PSG, anno zero: addio sponsor, Leonardo avvia il restyling societario

Al-Khelaifi si è affidato al dirigente brasiliano per dare il via a una rivoluzione interna al club, separatosi dalla storica partnership qatariota dopo 7 anni.

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Il 30 giugno 2019 è un giorno che, nella storia del PSG, verrà ricordato a lungo. Dopo 7 anni di collaborazione, il club francese ha deciso di non rinnovare la sponsorizzazione con la Qatar Tourism Authority, società con sede a Doha che, in tempi recenti, aveva legato il proprio nome a doppio filo con quello dei parigini. A comunicarlo è stata la società, con una nota apparsa sul proprio sito: ancora non sono chiari i motivi di questa interruzione, ma la teoria più ipotizzata riguarda il fatto che la proprietà voglia slacciarsi del tutto da partnership potenzialmente pericolose.

Spieghiamoci meglio: negli ultimi anni le attività del PSG sono finite sotto la lente di ingrandimento della UEFA, la quale ha più volte contestato al club irregolarità legate a una pratica ormai tristemente diffusa come quella dell'autosponsorizzazione, ovvero l'immissione nelle casse del club di capitali provenienti da aziende terze che fanno capo, più o meno indirettamente, alla proprietà in questione. Tutto ciò ovviamente è vietato, ma il modus operandi del PSG in tal senso è sempre stato abbastanza borderline. Per questo lo sceicco Nasser Al-Khelaifi ha deciso di tagliare definitivamente i ponti: il massimo organo europeo rimarrà comunque sull'attenti, ma a Nyon - dopo questa presa di posizione - potrebbero almeno parzialmente ammorbidirsi.

La rinuncia alla sponsorizzazione con la QTA va di pari passo con un processo di restyling che il PSG ha deciso di imboccare in vista della prossima stagione. Al-Khelaifi è rimasto molto deluso dall'epilogo finale della scorsa annata, che in chiave di vittorie ha riservato alla squadra "solo" il consueto successo in Ligue 1, con l'obiettivo Champions League ancora una volta miseramente fallito. L'eliminazione subita a domicilio dal Manchester United ha inasprito l'approccio del presidente sul gruppo, a tal punto da farlo sbottare definitivamente in seguito alle ennesime speculazioni sulla partenza di Neymar verso il Barcellona.

Leonardo e Al-Khelaifi, dirigente e presidente del PSG
Il presidente del PSG, Nasser Al-Khelaifi, saluta Leonardo: il brasiliano è tornato in Francia a cinque anni dalla sua prima esperienza con i parigini

PSG, basta spese pazze: lo sceicco riparte da Leonardo

Il succo del pensiero dello sceicco è molto chiaro: basta considerare il PSG come una sorta di approdo conveniente, nel quale un giocatore può facilmente ambire a spolpare economicamente una dirigenza di sprovveduti. In Francia si vuole cambiare registro, ma occorrono gli uomini par farlo: lasciato andare lo storico dirigente spagnolo Antero Henrique, Al-Khelaifi ha richiamato al capezzale della società l'unico professionista in grado di mantenere l'asticella alta e la barra dritta verso l'obiettivo di rimanere competittivi.

A pochi giorni dal suo divorzio con il Milan, Leonardo si è accordato per il ritorno nella capitale francese, dove il dirigente brasiliano aveva già lavorato tra il 2011 e il 2014, prendendo in mano un progetto in fase embrionale e rendendolo vincente, almeno in patria. Sotto la sua direzione sono arrivati i primi colpi di mercato capaci di scaldare l'ambiente: correva l'anno 2012 quando, con un blitz, il brasiliano strappò al Milan Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic, allora considerati due pezzi da novanta a livello europeo nonché, ovviamente, due perni dei rossoneri scudettati di Massimiliano Allegri.

