, il ricordo di Marco Pantani è indelebile

Davide Cassani a FoxSports.it: "Gli amici mi chiamavano Bruno. Ammiravo Johnny Cecotto"

Il paddock della 200 Miglia di Imola era davvero gremito di moto, piloti, meccanici e tifosi. Tra i più giovani c'era il piccolo Davide, un bimbo attento e vispo. Il Cassani fanciullo era molto attratto e curioso, infatti, non si faceva sfuggire l'occasione di... fuggire! Il babbo lo portava con sé alle corse e lui si "smarcava", libero di scorrazzare a destra e a sinistra. I suoi occhi furono attirati da una verde Kawasaki, così fu amore a prima vista:

Mi piaceva tantissimo un pilota svizzero, guidava una Kawasaki. Si chiamava Bruno Kneubuhler, si distingueva per velocità e coraggio. Istintivamente, lo chiamai ad alta voce, urlando il suo nome... la mia erre moscia fece eco nel paddock e, per molti anni, i miei amici mi soprannominaro Bruno! Oltre a lui, mi piaceva tantissimo Johnny Cecotto. Il venezualano era un vero fenomeno in sella e, passando alle quattro ruote, se la cavò bene pure al volante

Con la sua bicicletta, "Bruno" macinava chilometri e chilometri, percorrendo mezza Romagna, partendo da Solarolo, tagliando l'Emilia. Il passo, anzi, la pedalata che lo portò nel professionismo a due ruote impegnò così tanto Cassani, sino a farlo diventare un riferimento nazionale, un commentatore tecnico ed il Coach della selezione azzurra. Negli anni vissuti e nelle numerose gare disputate, Davide ha combattuto coi più forti ciclisti dell'epoca moderna. Nel tempo libero - poco - guardava le corse di moto davanti alla tv, quando poteva, in circuito.

Johnny Cecotto corre ancora gare automobilistiche di livello
Johnny Cecotto con le vetture Gran Turismo

"Pantani e Simoncelli rimarranno sempre nei nostri cuori. Rossi è insostituibile, come fu Moser"

In un programma televisivo di qualche stagione fa, Cassani riproponeva "Le più grandi salite del ciclismo", affrontandole con la sua bicicletta. Sempre allenato, Davide partiva da un paesello sottostante, sino a raggiungere la cima od il passo, che contraddistinguevano una tappa del Giro di Italia. Ne ha registrate ben 50, completandole. Da cinque anni Commissario Tecnico della Nazionale, egli ricorda con piacere quelle salite, nelle quali un certo Pirata faceva la differenza

Marco Pantani era fortissimo nella fase di scalata. Si alzava dalla sella ed arrampicava. Il Pirata era romagnolo come me, proveniva dalla costa della regione, tutti lo amavano. La sua scomparsa prematura ha segnato il ciclismo ed il mondo dello sport, perché Marco era un vero personaggio, sulla bici e nella vita. La gente desidera soggetti come lui, del quale ci si innamora subito e per sempre

Pensi che il motociclismo abbia un esempio da paragonare a Pantani?

Certo, anche lui romagnolo, anch'egli di nome Marco. Simoncelli era come Pantani, un campione sportivo ed un personaggio puro, vero, mediatico ma spontaneo. Marco e Marco, mancano ai tifosi. Le loro gesta, le imprese, lo stile. Tuttora molto striscioni sono dedicati a Pantani, anche se lui non c'è più. Tantissime bandiere ricordano il SIC, malgrado il suo addio fu nel 2011. Impossibile dimenticarli, fu difficile accettare la loro scomparsa

Il numero dell'indimenticabile SIC
Il numero 58 era di Marco Simoncelli

Il nostro rappresentante motorizzato più illustre è Valentino Rossi. Quando si ritirerà, che succederà al motociclismo?

Valentino rappresenta la storia della moto. Rossi ha portato in pista tanti tifosi e li ha incollati alla tv. Sarà difficile accettare la fine della sua carriera, sicuramente lui lascerà un vuoto e sarà una grossa perdita per lo sport italiano e per le moto, perché uno come lui è impossibile da sostituire. In questo senso mi ricorda quando smise di gareggiare il nostro Moser. Francesco era adulto quando disse basta, aveva più di 36 anni e, non vedendolo più in bici, il senso di vuoto si sentì per diverso tempo

Rossi festeggia un risultato da podio
Valentino Rossi, quaranta anni e non sentirli

Conosci bene bici e moto, ciclisti e centauri. Chi ha più palle?

Ci vogliono le palle in entrambe le discipline. La cosa bella è che i motociclisti pensano che i ciclisti abbiano più coraggio e viceversa: i ciclisti ritengono che in moto occorrano due attributi così. Le MotoGP sfrecciano a più di 300 orari, piegano da matti, frenano in modo tremendo. Però, se penso a quando io toccavo i 115, avevo solo un paio di pantaloncini ed una maglietta, domando una bicicletta con ruote piccole piccole... Sì, le palle servono in entrambi gli sport

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.