NBA, David Griffin: "LeBron James non è più il leone di una volta"

Griffin ha raccontato la propria triste versione della sua esperienza ai Cavs non tralasciando particolari importanti su LeBron James.

1 condivisione 0 commenti

di - | aggiornato

Share

Ci sono momenti nella vita lavorativa, così come nell'NBA, in cui anche vincere non basta più o perlomeno non regala la felicità come ci si aspetterebbe quando si corona il percorso di una carriera. Questo è successo a David Griffin, attuale General Manager dei New Orleans Pelicans, protagonista assieme a tutta Cleveland della vittoria di un titolo, nonchè una delle più grandi imprese sportive che la storia del basket ricordi e nella giornata di ieri ha voluto sollevare l'ideale tappeto sotto cui giaceva molta polvere.

Ho pianto da solo quando abbiamo vinto il titolo e sapevo già che non sarei rimasto un minuto di più indipendente da qualsivoglia cifra mi avrebbero offerto.

Queste le parole testuali di David Griffin, che ha rilasciato una lunga e interessante intervista a Sports Illustrated. Sono pensieri che manifestano più una liberazione che la gioia per una vittoria che rimarrà comunque nella storia della NBA, ma non sempre vincere significa gioia, perchè il percorso per arrivarci potrebbe essere fin troppo dispendioso dal punto di vista umano.

Così è stato per l'ex GM dei Cavs, che nel suo passato ha dovuto affrontare e superare anche diversi problemi di salute piuttosto gravi, ma che d'accordo con la moglie, ha dovuto prendere un periodo sabbatico dopo quella cavalcata che aveva lasciato fin troppe tossine in corpo da smaltire:

Io ho sempre voluto far crescere e sviluppare le mie squadre come una famiglia.

Ma nel professionismo, spesso, queste due facce della possibile medaglia non si trovano, o perlomeno non sono così essenziali contemporaneamente per raggiungere dei risultati sportivi. A Cleveland, nell'anno della definitiva consacrazione nell'olimpo di LeBron James, la parola vittoria non ha significato armonia.

Il leone James dopo il titolo
James cambiato dopo l'anello

NBA: James non è più stato un leone da vittorie dopo il titolo

Si sa che le vittorie appagano il morale e il cuore, infatti la grande diversità tra le squadre che vincono e le dinastie si è rivelata essere la fame e l'ossessività di ripeteresi, di voler essere prima il cacciatore, ma poi non diventare immediatamente la preda. Come detto anche da Steph Curry in settimana, i Warriors sono stati la lepre negli ultimi anni, mentre ora devono tornare a cacciare e questa è stata una metafora mai completamente assolta dai Cavs dopo la vittoria del titolo:

James aveva solo un obiettivo: vincere a Cleveland compiendo un'impresa incredibile per sè e per la città. Da quel momento non è stato più il leone con la fame di vittorie che era in precedenza. Ha allentato questo desiderio concentrandosi su altri aspetti meno importanti.

Nonostante questo, Griffin e James hanno sempre avuto un rapporto molto solido, basato sull'attendibilità e il valore delle parole che il dirigente usava verso la propria stella mixando sapientemente accondiscendenza e contrasto:

Sapeva che a volte da me avrebbe sentito ciò che voleva sentirsi dire quando sapeva di aver ragione e per questo quando lo contraddicevo o cercavo di farlo ragionare su aspetti diversi la mia parola era tenuta in considerazione.

Il difetto di James è sempre stato quello di voler trascendere dal campo e controllare tutto di una franchigia, cosa che storicamente porta all'implosione e non è un caso che solo con la presenza di Riley ci sia stato per lui un repeat di titoli e una certa marginalità nelle decisioni societarie.

I Pelicans sperano nel fenomeno Zion
Griffin vuole togliere pressione al rookie

Cleveland esperienza molto triste, ora i Pelicans

Dopo il titolo non abbiamo perseguito il successo che una dinastia dovrebbe dopo un'impresa simile. Se penso ai Warriors che hanno reclutato Kevin Durant, noi quando avevamo bisogno abbiamo guardato solo al presente con firme di campioni come Perkins e Miller, ma che servivano solo ed esclusivamente in quel preciso momento.

Queste esternazioni riguardano proprio il discorso di fame e voglia di successo che sarebbero mutati dopo quel momento, ma ora è arrivato per lui il momento di ritrasmettere quella fame a una franchigia che è stata colpita da sfortuna nelle ultime stagioni e si è trovata ad avere uno dei primi dieci giocatori NBA con le valige sul letto. Nonostante questo Griffin ha fatto un capolavoro, prima avvalendosi della fortuna di pescare la prima scelta Zion Williamson, e poi ricevendo il massimo possibile dalla cessione di Davis. Nonostante questo le idee sono chiare:

Questo non è il mondo di Zion e non sarà lui che quest'anno deve salvare la franchigia. Abbiamo tanti ottimi giocatori e un capitano come Jrue Holiday che incarna perfettamente il nostro spirito. Dovrà essere un lavoro di gruppo.

L'acquisizione di Ingram, Ball, Hart, Favors, Melli e Redick mette i Pelicans nel novero di squadre da seguire nella prossima stagione, visto che se non guideranno la lega per pace factor il GM si riterrà profondamente insoddisfatto. È una nuova sfida per Griffin in Louisiana, diversa, forse anche più difficile senza una stella, ma che fa brillare nei suoi occhi una luce diversa e già da ora il suo lavoro è stato incredibile.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.