Dani Alves: "Due minuti senza toccare palla e Messi esce dal gioco"

Il brasiliano fresco vincitore della Copa America da capitano racconta un aneddoto con Guardiola: "Alla fine mi diede ragione".

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Quello conquistato domenica sera, nella finale di Copa America tra il Brasile e il Perù, è stato il quarantesimo (!) trofeo vinto in carriera da Dani Alves. Lo ha fatto da capitano della Seleçao, da leader e trascinatore di una squadra che è riuscita a vincere il torneo continentale, eliminando nel corso del cammino avversari di assoluto livello (come l'Argentina di Messi) e subendo complessivamente una sola rete, su calcio di rigore.

Lui è senza dubbio uno dei "terzini destri" più forti della storia, un trequartista prestato alla fascia, dotato di una tecnica sopraffina, una visione di gioco fuori dal comune e un'intelligenza tattica indiscutibile.

Quest'ultima caratteristica l'ha dimostrata più volte nel corso della sua carriera, almeno in un'occasione testandola pure con il suo ex allenatore ai tempi del Barcellona, Guardiola. Parliamo di eccellenze del settore, insomma. Ma nonostante questo, come raccontato dallo stesso Dani Alves nel corso di una sua intervista rilasciata a Globo Esporte, alla fine è stato Pep a fare un passo indietro e dare ragione al punto di vista del brasiliano.

Barcellona, Messi e Dani Alves
Messi e Dani Alves, ex compagni di squadra nel Barcellona

Dani Alves rivela una disquisizione tattica su Messi con Guardiola

L'argomento della loro disquisizione tattica era l'interpretazione del ruolo degli esterni difensivi e il relativo rapporto di questi con le "ali". E nel caso specifico di Dani Alves, il giocatore che all'epoca agiva davanti a lui partendo da "ala destra" era un certo Leo Messi.

Guardiola odia i terzini che passano la palla alle ali, perchè non offrono progressione. Io passavo il pallone più verso l'esterno rispetto all'interno del campo, così mi tenevo in contatto con Messi. Optavo anche per i passaggi lunghi. Così un giorno Guardiola venne da me e mi disse che dovevo passarla dall'esterno al centro e dal centro verso l'esterno. A quel punto io gli risposi che Leo non poteva stare due minuti senza toccare il pallone, altrimenti si sconnetteva dal gioco e dalla partita. Doveva essere sempre coinvolto per incidere. Pep alla fine mi ha dato ragione.

E Guardiola non è proprio uno qualunque in tema di argomentazioni tattiche e di visioni di calcio.

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