NBA: in attesa di Kawhi Leonard, Simmons merita il max contract?

Ben Simmons è vicino a un quinquennale da 170 milioni con i Philadelphia 76ers, mentre Leonard deve ancora decidere la sua destinazione.

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Non si ricorda a memoria non solo nostra, ma di tantissimi giornalisti d'alto livello americano, un primo giorno di free agency NBA così convulso, pieno di firme, trattative, scambi e colpi di scena. Le firme di Kevin Durant e Kyrie Irving ai Nets sono solo la punta di un iceberg che ha completamente travolto la lega rimescolando tutte le carte, riscrivendo i valori in campo e aprendo un ventaglio di possibilità sulla nuova stagione con nuovi protagonisti, grandi decadute e chi si sta inserendo nel novero delle potenziali contender del futuro.

L’unico denominatore comune è la completa inabilità dei New York Knicks di avviare il processo di rilancio firmando almeno uno (se non due) free agent di alto livello. I meme che si sono susseguiti sul web sono stati impietosi, dallo scherno per il non arrivo delle stelle, passando per la beffa Zion Williamson, ma soprattutto per la pletora di firme biennali per giocatori di grande sostanza che, sebbene non vincolino i Knicks sui movimenti futuri, non possano essere sufficienti dopo aver passato la scorsa stagione a fare spazio salariale per aprire un nuovo ciclo. Se a questo aggiungiamo che i Nets, vicini di casa, hanno fatto all-in nel mercato, diventa difficile per Spike Lee e gli altri accettare l’ennesima disfatta.

I Celtics intanto si sono mossi per creare un cast di supporto a Kemba Walker confermando Daniel Theis, Brad Wanamaker e portando un lungo solido come Enes Kanter. Stevens dovrà riciclarsi dopo un’annata difficile soprattutto nel rapporto con la stella della squadra, ma con Kemba e soprattutto senza Horford torna d’attualità la responsabilizzazione di Tatum e Brown che ora dovranno essere i leader al fianco di Walker. Sarà una stagione particolare per Boston, così come per i Lakers, che hanno firmato Jared Dudley per portare un po'di esperienza e leadership in spogliatoio, mentre attendono l’evoluzione della situazione Iguodala che ha fatto uscire il suo libro “Sixth man” ed è stato accostato a loro in più occasioni. Sarebbe il leader silenzioso dalla panchina che servirebbe in un gruppo con due (forse tre) stelle.

L'attesa per la decisione di Leonard

NBA: Il destino di Kawhi?

L’unico giocatore a non aver ancora fatto sapere quale sarà il suo futuro è Kawhi Leonard. L’MVP delle ultime NBA Finals è ovviamente al centro di tante speculazioni, altrettante ipotesi, ma la realtà è che di concreto non è trapelato nulla. I Raptors hanno chiesto e ottenuto la possibilità di essere gli ultimi ad avere udienza con il giocatore per tentare di trattenerlo. Nella giornata di ieri i media locali hanno riportato il fatto che avesse concluso i meeting con le due squadre di Los Angeles, senza che il borsino delle stesse fosse mutato di una virgola.

Che Kawhi fosse un giocatore e un personaggio sui generis lo si era capito e la sua conduzione della free agency è stata molto diversa rispetto a quella di Kevin Durant che ha fatto tanto discutere (i Warriors ritireranno la sua maglia in segno di gratitudine) e soprattutto ha riservato ai social network l'anteprima della sua decisione. Leonard ha cominciato gli incontri dopo l’apertura delle firme e non ha negoziato su una possibile prelazione per i Lakers di LeBron o chiunque altro. Le azioni dei Raptors sono in rialzo, soprattutto dopo la vittoria del titolo, ma tentando l’ardito compito di leggere tra le righe delle sue parole, le intenzioni potevano sembrare altre. Scervellarsi nel cercare chiavi di lettura possibili è una perdita di tempo, quindi bisognerà aspettare l’ufficialità o il tweet di Wojnarowski per sapere.

Ben al servizio di Joel?

Troppo il massimo per Simmons?

L'NBA è una lega che a livello salariale impone delle scelte spesso obbligate se si vuole proseguire un progetto di crescita. Il "process" di Philadelphia, dopo anni di disastri in campo, ha estremizzato il concetto di tanking per arrivare alle migliori scelte al draft, tra queste c'è Ben Simmons, giocatore dal cristallino talento, imprigionato in un fisico che lo renderebbe il giocatore totale e perfetto per il basket contemporaneo. Il condizionale, però, è doveroso, perchè se le caratteristiche fisiche e tecniche ci potrebbero mettere di fronte un dominatore del gioco, per non parlare della lettura di situazioni o capacità di coinvolgere i compagni, quel tiro completamente inesistente e quell'orrida meccanica lo hanno reso quasi un handicap per la sua squadra all'interno delle serie di playoff. Per questo motivo alcuni dei giornalisti americani più accreditati lo hanno accostato molto più al ruolo di centro che a quello naturale di point guard.

Questa lacuna, unita a un pressochè nullo risultato di miglioramento sino a oggi, hanno fatto aleggiare più di un dubbio sul suo status di stella. I Sixers gli hanno comunque allungato un'offerta quinquennale al massimo salariale di 170 milioni dimostrando di continuare a credere in lui e rendendolo idealmente il secondo volto della franchigia dopo Embiid. La domanda che sorge è: senza un perlomeno credibile tiro, merita questi soldi? La risposta è difficile e articolata, perchè se ne facciamo un fatto di feeling per il gioco e capacità si andrebbe all-in a occhi chiusi, ma il tallone d'Achille del jump shot nel basket contemporaneo è un dubbio che solo lui potrà fugare sia nella menti di appassionati e addetti ai lavori che nella sua.

 

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