Milan, il saluto di Abate, cuore rossonero: "Torneremo tra i grandi"

Il terzino lascia dopo 10 anni ma porterà i colori del club nel cuore per sempre: "Vedo un grande futuro per la squadra, anche se serviranno due o tre rinforzi mirati".

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Non deve essere facile dopo tanti anni cambiare drasticamente le proprie abitudini, ma questo è il calcio e Ignazio Abate lo sa. Il terzino 32enne ha appena concluso dopo dieci anni il suo rapporto con il Milan, il club in cui è cresciuto e che ha saputo conquistarsi sul campo nel 2009, quando dopo una serie di prestiti si guadagnò il ritorno a casa e l'inizio di una storia durata appunto dieci stagioni e oltre 300 partite.

Non sono stati gli anni migliori del Diavolo, bisogna dirlo: arrivato in rossonero a ridosso dell'inizio del dominio della Juventus sul calcio italiano, Abate ha fatto in tempo a vincere lo Scudetto 2010/2011 e due Supercoppe Italiane, nel 2011 e nel 2016. La sua esperienza è stata comunque più che positiva: le oltre 300 gare con il Milan, come detto, il toccante saluto di San Siro nell'ultima gara, una ventina abbondante di presenze in Nazionale, la fortuna di aver potuto condividere lo spogliatoio con tanti campioni straordinari.

Emozioni importanti, traguardi non scontati che Abate si porta nel cuore così come un club che sentirà sempre suo, come sottolineato dalla maglietta indossata nell'ultima a San Siro - "Con il Milan nel cuore per sempre" - e come emerge dall'intervista che il terzino, pronto a rimettersi in gioco a 32 anni, ha concesso alla Gazzetta dello Sport.

Ignazio Abate nell'ultima gara con il Milan
Ignazio Abate, 32 anni, al Milan dal 2009 al 2019.

Milan, il saluto di Abate

Lascio un Milan che ha tutto per tornare tra le grandi. C'è un gruppo solido, con importanti valori tecnici e morali, vedo un grande futuro anche se serviranno due o tre rinforzi mirati. La penso come Gattuso: oltre ai giovani servono anche giocatori di esperienza e spessore, non possiamo affidarci soltanto alle scommesse.

Le ultime due stagioni non sono state facili per Abate, senatore che in passato è stato un punto fermo del Milan, vice-capitano e a volte anche capitano. L'esplosione di Calabria lo ha messo ai margini, le scelte di Gattuso e Leonardo, tecnico e ds, non gli hanno permesso di lasciare il segno come avrebbe voluto.

Sognavo di chiudere qui la carriera, ma la vita va avanti. Avevo parlato del futuro a ottobre, Leonardo è stato assolutamente onesto nei miei confronti. Ero consapevole di quello che sarebbe successo. Poi è ovvio, ho cercato di metterlo in difficoltà, così come con Gattuso: avrei voluto giocare di più, sto benissimo fisicamente e mentalmente, ma l'importante è il gruppo.

Il rapporto con Gattuso comunque è sempre stato ottimo, e quando è stato in emergenza il tecnico rossonero si è affidato proprio a lui, Abate, schierato nell'insolito ruolo di centrale difensivo.

Quando sono arrivato era un riferimento, per me era e resta un amico. Ha dato il mille per cento alla causa, mi spiace se ne sia andato ma era davvero stremato. È migliorato tanto nella gestione del gruppo, lo ha plasmato in modo che tutti lo seguissero, ci ha portati a un passo dalla Champions. Forse le sue idee e quelle del club sul futuro non coincidevano.

Le idee per il futuro

Quale futuro invece per Abate? 

Voglio giocare per vincere e rimettermi subito in gioco, so che ci sono state molte proposte e non scarto l'estero a priori. Deciderò in base al progetto, mentre in futuro più che sul campo mi vedo dietro la scrivania, magari direttore sportivo. Anche se come dice Gattuso uno deve mangiarne di pagnotte.

Dieci anni in rossonero che Abate riassume parlando dei momenti più belli e di quello più brutto.

Il saluto di San Siro, non me lo aspettavo, è stato qualcosa di incredibile. Poi ovviamente lo Scudetto e la Supercoppa a Doha. Ho vissuto male il Milan "cinese", ero cresciuto con Galliani e Berlusconi e non credevo che il presidente se ne sarebbe mai andato. In quel Milan era brutto perché ti sentivi un estraneo in casa tua, era tutto completamente stravolto, pensai anche di andarmene.

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