Zenit, altro caso di razzismo: gli ultras protestano, Malcom se ne va?

I Landscrona, gruppo noto per le sue posizioni xenofobe, hanno contestato l'acquisto del brasiliano, confermando la loro forte influenza sulle decisioni del club.

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Pochi giorni fa lo Zenit di San Pietroburgo aveva perfezionato quello che, probabilmente, poteva essere considerato il miglior colpo di mercato dell'estate russa. Staccando un assegno da 40 milioni di euro, il club si era assicurato il passaggio in Russian Premier League di Malcom, eclettico esterno offensivo brasiliano che, nell'ultima stagione, ha faticato non poco a trovare continuità nel Barcellona. Al centro di una telenovela con la Roma conclusasi male un anno fa, l'ex Bordeaux da tempo aveva deciso di cambiare aria.

La soluzione Zenit è parsa ideale per tutte le parti in causa, ma la società - ancora una volta - ha fatto i conti senza l'oste. È infatti di poche ore fa un'indiscrezione clamorosa lanciata dal quotidiano Mundo Deportivo, media da sempre molto vicino alle vicende che riguardano i blaugrana: secondo gli spagnoli, a pochi giorni dall'ufficialità Malcom potrebbe addirittura lasciare la Russia. A prendere questa decisione sarebbe stato lo stesso club di San Pietroburgo, che in seguito della presentazione del calciatore ha dovuto incassare la protesta dei Landscrona, uno dei gruppi ultras più accesi e attivi tra quelli che seguono le vicende biancoblu.

La contestazione è arrivata durante la partita giocata contro il Krasnodar, durante la quale dagli spalti sono stati srotolati alcuni striscioni dai messaggi abbastanza emblematici. Nel primo, questa piccola frangia di tifosi dello Zenit ha lanciato una provocazione alla dirigenza, "ringraziandola" in maniera ironica per l'attenzione alle tradizioni storiche del club, mentre in quello successivo i Landscrona ci hanno tenuto a precisare che la presa di posizione non vuole assolutamente assumere contorni razzisti, ma solo ribadire come l'assenza di calciatori di colore sia una specie di requisito storico fondamentale.

Razzismo Zenit Malcom
Malcom durante l'ultima partita giocata con la maglia del Barcellona: il brasiliano, acquistato dallo Zenit per 40 milioni, potrebbe non esordire mai con il club russo

Dal manifesto del 2012 al caso Malcom: chi sono i tifosi che tengono in scacco lo Zenit

Niente di personale contro Malcom, quindi. Su questo non ci sono dubbi, visto che non è la prima volta in cui questi tifosi - dei quali, purtroppo, nel 2019 il calcio è ancora pieno - si rendono protagonisti di episodi di questo tipo. I sentimenti come quello del razzismo e dell'omofobia sono ancora molto presenti nello sport, ma in Russia vengono particolarmente accentuati. A San Pietroburgo i Landscrona sono una specie di istituzione, conosciuti soprattutto per i loro "numeri" extra campo che li hanno portati, negli ultimi anni, a farsi conoscere per la loro inqualificabile violenza.

La loro ascesa definitiva, se così si può definire, è datata 2004, quando - durante una partita di coppa giocata contro gli austriaci del Pasching - i russi pensarono bene di presentarsi allo stadio con tanto di magliette xenofobe a corredo, sulle quali facevano bella mostra una serie di croci celtiche e simboli che richiamavano chiaramente alla supremazia della razza ariana. Qualche mese dopo, memorabile fu la trasferta di Marsiglia, in una piazza caratterizzata da convinzioni politiche diametralmente opposte a quelle russe, nella quale gli ultras dello Zenit indossarono addirittura le maschere bianche del Ku Klux Klan.

Nel 2012, i Landscrona pubblicarono sul loro sito internet una sorta di manifesto ideologico, nel quale venivano riassunte in vari punti le loro ideologie, corredate da una frase di facilissima interpretazione:

Non c'è il nero nella storia dello Zenit.

E, in effetti, pare che molto spesso il mercato del club di Piter sia stato influenzato dalle loro prese di posizione. L'ex centrocampista dell'Inter Yoann M'vila ha raccontato di aver subito pressioni e minacce di morte nell'estate del 2012, quando il suo passaggio allo Zenit sembrava cosa fatta, e anche Dick Advocaat ha confermato che troppo spesso le posizioni razziste dei tifosi hanno costretto in passato la dirigenza a non tesserare calciatori di colore. Poi, di recente, qualche passo avanti è stato fatto (basti pensare agli ingaggi di Hulk e Witsel), ma tendenzialmente la piazza rimane ancora abbastanza allergica a questo tipo di operazioni.

Una cronistoria di incidenti e violenze

Cuori neri, sì, ma non solo. I Landscrona non sono solo un gruppo ultras dalle palesi idee discriminatorie verso qualunque minoranza etnica, ma amano anche mettersi in mostra con atti sovversivi e particolarmente violenti. Basti pensare, per esempio, ai gravissimi incidenti provocati a Manchester nel 2008 prima della finale di Europa League, poi vinta, contro i Rangers Glasgow. O, qualche tempo più tardi, alla pioggia di petardi lanciati in campo contro il portiere Shunin durante un derby contro la Dinamo Mosca, che poi costò la sconfitta a tavolino per l'allora squadra allenata da Luciano Spalletti.

Durante la stessa stagione, culminata con la vittoria del titolo, va ricordata anche l'irruenta invasione di campo con annessa aggressione alla polizia, così come la trasferta di San Siro contro il Milan e scontri vari (soprattutto con gli ultras dello Spartak) con lanci di banane annessi. Uno degli ultimi episodi di questo genere risale al 2014, quando la squadra diretta dal portoghese Villas-Boas, a un passo dal titolo, per l'occasione ospita la Dinamo. Tutto sembra apparecchiato per la festa, ma qualcosa va storto e gli ospiti passano con un perentorio 4-2, di fatto regalando il titolo al CSKA.

A quattro minuti dalla fine gli spalti cominciano ad animarsi e, in pochi attimi, decine di Landscrona si ritrovano in mezzo al campo per picchiare tutto ciò che capita loro a tiro. Tra gli obiettivi colpiti ci sono poliziotti e anche un calciatore della Dinamo, che finirà in ospedale. La società, in collaborazione con le forze dell'ordine, ha più volte provato a debellare questo virus, ma al momento la risoluzione del problema sembra ancora un obiettivo difficilmente raggiungibile. Dopo qualche anno di pausa, il tifo razzista dello Zenit è tornato a farsi sentire andando a colpire la dirigenza per l'acquisto di Malcom.

Che, adesso, potrebbe essere messo ai margini della rosa per poi partire nella finestra di gennaio. Qualora le cose dovessero andare così, si creerebbe un ulteriore precedente capace di rafforzare la posizione di certi soggetti, capaci di influenzare le società con mezzi che nulla hanno a che vedere con il calcio. Uno sport che, in teoria, dovrebbe unire e non dividere. Ma, evidentemente, in giro per il mondo c'è ancora qualcuno che non la pensa così.

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