Team USA pieno di rinunce, chi giocherà? E le contender sognano

Popovich è alle prese con una squadra più che rimaneggiata, tante defezioni, pochissime stelle, ma è chiamato comunque a vincere.

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In ogni competizione cestistica che coinvolga tutto il mondo, se scendono in campo le stelle NBA, la domanda è sempre la stessa: chi riuscirà (se ci riuscirà) a battere Team USA e spodestarli dal gradino più alto del podio? La risposta è quasi sempre nessuno, ma come per la moda, la ciclicità degli eventi nello sport non può far star tranquillo nessuno e quando la Grecia battè gli Stati Uniti si innescò una reazione alla vergogna mai provata nella storia della compagine a stelle e strisce. Nessuno mai li aveva dominati come fece “quello col 4” (Theo Papaloukas visto che non sapevano nemmeno il nome del giocatore) e allora da lì doveva ripartire un ciclo di vittorie.

Per il figlio minore del dream team non ci sono scusanti e non solo bisogna vincere, ma è necessario anche dominare per rimarcare a ogni competizione quanto la Lega sia ancora superiore al resto del mondo. In realtà la differenza si è assottigliata moltissimo perché ormai squadre come Serbia e Spagna possono schierare quintetti interamente NBA, vista la globalizzazione in campo di una lega sempre più in salute e in sviluppo. E allora arriva il momento per Popovich,
Krzyzewski o chi ricopre il ruolo, in cui non è permesso abbassare la guardia, anche se il roster è falcidiato da continue defezioni.

Se pensiamo che Carmelo Anthony, ovvero uno dei dominatori più prepotenti che le competizioni mondiali abbia potuto apprezzare negli ultimi vent’anni, viene ormai completamente snobbato dalle convocazioni, è facile capire lo stato della carriera di Melo e anche quanta salute gli Stati Uniti abbiano anche per lasciare a casa un ormai veterano, ma che è fatto ancora su misura per il basket di area FIBA. Anthony non è considerato nonostante ci siano state una quantità imbarazzante di defezioni più o meno dell’ultima ora.

Davis e James non saranno con team USA
Davis rinuncia subito a Team USA

Tante, troppe assenze

Se siamo arrivati alla potenziale scelta di Carmelo Anthony è perché quella che nell’idea di Popovich doveva essere la squadra si è presto sgretolata sotto una sequela di rinunce più o meno motivate. Gran parte delle stelle ha deciso di abdicare per preparare al meglio la stagione NBA successiva e questo fa pensare che, al netto delle Olimpiadi, non ci siano altre competizioni che garantiscono appeal e voglia di competere per le stelle di prim’ordine. Anthony Davis ha appena firmato con i Lakers e non vuole per alcun motivo anche solo potenzialmente mettere a rischio la stagione, sebbene non sia stato il solo.

James Harden ed Eric Gordon dei Rockets hanno detto no, così come Damian Lillard e Cj McCollum dei Blazers, Bradley Beal dei Wizards e DeMar DeRozan degli Spurs. Se a questi aggiungiamo che i vari Westbrook, James, Irving, Butler e Leonard non avevano nemmeno preso in considerazione la possibilità di essere convocati, mentre Durant, Thompson e George devono recuperare da operazioni e infortuni più o meno gravi, capiamo che dei primi venti giocatori della lega praticamente non ci sarà nessuno. E questo ha già fatto sognare nazionali come Serbia, Francia o Spagna che risultano ancora le più attrezzate per il colpaccio.

Team USA si affiderà a Walker
L'ex Hornets chiamato alla leadership

Chi rimane e cosa farà

La domanda, al netto di tutte queste defezioni è: chi rimane a vestire la maglia? Nemmeno Zion Williamson ha accettato l’invito e allora il leader designato diventa Kemba Walker che, fresco di contratto con i Boston Celtics, diventa il giocatore più rappresentativo della compagine. Anche Kyle Lowry, alle prese con il recupero da un infortunio, potrebbe essere uno dei leader, portando anche la sua esperienza da campione NBA, assieme a Khris Middleton e Andre Drummond potrebbero formare l’ossatura della squadra, senza dimenticare il talento di Donovan Mitchell, la versatilità sui due lati del campo di Millsap e Barnes, sino a un Kevin Love che avrebbe potut esaltarsi in una realtà FIBA, ma che qualche giorno fa ha passato la mano.

Dagli States non sono preoccupati per le tante assenze, perché sanno che il vero punto di forza siede in panchina e fa di nome Gregg Popovich. La sua esperienza, la capacità di gestire il gruppo e di esaltare i pregi dei propri giocatori sarà semplicemente la chiave per poter ambire al gradino più alto del podio. È vero che con così tante mancanze un eventuale fallimento sarebbe da mettere nella giusta prospettiva, ma anche solo paventare a Pop una situazione del genere sarebbe perlomeno avventato. Di certo sarà un mondiale con un Team USA zoppo.

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