NBA: Chris Paul resta a OKC? I Sixers blindano Simmons con il rinnovo

Chris Paul resterà a OKC, i Thunder non hanno fretta, mentre i Sixers vogliono capitalizzare sul faraonic rinnovo di Simmons quanto prima.

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L’NBA è stata totalmente rivoluzionata da un’offseason che si è rivelata come la più movimentata e clamorosa di tutta la storia. Top player che hanno esercitato appieno il potere di decidere il proprio destino nella free agency, trade pazze per la quantità di talento spostato e una nuova stagione che ha ridistribuito le stelle tra più squadre deviando la moda dei superteam in qualcosa di più diluito.

Se i Warriors avevano fatto scuola con la logica del super team aggiungendo Kevin Durant a tre stelle in grado di portare una squadra al record di 73 vittorie, ora il vento sembra cambiato perché l’ultima stagione ha insegnato che concentrare tutti gli investimenti e le forze in pochi giocatori ha un pericoloso rovescio della medaglia sotto forma d’infortuni. In caso di problemi fisici nel momento sbagliato (vedi Durant e poi Thompson), questi super team difficilmente possono far fronte alle difficoltà con le riserve e sebbene i Warriors siano stati il caso limite della sfortuna, questa tattica ha fatto pensare.

Per questo motivo ora abbiamo tantissime coppie: da George-Leonard a Davis-James, passando ancora per Curry-Thompson per finire poi a Durant-Irving o Harden-Westbrook. È proprio quest’ultima ad essere molto intrigante perché racconta due storie: la rifondazione di OKC e la situazione di Chris Paul. Infine ci sarebbe anche  Simmons-Embiid che ormai sembra incastonata nella pietra di Philadelphia dopo il rinnovo faraonico dell’australiano…sino alla prossima free agency pazza magari.

I Thunder per ora tengono CP3
Presti non ha fretta per scambiare Paul

NBA: Perchè Paul inizierà la stagione a OKC?

La trade che ha portato Russell Westbrook a Houston e Chris Paul a OKC, unita allo scambio George-Gallinari+Alexander ha fruttato a Presti ben otto prime scelte, che potrebbero addirittura arrivare a un totale di 15 tra il 2020 e il 2026 in un vero e proprio record NBA che ha solo un significato: rebuilding. A tal proposito infatti si pensava che l’arrivo di Paul fosse semplicemente un viatico per un ulteriore movimento che avesse come i Miami Heat i più accreditati indiziati. A quanto riportato, però, le trattative per una rilocazione di CP3 sarebbero in totale stallo e i Thunder non avrebbero manifestato grande fretta nel dover per forza trovare acquirenti prima dell’inizio della regular season:

Abbiamo un core competitivo e un quintetto che può fare molto bene. Il ruolo di Chris potrà essere importante per il presente e per lo sviluppo dei nostri giovani. Non abbiamo alcune fretta di muovere le pedine e siamo certi di poter essere competitivi anche così.

Le parole di Sam Presti sono chiare nel non manifestare senso di urgenza per lo scambio, ma anche che il processo di rebuilding è iniziato e non si fermerà di certo per qualche mese di attesa. Ci sono anche dei motivi regolamentari per cui ai Thunder conviene chiaramente aspettare perlomeno il 15 dicembre nel muovere Paul. Come riporta Bobby Marks, dirigente insider di ESPN, il 40% dei contratti sono vincolati e non scambiabili prima del 15 dicembre, c’è solo una squadra (Atlanta) con 7 milioni di spazio salariale e solo i Warriors hanno una trade exception degna di nota con 17.2 milioni (ma con hard cap), mentre i Mavericks dietro di addirittura sei milioni. Questi sono motivi più che validi per attendere, soprattutto alla luce di poter portare a casa anche qualche asset utile e non solo scelte.

I Sixers blindano Simmons
Solo Sixers e niente mondiale per Ben

Simmons re di Philadelphia?

Cinque anni e 170 milioni di dollari sono una cifra di assoluto rispetto per un talento cristallino, una potenziale stella e un feeling per il gioco difficilmente ritrovabile, ma…con qualche ma. Che nella NBA odierna Simmons meritasse l’estensione massima possibile è quasi automatico, che i Sixers lo avrebbero fatto senza pensarci altrettanto, ma dopo una prima stagione completamente saltata e un premio di Rookie Of The Year, ora Big Ben è chiamato al salto di qualità. Non c’è nemmeno da specificare che la lacuna maggiore sia il tiro da fuori e circolano già in rete dei workout specifici fatti con un altro fresco rinnovo come Tobias Harris a testimonianza della voglia di migliorare. La sua assenza dal mondiale può essere anche intesa con quell’ottica, perché serve un’intera estate di lavoro e di reset della meccanica per renderlo un tiratore lontanamente affidabile e di conseguenza uno dei peggiori rebus da marcare.

La totale assenza di pericolosità perimetrale mal si sposa con l’altro leader della squadra, ma ora i Sixers con lui, Embiid, Harris e Horford sono ancora al di sotto della luxury tax, hanno un core di giocatori d’indubbio valore e possono lottare come mai prima d’ora per arrivare in finale e giocarsi il titolo. In attesa della ridefinizione del salary cap del prossimo 30 giugno, i Sixers sono cautamente tranquilli sulla situazione salariale almeno fino all’anno prossimo, ma le loro idee di titolo passano quasi esclusivamente dal jumper di Simmons e quelle non si comprano né con 170 milioni, né con una squadra competitiva, ma bensì con la fame di successo personale dell’australiano che ora sarà messa sul banco degli imputati. A lui scagionarsi e renderlo un potenziale MVP.

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