Laguna Seca 2016: Nicky Hayden ultimo americano a podio in SBK

In California Kentucky Kid arrivò terzo sulla Honda, festeggiando di fronte al pubblico amico. Il pilota di Owensboro è l'ultimo rappresentante USA a riuscire nell'impresa, derivate di serie e MotoGP incluse.

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Sono passati solo tre anni, ma sembra trascorsa una vita intera. La sua, che, purtroppo, non c'è più. Nella tappa del mondiale SBK di Laguna Seca 2016 Nicky Hayden salì sul podio, in una prima consistente gara del weekend, salutando il pubblico amico, accorso in gran numero a sostenerlo. Kentucky Kid e la Honda Fireblade del team Ten Kate giunsero al traguardo dopo le due Kawasaki di Rea e Sykes, battendo il compagno di squadra Van Der Mark.

La bandiera a stelle e strisce sventolò decisa nella mani del numero 69, felice del risultato. In quel momento era l'unico americano di livello rimasto nell'ambiente, Nicky. Da lui ad oggi solo alcune comparsate, ma scarsi risultati e nomi dimenticati. Indelebile, invece, Hayden. L'ultimo campione del mondo MotoGP dal passaporto USA, erede di una dinastia gloriosa, importante e vincente. Sembra bruciato il vivaio d'Oltreoceano, occorrerà tempo per vedere giovani piloti di talento.

Forse. Perché uno come Hayden non lo incontreremo mai più. Nicholas Patrick era originale, dotato, introvabile. Proprio in questi giorni la pista di Laguna Seca vedrà in azione le derivate di serie. Il nono round californiano non conterà rappresentati locali al via. Un vero peccato, sintomo di un sistema da riprogrammare. Nel Motomondiale ed in SBK mancano personaggi degni e carismatici come Hayden. Il pianeta americano del motociclismo soffre, ed il resto nel mondo ne risente.

La SBK del 2016 vantava Nicky Hayden tra i protagonisti
Nicky Hayden al debutto nella SBK del 2016

SBK, il podio di Laguna Seca ha bisogno di piloti americani

Il pubblico a stelle e strisce ama lo sport, in generale. Per loro, competizione significa competizione. Ovvero, vinca il migliore e poi festeggi, senza storie, polemiche, orpelli o alibi. Nonostante odino le fazioni forzate e le divisioni, pure gli americani preferiscono avere un loro rappresentante di spicco. Il successo della nazionale USA nel calcio femminile lo dimostra: l'audience è volato a picchi vertiginosi quando la squadra si è avvicinata alle fasi finali. L'esplosione c'è stata quando le ragazze hanno alzato il trofeo al cielo.

Da quelle parti, non esistono hooligans o tifosi "contro". Dal palato fino, lo sportivo medio apprezza il gesto tecnico, la manovra, il risultato, il festeggiamento. Specialmente se chi trionfa indossa o ha tra le mani una bandiera americana. Nicky Hayden faceva proprio così: dopo piazzamenti di livello, Kentucky Kid salutava felice il pubblico presente, mostrando orgoglioso le proprie origine. Americane.

Dal titolo conquistato in MotoGP nel 2006 ad oggi, mai più nessun yankee, californiano o texano si è ripetuto. Ha ben figurato Ben Spies, campione del mondo SBK del 2009, autore di vittorie e podi anche nella Top Class. Ben, però, appese il casco al chiodo presto, a causa di un infortunio. Rimase, appunto, il solo Hayden a tenera alta la scuola USA del motociclismo, ed il podio di Laguna Seca calcato nel 2016 fu l'ultimo per lui nella gara di casa. Nicky arrivò ancora terzo in Germania nel round successivo.

Spies diventò campione del mondo SBK nel 2009
Ben Spies nel box Yamaha SBK nel 2009

USA today: il panorama nazionale delle due ruote

Come detto, Spies aveva le carte in regola per fare molto bene. Il trionfo nell'edizione 2009 delle derivate di serie lo lanciò in MotoGP, in stagioni nelle quali si contavamo tre appuntamenti presenti in calendario: Austin, Laguna Seca, Indianapolis. Un vero record per gli americani, che potevano ammirare le gesta del texano con la Yamaha e di Hayden su Ducati. Icon in più Edwards, che ha cambiato più volte moto e team.

Attualmente, il solo Joe Roberts tenta di farsi valere nella Moto2 di oggi. Cognome pesante, non il medesimo talento di King Kenny e di Roberts Junior, detentori di quattro titoli della 500, tra babbo e figlio. Ogni tanto si vede una wild card al via del Motomondiale, senza che lasciare segni tangibili. Il campionato MotoAmerica è bello, ben organizzato e divertente, però non offre - al momento - prodotti importabili in Europa.

Il californiano Cameron Beaubier si è fatto vedere nel mondiale qualche volta, senza stupire. Lui sta bene lì, a Roseville. Vive in un bel ranch, gode di un trattamento da pilota ufficiale Yamaha, guadagna un mucchio di dollari, senza stress di adattamento a usi e costumi diversi. Nomi come Gerloff, Beach, Wyman... tutti bravi, non bravissimi. Manca qualcosa. Ci provò lo scorso anno Josh Herrin a Laguna, vestendosi da wild card. Josh non andò male, tuttavia, il podio fu un miraggio. La folla californiana ricorda ancora quello di Hayden nella SBK del 2016. L'ultimo.

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