De Rossi in Argentina: sarà il terzo italiano nella storia del Boca Juniors

L'ex capitano della Roma indosserà la maglia degli Xeneizes compiendo il percorso inverso fatto da decine di oriundi: lo hanno preceduto con alterne fortune i calabresi Nicolas Novello e Francesco Serafino.

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Quella che a lungo è sembrata soltanto una suggestione romantica di difficile realizzazione si è improvvisamente trasformata in realtà nella giornata di martedì: Daniele De Rossi, ex capitano della Roma che a giugno ha lasciato il club in cui ha trascorso l'intera carriera dopo la scadenza del contratto, continuerà a giocare a calcio e lo farà con la maglia degli argentini del Boca Juniors.

Una scelta, quella di De Rossi, dettata dal cuore e dall'orgoglio, dalla voglia di giocare in quello che è sempre stato il suo secondo club preferito - il cui ds è l'amico ed ex compagno in giallorosso Burdisso - e dalla necessità personale di dimostrare a se stesso e alla Roma che la sua carriera è tutt'altro che finita. 36 anni il prossimo 24 luglio, a meno di clamorose sorprese, l'iconico centrocampista romano ripartirà dunque dal campionato argentino, dalla Bombonera, dal Boca Juniors.

Daniele De Rossi percorrerà al contrario il percorso che numerosi calciatori argentini hanno compiuto nel corso degli anni, oriundi come - tra i tanti - Libonatti, Monti, Orsi e Cesarini che hanno scritto la storia del calcio italiano ai suoi albori. Il suo non sarà comunque un viaggio inedito: nel Boca Juniors, fondato peraltro nel 1905 da alcuni adolescenti le cui famiglie avevano raggiunto Buenos Aires da Genova, con diverse fortune hanno già giocato due calciatori italiani, Nicola "Nicolas" Novello e Francesco Serafino.

La tifoseria del Boca Juniors

De Rossi al Boca, terzo italiano dopo Novello e Serafino

Nicolas Novello, detto "El Tano", nasce a Cosenza nel maggio del 1946 ma si trasferisce ancora giovanissimo in Argentina al seguito della famiglia. Cresce a Buenos Aires e dimostra di avere fin da ragazzo molto talento nel gioco del calcio, tanto da guadagnarsi l'ingresso nelle giovanili del Boca Juniors. Nel 1966 arriva l'esordio in prima squadra: gli Xeneizes, campioni in carica e guidati in panchina da Nestor Rossi, da calciatore fulcro della celebre Maquina del River, scoprono un interno di qualità che negli anni successivi si ritaglierà uno spazio piuttosto importante nella storia del club.

Novello resterà al Boca otto anni, compresa una parentesi in prestito all'Atlante in Messico, mettendo insieme 135 presenze e 23 gol e conquistando due titoli nazionali e una coppa d'Argentina prima di chiudere la carriera in Cile con l'Unión Española, club con cui conquista il terzo campionato in carriera e il titolo di miglior calciatore del torneo cileno. 

A distanza di mezzo secolo dall'esordio di Novello ecco arrivare nei pressi della Bombonera un altro attaccante calabrese, Francesco Serafino: figlio di un musicista giramondo, si è trasferito a Buenos Aires all'età di 12 anni ed è cresciuto tra Reggina, Roma e Argentinos Juniors. Il Boca però è il suo sogno: entra nelle giovanili Xeneizes non ancora 16enne, il sogno di ripetere le gesta di Novello e dell'idolo Tevez. Non va bene: dopo due stagioni, nonostante buone qualità che avevano attratto l'interesse di numerosi osservatori, il sogno si conclude con il passaggio agli uruguaiani dell'Huracan.

Sarà l'inizio di una vera e propria carriera da giramondo, che porterà Serafino a indossare prima la maglia dei maltesi del Naxxar Lions per poi tornare in Italia: nella scorsa stagione si è diviso tra Rimini e Triestina senza riuscire a collezionare una sola presenza. A maggio ecco l'accordo con i gallesi del Bangor City, da dove ormai prossimo ai 22 anni l'attaccante cercherà di riprendere in mano una carriera che appena pochi anni fa lo aveva visto sognare l'esordio nella mitica Bombonera.

Dal mitico stadio del Boca ripartirà Daniele De Rossi, terzo italiano nella storia del più italiano dei club argentini e primo nato e formatosi nel nostro Paese. Una scelta originale, inaspettata e inusuale: l'ex capitano della Roma percepirà un ingaggio pari a 500mila euro a stagione, cifra decisamente inferiore a quella che avrebbe potuto incassare restando in Serie A. Ma dove non arriveranno i soldi arriverà il fascino di un calcio unico, di un club unico che è pronto ad accogliere il suo nuovo eroe.

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