Basket: Gallinari tra il nuovo playground di Milano, nazionale e NBA

In viale Sarca, Danilo Gallinari e Adidas hanno presentato il secondo playground bonificato e ricostruito per intero.

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Nell’ NBA il senso di appartenenza alla propria alma mater (college di provenienza) o alla propria città di nascita è molto sentito, anche se questo ha voluto dire sofferenza, difficoltà, qualche brutta strada o esperienza. Il “non dimentico da dove sono venuto” è spesso un mantra per i giocatori professionisti, che in alcuni casi poi tornano come profeti in patria e donano qualcosa sotto forma di denaro o anche opere di bene.

In Italia, vuoi per una situazione diffusa molto meno complicata sulle strade o anche semplicemente per una cultura diversa, si sente meno questa necessità di tornare nella propria città e fare del bene. Non è il caso di Danilo Gallinari che, dopo essere stato inserito in un’altra trade che lo ha mandato dai Clippers ai Thunder, è pronto ad affrontare un nuovo capitolo della propria carriera con la prospettiva di una scadenza l’estate prossima e un nuovo contratto che per sua stessa ammissione dovrà significare non tanto e non solo l’aspetto economico, quanto la possibilità di competere per un anello.

Nella giornata di ieri ha voluto esemplificare il senso di restituire un pezzo della fortuna avuta e guadagnata nella vita, inaugurando il secondo campetto completamente ribonificato alla città di Milano. In viale Sarca lui e la sua crew hanno presentato alla città meneghina il nuovo campetto concepito in un mix tra aggregazione sportiva, design e voglia di recuperare il senso di comunione per far giocare tutti. Questo è inserito nel progetto We Playground Together che in questo secondo evento ha già gettato le basi per la bonifica di quello della prossima stagione.

Gallinari, l'NBA e i playground
Gallinari regala un playground a Milano

Il progetto We Plaground Together

È stata una festa organizzata da Adidas ed è servita la presenza della stella ex Clippers per sancire un altro passo nel ritorno ai vecchi fasti della città di Milano:

Per me è un’enorme gioia essere qui a presentare questo secondo campetto del progetto We Playground Together – ha detto Danilo- vedere tante persone qui oggi è motivo di gioia, ma quello che più mi preme oltre a questo è sapere che queste persone, assieme ai loro figli e amici, saranno qui sempre a giocare per poter rendere quest’opera un vero successo.

Il senso infatti è quello di ricreare un vero e proprio luogo di aggregazione, come ci racconta Michele Ponti, partner di Danilo nel progetto:

La nostra idea è di avere in questo campo bambini che vengano con il loro pallone e possano trovarne altri due per fare un tre contro tre o trovare squadre già fatte per esserne il cambio e partecipare senza che i genitori si sentano in apprensione. Deve essere un luogo di felicità dedicato allo sport all’aperto e siamo lieti di poter dire che siamo già pronti per il campo da inaugurare l’anno prossimo. Non posso svelare ancora quale sarà, ma posso dire che ci sarà.

L’opera di una stella NBA come Gallinari, legato a doppio filo a Milano è qualcosa che regala sia a lui che alla città stessa un nuovo volto di sport e unione all’interno di un campo che rimane un tocco di grande design tra colore e tecnologia.

Gli stimoli di Gallinari verso Italbasket
Gallo parla d'Italia a We Playground Together

L’NBA, i Clippers e la nazionale

Non si può prescindere poi da alcune considerazioni sull’NBA e la sua stagione ai Clippers:

Il merito di una stagione così positiva nonostante i cambiamenti è tutta da ascrivere alla leadership di Doc Rivers, che ci ha dato sempre obiettivi precisi e ci ha tenuti insieme con l’aiuto dei veterani. In una stagione così ricca di cambiamenti di roster poteva essere difficile, ma avere un condottiero come lui ci ha aiutato molto. Dispiace non essere parte della nuova squadra, ma fa parte del lavoro e del business un pazzo che è l’NBA. Lo accetto con molta serenità e guardo avanti per avere il meglio dal resto della mia carriera.

Ovviamente ora si apre il capitolo nazionale, con le solite aspettative, ma anche con una serie di squadre molto più accreditate degli azzurri per la medaglia:

Quello che posso dare a questa squadra lo si sa. Farò tutto quello che è nelle mie capacità per aiutare i miei compagni, ma credo che possiamo dire la nostra anche per obiettivi importanti. È vero che ad esempio la Serbia se portasse tutti i giocatori avrebbe un quintetto e due cambi NBA quindi sarebbe dura, ma noi dobbiamo fare il massimo. Le scuse sono per i perdenti e io non ne cerco. Questo gruppo è insieme da tanto tempo e ora vuole portare a casa qualcosa di importante.

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