SBK 2009: quando Spies recuperò 91 punti ad Haga, vincendo il mondiale

Noriyuki e la Ducati hanno fatto come Bautista con la Panigale V4 R, vincendo molto, sprecando altrettanto. La regolarità di Ben sulla R1 ha ripagato l'americano, ostinato e costante come Rea.

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La SBK 2019 sta vivendo dinamiche simili al campionato di dieci anni fa. Nel 2009 il duello tra l'americano Spies ed il giapponese Haga tenne viva la contesa sino all'ultimo appuntamento di Portimao, dove fu Ben a conquistate il titolo finale. Se guardiamo i risultati del weekend di Laguna Seca, Rea sembra aver chiuso il discorso a proprio favore. Johnny ha già una mano sul mondiale - il quinto consecutivo per lui - ma, fino a poche settimane fa, ciò sembrava impossibile.

Anche per Spies pareva impossibile farcela. Il numero 19 del team Yamaha, ad un certo punto della stagione, pativa 91 punti di svantaggio dalla Ducati numero 41. Sì, novantuno. Ecco l'assonanza tra la sfida in atto tra il nordirlandese e lo spagnolo. Alvaro era arrivato a 61 lunghezze di vantaggio su Jonathan, bruciandole. Inoltre, il pilota Kawasaki ha sorpassato il ducatista. Uscendo da Laguna Seca, i due sono ora separati da 81 punti, a favor di Rea.

Se Ben riuscì a vincere il titolo, potrebbe farcela anche "Bau Bau"? Per quanto visto negli ultimi round, diremmo di no. Tuttavia, nelle corse ogni impresa è possibile e la matematica suffragia questa tesi. Con quattro appuntamenti ancora da affrontare, lo score disponibile è di 248 punti. Il ritorno in Europa nel mese di settembre darà le prime risposte, sperando - per lo spettacolo - che il discorso rimanga aperto sino al Qatar. Successe proprio così tra Ben e Noriyuki: fu l'ultima gara ad assegnare l'alloro SBK del 2009. Nessuno immaginava potesse succedere a circa metà strada.

Ben Spies trionfa nella SBK del 2009
Portimao vincente per Ben Spies, l'ultimo americano iridato in SBK

Campionato del mondo SBK 2009: fu Spies a rimontare di (Ben) 91 punti o Haga perse la testa ed il campionato?

Entrambe le ipotesi vanno bene, quindi, sceglietene una e fatela vostra. Spies arrivò dagli USA senza conoscere nulla dell'ambiente europeo delle derivate. Squadra nuova, moto inedita - la Yamaha R1 dotata di motore a scoppi irregolari - gomme Pirelli mai provate, circuiti sconosciuti. Ben si portò con sè dal Texas due persone: mamma Mary (che lo controllava a vista, nel paddock e fuori) e Tom Houseworth, suo fedele e fidato capotecnico sin dai tempi della Suzuki Yoshimura nell'AMA nazionale.

Ben siglò la pole al debutto. A Phillip Island, l'americano avrebbe potuto vincere la gara d'esordio, ma fu buttato fuori pista ed Haga su Ducati 1098 R ne approfittò, trionfando. Il texano dovette "accontentare" del trionfo nella seconda manche, diventando il rookie più promettente della categoria. Dal primo appuntamento sino a Kyalami, il numero 19 ed il numero 41 si alternarono sul gradino più alto, ma Nori fu più regolare, forte della maggiore esperienza maturata. Spies, invece, rischiò, sbagliando di più, segnando alcuni zeri.

A Salt Lake City, stato dello Utah, il primo avvicinamento dello statunitense verso il nipponico. Nel round del Santerno, le difficoltà del portacolori Yamaha furono palesi, mentre il ducatista volò, vincendo. Sembrava che la faccenda pendesse a favor di Haga, però ancora tutto doveva accadere. Pareggio tra i due contendenti a Magny-Ccours, e dibattito conclusivo in Portogallio. Portimao, quale posto migliore per decidere tutto? Superpole a stelle e strisce, vittoria per Texas Terror. Noriyuki fu costretto al ritiro e per lui le cose presero una brutta piega. Ben Spies salì sul podio da vincitore del mondiale, il quinto posto bastò per regolare un Haga sul gradino centrale del podio, ma secondo nei conti complessivi. Se pensiamo che in Sudafrica il giapponese fosse a più 91 dal rookie vestito di blu, possiamo immaginare come nelle derivate tutto possa accadere.

Spies ed Haga in duello, con il titolo SBK 2009 in ballo
Ben Spies e Noriyuki Haga, i due pretendenti al titolo SBK nell'edizione 2009

Rea e Bautista, separati da 81 lunghezze, con ancora 248 punti da assegnare, potrebbero ripetere l'epilogo tra Ben e Noriyuki

Sembra improbabile, ma non impossibile. Se rileggete l'andamento della stagione 2009, ve ne rendete conto. Quest'anno Alvaro ha toccato un apice di vantaggio costituito da 61 punti nei confronti di Johnny, mica pochi. Anzi, davvero tanti. Vantaggio dilaniato in pochi round, tra cadute e prestazioni scialbe. Proprio come Haga, il ducatista spagnolo ha iniziato a perdere colpi e fiducia, facendosi acchiappare, in primis.

Per poi essere sorpassato dalla verdona numero 1. La costanza, unita alla consistenza, sta premiando il Cannibale. Rea ha iniziato a vincere tanto da Misano, perché quelli di Imola sembravano episodi dettati dal caso e semplici svarioni di Bau Bau. La conferma di come l'ago della bilancia avesse cambiato pendenza è arrivata a Donington, proprio a casa del nordirlandese.

Operazione sorpasso effettuata ed allungo importante quello di Jonathan, che ha ulteriormente incrementato il vantaggio a Laguna Seca. Con due successi in tre partenze, l'asso della Ninja ZX-10RR ha salutato la California con 81 punti in più rispetto a Bautista, due volte nella sabbia ed una nel box, a causa di un ritiro. Mesto. Adesso, ricordando la stagione 2009, possiamo dire che i giochi siano ancora aperti. Non ci stupiremmo se le carte verranno ancora mescolate, in SBK è successo molte volte.

Separati da 81 punti, Rea e Bautista sono i piloti più vincenti della stagione SBK 2019
Rea guida il mondiale SBK, Bautista insegue. Prima di Donington, i ruoli erano invertiti

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