Cristiano Ronaldo: il bilancio del primo anno alla Juventus

Dopo una ridda di voci, esattamente un anno fa il club torinese comunicava ufficialmente l'acquisto del portoghese. Il bilancio della sua prima stagione bianconera.

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L'ufficialità era arrivata proprio il 10 luglio 2018, ma erano ormai alcuni giorni che l'Italia non juventina aveva smesso di prendere in giro i tifosi bianconeri, essi stessi piuttosto dubbiosi e confusi fino a poco prima: era davvero possibile che uno come Cristiano Ronaldo lasciasse il Real Madrid, dove aveva vinto 4 Champions League, di cui 3 consecutive, per sbarcare alla Continassa?

Certo, era possibile e lo si è visto. Lo è stato per vari motivi: senza tralasciare, e ci mancherebbe, quello economico - per lui è stato un affare d'oro già solo considerando il picco di crescita esponenziale dei follower sui social in seguito al cambio di casacca - CR7 è anche uomo che ama le sfide e la Juventus, con le sue 2 Champions League vinte in 9 finali, costituiva una grande sfida da quel punto di vista.

E poi a Madrid i rapporti con Florentino Perez, per motivi diversi, non erano più idilliaci come un tempo. Se poi a queste motivazioni aggiungiamo l'improvviso addio di Zidane e una conseguente - causa o effetto che ne fosse - aria di smobilitazione che si percepiva nell'aria di Valdebebas, oltre alla corte serrata di Andrea Agnelli in persona, ecco che la decisione di Cristiano Ronaldo appare più comprensibile.

Cristiano Ronaldo Juventus
Cristiano Ronaldo: un anno di Juventus

Cristiano Ronaldo: bilancio di un anno di Juventus

A distanza di un anno dall'arrivo di CR7 alla Juventus possiamo tracciare un bilancio di massima di questa sua prima parte di esperienza italiana. Chiarito che ognuno è libero di esprimere la propria opinione, non può non lasciare almeno un po' sorpresi leggere o sentire pareri in chiaroscuro, quelli cioè secondo i quali alla fine Cristiano non è riuscito a imprimere la svolta che la società si aspettava da lui, soprattutto dopo l'importante investimento (117 milioni) fatto la scorsa estate. Ci si dimentica forse che il portoghese è un top player, uno dei giocatori più forti e vincenti di tutti i tempi ma non è una bacchetta magica vivente.

Anche lui ha bisogno di tempo per ambientarsi - e lui ne ha forse meno bisogno di altri - e la società stessa ha bisogno di trovare alchimie ed equilibri all'interno della squadra per metterlo in grado di rendere al massimo, di essere letale come sa. E poi, d'accordo che non avrà portato la Juventus sul trono d'Europa, ma occorre non dimenticare che, senza di lui, con ogni probabilità i bianconeri sarebbero usciti dalla Champions League già agli ottavi anziché ai quarti di finale. Il 12 marzo la partita di ritorno contro l'Atletico Madrid l'ha vinta lui e non solo per i 3 gol segnati, ma anche per come l'ha affrontata, di testa e di nervi, e per come ha guidato i compagni.

Cristiano Ronaldo Juventus-Atletico Madrid
Juventus-Atletico Madrid: i compagni stanno in coda. Quella partita l'ha vinta lui

Il CR7 decisivo

Sì, quello è stato forse il match-paradigma della sua capacità di spezzare le partite e indirizzarle dove vuole lui: due reti di testa, una a metà del primo tempo e l'altra a inizio ripresa per rimettere i conti in pari, in attesa del colpo di grazia, arrivato a una manciata di minuti dalla fine. Un calcio di rigore assegnato per l'atterramento di Bernardeschi in area. Nessuna discussione, toccava a lui, lui contro Oblak, uno dei portieri più forti in circolazione. Ma Ronaldo ne aveva vissute troppe di occasioni così - ne sa qualcosa anche la Juventus - per lasciarsi impressionare: 3-0 senza bisogno dei supplementari e Simeone, coi suoi huevos, a casa.

Ma decisivo Cristiano lo era stato già un paio di mesi prima, a Gedda, in occasione del match che assegnava la Supercoppa italiana: il Milan era in un buon momento, Gattuso era in fiducia e la partita si stava rivelando piuttosto rognosa. Tanto che dopo un'ora il risultato era ancora sullo 0-0 e i rossoneri cominciavano a sperare nel colpaccio: ma quando c'è un trofeo in palio per Cristiano è come sentire l'odore del sangue e così ci ha pensato lui, ancora una volta con un colpo di testa che ha annichilito gli avversari e spento ogni loro velleità. Ma pure in campionato sarebbe stata dura in diverse occasioni senza di lui: è stato lui a battere Sassuolo, Empoli e Sampdoria all'andata, a risolvere il derby di andata e a pareggiare quello di ritorno in una giornata no per tutta la sua squadra, a portare a casa un punto dalla San Siro nerazzurra e da Bergamo, dove le cose si erano messe davvero male.

I momenti no

Poi, certo, qualche passaggio a vuoto lo ha avuto anche lui, anche se coinciso comunque sempre con prestazioni negative di tutta la squadra. Oltre al 2-0 incassato al Wanda Metropolitano, solo tre settimane prima c'era stata la debacle di Coppa Italia, quel 3-0 subito a Bergamo dall'Atalanta e reso ancor più doloroso dalla certificazione di non poter raggiungere il Triplete nazionale. Fino al più inatteso, quello del 16 aprile a opera dei ragazzi terribili dell'Ajax, ma qui si potrebbero aprire dibattiti infiniti sulla paternità di quella sconfitta che ancora fa male e su quanta parte abbia avuto sull'addio di Allegri.

Cristiano Ronaldo Allegri
Cristiano Ronaldo e Allegri insieme hanno vinto una Supercoppa e uno scudetto

I numeri

Se vogliamo limitarci ai numeri, che spesso sanno parlare meglio di tanti "giudici", Cristiano Ronaldo ha disputato 43 match con la maglia della Juventus (3.646 minuti giocati), ha segnato 28 gol e mandato a rete 10 volte i compagni, mettendo, in pratica, lo zampino in un gol ogni 96 minuti. Inoltre pur avendo giocato soltanto 31 delle 38 partite di Serie A, non è riuscito a segnare solo a 5 squadre - Chievo, Bologna, Napoli, Cagliari e Roma - mentre il Sassuolo è stata la sua vittima preferita: 3 gol fra andata e ritorno. Il Chievo, per usare un gioco di parole, è "salvo", ma Pau Lopez e i suoi tre colleghi stiano in campana: CR7 è un maniaco delle statistiche.

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