NBA: il silenzio porta a Leonard, il segreto della vittoria Clippers

Kawhi Leonard sceglie i Clippers e pone George come condizione, ma vi spieghiamo i segreti di questo successo.

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Il silenzio è d’oro. Ormai in una NBA sempre più legata ai rumors, alle breaking news, alle “insiderate” via Twitter e alle sentenze di Woj, sembra che non ci possano essere più segreti su quello che succede dietro alle quinte. Da un certo punto di vista questo avvalora ancora di più la caratura dei columnist che lavorano sodo ogni giorno per crearsi reti, conoscenze, contatti e una fiducia necessaria per avere news affidabili in anteprima. Pensare che nello stesso panorama oltre a Wojnarowski ci sia Shams Charania per le news, assieme a tantissimi altri analisti di altissimo livello fa pensare a quanta salute giornalistica ci sia nel panorama.

Eppure il movimento di mercato più atteso dell’estate si è basato solo sul silenzio. I Los Angeles Clippers hanno portato a casa Kawhi Leonard, ovvero l’MVP delle ultime finali NBA, nonché il pezzo più pregiato della free agency sfruttando la storica esperienza di Jerry West, una situazione salariale perfetta e una gestione esemplare delle situazioni, anche perché oltre a Leonard è arrivato Paul George, ovvero la condicio sine qua non per il completamento di un roster da titolo.

Jerry West ha cominciato a lavorare con lungimiranza prima della deadline di febbraio con trade ad hoc e cambi di roster propedeutici ad avere non solo spazio salariale, che fine a se stesso avrebbe avuto poca valenza, ma mantenendo i possibili assets per scambi. Oltre a questo, come detto anche direttamente allo stesso Danilo Gallinari, c’era la leadership di Doc Rivers che è stato in grado di mantenere in carreggiata una squadra rinnovata radicalmente e addirittura qualificarla ai playoff per rubare due partite ai Warriors. Non c’è da dubitare che anche questo rendimento inaspettato e concreto abbia fatto pendere la bilancia sulla scelta sia di Leonard, che di riflesso di George.

Leonard rende i Clippers da titolo

NBA: il silenzio e la vittoria

Il novero di squadre che potevano ambire ai servizi di Kawhi Leonard era di tre componenti: Lakers, Clippers e Raptors. Non c’erano alternative e dopo l’arrivo di Anthony Davis ai Lakers sembrava che il destino gialloviola fosse quasi scritto, invece è proprio la franchigia di El Segundo ad essersi auto eliminata quasi subito. Leonard ha voluto al meeting anche la presenza di Magic Johnson nonostante non facesse più parte del front office, ha poi visto i Clippers e di conseguenza anche i Raptors (mantenutisi volutamente ultimi), ponendo una sola unica condizione per rimanere in corsa per la sua firma:

Non deve uscire un singolo dettaglio da questi incontri.

Una richiesta breve e precisa, contravvenuta in pochi minuti dai Lakers che, a quanto pare proprio per opera di Magic, hanno spifferato l’avvenuto incontro auto eliminandosi dalla contesa. I Clippers hanno, come da tradizione di West, lavorato nel silenzio preparando per dieci giorni sino a notte fonda l’incontro, collegando i puntini delle loro motivazioni e tenendo radunati Rivers, Ballmer, Frank, West e Jenkins tutti i giorni concedendosi solo 4/5  ore di riposo a notte. Tutto doveva essere preparato in ogni dettaglio, ma alla fine ciò che ha fatto la differenza è stato semplicemente il silenzio. Il non aver fatto trapelare nulla dall’incontro e dalla dinamica della scelta. Per una volta, è stata la non notizia a fare la notizia.

Anche PG torna a casa

Prendetemi George e ci sono

Pensavamo onestamente che i Raptors fossero un passo avanti a noi e che ci fosse davvero la possibilità che rimanesse. Avevamo la percezione di essere davanti ai Lakers, ma temevamo i Raptors.

Queste le parole di Lawrence Frank nel commentare gli ultimi giorni della trattativa, ma quando è arrivata la condizione per approdare ai Clippers tutto è risultato più chiaro:

Se arrivate a Paul George ci sono.

Immediatamente il front office si è mosso. Aveva provato in precedenza a convincerlo con James Harden e Bradley Beal, ma i giocatori non erano risultati disponibili, così quando hanno saputo di Paul George e della volontà dei Thunder di cambiare, tutto è apparso più chiaro. Leonard aveva già detto a George di raggiungerlo, PG aveva chiesto a Presti lo scambio coi Clippers e in poco tempo si è materializzata la trade che ha coinvolto anche Gallinari. I Clips non volevano liberarsi di Alexander, ma è stata una condizione inamovibile per avere George e quindi Leonard.

Ratificata la trade è arrivata la chiamata a Leonard comunicando l’arrivo di George e quindi l’MVP delle ultime finali ha informato Nick Nurse con un SMS:

Torno a casa.

Il coach ha risposto con grande rispetto e comprensione, così i Clippers dopo anni di sudditanza psicologica con la seconda franchigia più vincente della storia NBA in città, notti insonni a preparare l’assalto e una stagione particolare comunque finita in gloria, ora hanno credibili possibilità di titolo. E tutto grazie al silenzio e al rispetto. Kudos to Jerry West… un’altra volta.

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