Wrestling, quando Hulk Hogan e Randy Savage sfiorarono una vera rissa

A raccontare l'episodio ci pensa The Immortal parlando con Stone Cold Steve Austin: "Una porta frantumata ha evitato il peggio".

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Due leggende, forse le leggende per eccellenza, sicuramente due che hanno segnato un'epoca per il mondo del wrestling, quella contraddistinta dalla prima vera ondata televisiva italiana. "Macho Man" Randy Savage e Hulk Hogan, due giganti di questa disciplina che hanno incrociato più volte le loro storyline, sia da alleati che da nemici.

Quello che non tutti sanno, però, è che in una circostanza i due sono arrivati a un passo dall'arrivare alle mani, sfiorando una vera e propria rissa nella vita reale. A raccontarlo, a distanza di anni, ci ha pensato The Immortal, Hulk Hogan, nel corso di una recente intervista rilasciata a "Stone Cold" Steve Austin nel suo podcast sul wrestling:

La prima volta che ho incontrato Randy, lui era il migliore in tutto. Adoravo lavorare con lui. Abbiamo avuto da ridire solo una volta, in uno show a Parigi. In quell'occasione sua moglie Elizabeth era la mia manager e per salire sul ring non c'erano i gradoni. Lei pesava sì e no 40/45 chili bagnati, così, ho allungato la mano oltre la corda e l'ho presa per le ascelle, tirandola su per metterela sul ring. A quel punto Randy, che era sul ring, mi ha detto: "Figlio di putt**a, lei hai palpato le tette". Poi mi ha preso e mi ha messo in una Side Headlock e ha iniziato a stringere. Io ero lì che resistevo, resistevo, ma non volevo che mi schizzassero gli occhi fuori dalle orbite. Così l’ho preso per il polso e l’ho stretto, dicendogli: "Randy, se non mi lasci andare adesso, ti rompo la testa". Lui era davvero furioso e anche l'incontro risultò orribile. Quando siamo rientrati negli spogliatoi, sono entrato dicendo: "Randy, dobbiamo parlare adesso". Nel momento in cui sono arrivato ho sbattuta la porta per chiuderla e mi è rimasta in mano, con i cardini strappati. Era una porta vecchia e marcia a causa delle termiti. Subito dopo io e Randy ci appartammo e lui disse: "Ehi amico, scusami. Sono uscito fuori di testa". Io gli ho risposto: "Scusami tu, non volevo toccarla in maniera inappropriata, ma non c’erano gli scalini". Credo che la porta scardinata sia stata la cosa che ci ha fatto calmare, la situazione era tesissima prima di quel momento.

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