A cinque anni dalle dimissioni, la sua strada si è nuovamente incrociata con quella del PSG. La sua missione principale sarà quella di costruire una squadra seguendo certe logiche e coordinandosi con Thomas Tuchel, confermato nonostante alcune perplessità. La via da seguire è quella degli innesti funzionali, senza sperperare soldi per giocatori inutili o doppioni. Negli ultimi anni i parigini si sono ritrovati in una situazione talmente paradossale che, pur avendo probabilmente il miglior tridente offensivo al mondo, ai grandi appuntamenti hanno sempre fallito l'obiettivo. Ora la proprietà vuole voltare pagina e, per farlo, si è rivolta a un normalizzatore come Leonardo.

Sarabia ed Herrera i primi colpi ufficiali

Gente funzionale, si diceva. In tal senso il dirigente brasiliano ha già cominciato a lavorare con molta rapidità. In una sola settimana il PSG ha già chiuso due affari molto importanti in entrata, andando a rinforzare il reparto di centrocampo con gli innesti di Pablo Sarabia e Ander Herrera. Il primo viene, a ragione, considerato il dodicesimo uomo più impattante d'Europa: pagato 18 milioni di euro, ovvero l'intero valore della clausola rescissoria che lo legava al Siviglia, porta in dote qualità e imprevedibilità, una discreta dose di gol e, soprattutto, un'efficacia clamorosa nell'ultimo passaggio.

Herrera potrebbe essere il mediano che da tempo stanno cercando da queste parti, un vero affare di mercato sia economico (è arrivato a parametro zero) che tattico, visto che può giocare in ogni tipologia di centrocampo. Il basco aggiunge cervello e muscoli a un reparto mai veramente rinforzato a dovere negli ultimi anni, tanto è vero che - a un certo punto - si è addirittura sentita la mancanza di Thiago Motta, uno che anagraficamente non aveva più nulla da spendere. Speso, troppo spesso, il PSG si è ritrovato con interpreti di ruolo contati e allenatori costretti ad adattare gente esclusivamente per necessità.

Per esempio, nell'ultimo anno di gestione Emery, Giovani Lo Celso finì a giocare da playmaker davanti alla difesa. Lui, un esterno offensivo, veniva costretto a dettare i tempi. I risultati furono sotto gli occhi di tutti: se in Ligue 1 qualcosina di buono lo ha combinato, la doppia sfida in Champions League contro il Barcellona ha segnato la fine della sua esperienza francese. Ecco, Leonardo non vuole che si ripetano altri casi come questo: l'ex Inter e Milan valuterà tutti gli effettivi in rosa e metterà mano dove lo riterrà più opportuno.

Per la fascia si avvicina Guerreiro, occhi sugli esuberi del Barcellona

La falla storica sulla fascia sinistra verrà tappata da Raphael Guerreiro, uno che il campionato francese lo conosce molto bene per essere esploso nel Lorient. Con l'arrivo di Nico Schulz a Dortmund, il portoghese perderà spazio e a Parigi potrebbe davvero diventare un elemento di grande importanza per Tuchel, che già da tempo lo aveva messo in cima alla lista delle preferenze per l'out mancino. In attesa di capire quale sarà il destino di Neymar (in tal senso, il Barcellona ha molti esuberi che interessano), va registrato un altro fatto molto interessante.

Nonostante i tifosi siano mediamente contenti del ritorno di Leonardo, l'ambiente si è indispettito per alcune cessioni che hanno coinvolto i giovani del vivaio. Rabiot a parte, che comunque non può più essere considerato un giovane, il PSG ha fatto cassa (e plusvalenze) con due talenti cristallini come Moussa Diaby e Timothy Weah. Una politica già radicata, sia chiaro, che però in passato ha fatto perdere al club soluzioni casalinghe che avrebbero fatto comodo per allungare la rosa. Gente come Odsonne Edouard, Jonathan Ikoné, Yacine Adli, Mike Maignan, Youssouf Sabaly, Fodé Ballo Tourè e Boubakary Soumaré, giocatori scaricati forse troppo frettolosamente che stanno facendo le fortune di altre squadre. Ma questo è il passato: il PSG del presente ha spezzato i ponti con la storia recente e deciso di rinnovarsi. Funzionerà? Ai posteri l'ardua sentenza.

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