MLB: il Play Ball di Londra

Un successo le prime due partite di regular season MLB giocate in Europa: importante aver portato subito la più grande rivalità, Yankees contro Red Sox

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E pure la MLB a Londra ce la siamo… no, ferma tutto. Citazioni cinematografiche inopportune a parte, dopo oltre un anno di attesa il dente è stato tolto, e non si è trattato di una procedura dolorosa o tormentata per la prima sfida di regular season MLB mai giocata in Europa. L’annuncio da parte della lega di una doppia partita londinese - e che partita: New York Yankees contro Boston Red Sox, la più grande rivalità che ci sia - era arrivato nel maggio del 2018 e da quel momento si era viaggiato su due binari paralleli.

La fiducia nel fatto che una città così grande, e così facilmente raggiungibile da mezza Europa, potesse comunque garantire un pienone, e il timore del debutto, della prima volta, di uno sport che ha antiche radici britanniche ma che nell’immaginario collettivo locale è quasi inesistente, dato il bombardamento di calcio, cricket, rubgy e football americano, supportato da un impegno abnorme della NFL che ha creato un settore a sé di appassionati. Il baseball è in terzo, neanche secondo piano, e dunque non si poteva contare su migliaia di appassionati delle Isole Britanniche, ma questo timore è stato soffiato via da una semplice osservazione, empirica ma sensata. Quando infatti nei due giorni è stato eseguito God Save The Queen una fetta… udibile dei 60.000 presenti l’ha cantato, e questo indica ragionevolmente che si trattava di britannici, al netto di qualche americano desideroso di partecipare al canto o di anglofili vari in visita.

E va anche detto che la maggioranza dei presenti, diciamo a occhio e croce almeno 40.000, è rimasta fino alla fine di due partite che al settimo inning parevano chiuse: che poi in entrambe le giornate Boston abbia rimontato è fatto secondario, perché in quel momento ci aveva voluto andare a casa l’aveva fatto. Pochini, rispetto ad analoghe situazioni americane, e questo è incoraggiante, anche se bisognerebbe sapere il motivo di tale fedeltà. Ovvero: passione pura per il baseball o percezione che con quel che si è pagato tanto vale godersi lo spettacolo fino al termine?

I tifosi del baseball davanti allo stadio di Londra
Olympic Stadium di Londra, teatro delle due sfide MLB del 29 e 30 giugno

Niente di nuovo sotto il sole

I New York Yankees hanno vinto entrambe le partite, 17-13 e 12-8, confermando la grande stagione che stanno vivendo, nonostante un numero altissimo di infortuni. I loro lanciatori sono stati migliori, anche se entrambi i partenti (titolari) hanno giocato male e sono durati solo un inning: il già noto e normalmente affidabile Masahiro Tanaka sabato (sei punti concessi, come il suo avversario Rick Porcello) e il debuttante Stephen Tarpley domenica (quattro punti). Per dire, non accadeva dal 1912 (!) che sia Yankees sia Red Sox concedessero almeno sei punti nella prima ripresa, e dal 1989 che i due partenti non fossero costretti a uscire prima ancora della seconda.

Un’anomalia che con un po’ di fantasia è stata ricollegata a un… trattamento speciale delle palline: una delle essenze del baseball è il duello tra lanciatori imbattibili, ma una corrente di pensiero sostiene che un pubblico straniero non avrebbe particolarmente gradito uno 0-0 ancora all’8° inning e allora vai con le teorie del complotto, palline magari un pochino arrotate per farle viaggiare di più nell’aria e così via. Nulla di nuovo, peraltro: è da inizio stagione che si dice la stessa cosa del resto della MLB, dato che si sta andando verso un record storico di fuoricampo. E bisogna poi dire che le misure del campo di Londra non erano tra le più grandi della MLB, anzi: le regole impongono una dimensione minima ma in generale in USA si va un po’ oltre, mentre qui si è rimasti giusti giusti, anche per la difficoltà di adattamento al formato di uno stadio nato con tutt’altri scopi.

Il campo dell'Olympic Stadium realizzato per il baseball
Il 'diamante' dell'Olympic Stadium di Londra

Però la gente ha apprezzato, a parte quei non molti usciti prima del tempo: l’atmosfera e lo sviluppo del gioco a nostro parere sono stati più genuini rispetto agli analoghi tentativi di radicamento della NFL, che ha peraltro ormai messo radici, se è vero che il 2019 sarà l’undicesimo anno consecutivo di presenza a Londra, e anche stavolta con quattro gare, a ottobre. Forse perché al contrario di quasi tutte le partite NFL questa è stata una doppia sfida tra grandi squadre con una amplissima base di tifosi. Il 90% - a stare bassi - di chi vestiva una divisa MLB all’Olimpico l’aveva dei Red Sox o degli Yankees, mentre alla NFL compaiono quelle di tantissime squadre, trasformando gli appuntamenti in una specie di raduno dei tifosi europei - e sono prevalentemente europei.

La NFL del resto ha poca scelta: ogni club ha solo otto partite in casa, e trapiantare a Londra una di esse particolarmente significativa - un Packers-Bears, ad esempio, o Saints-Falcons - scontenterebbe molto i tifosi di casa. Mentre quest’anno Red Sox e Yankees si sfidano 19 volte, e trasferire due di quelle gare all’estero rappresenta una perdita molto limitata. E questo è un vero vantaggio per la MLB, che l’anno prossimo porterà Chicago Cubs e St.Louis Cardinals, dunque altre due rivali storiche.

Tanta America sugli spalti

Rivali storiche e dunque con la garanzia di portare soprattutto tifosi americani. Al di là dei britannici a cui si è accennato prima, gli statunitensi all’Olympic Stadium erano la maggioranza. A giudicare dall’abbigliamento - nel 90% dei casi li riconosci da 20 metri di distanza, da 30 se aprono bocca - e dai modi di fare, compresa la conoscenza perfetta delle cadenze e delle tradizioni, che per la circostanza sono state miscelate: all’8° inning l’esecuzione di Sweet Caroline, nella versione di Neil Diamond. come avviene sempre a Boston, ma a fine partita anche New York, New York in onore degli Yankees, come chiaramente nella casa dei Red Sox non potrebbe mai e poi mai avvenire.

I tifosi guardano la partita all'Olympic Stadium

Logico pensare che nel 2020 sarà la stessa cosa: al 7° inning il tradizionale canto Take Me Out to the ball Game non verrà eseguito da tutto il pubblico su base registrata ma sarà guidato da un ospite di onore, e sicuramente verrà fatto partire anche Here Comes the King, che sarebbe in teoria l’inno legato sia alla città di St.Louis sia alla Anheuser-Busch, la grande produttrice di birra che sul piano commerciale, ma vale alle partite dei Cards.

Un futuro da interpretare

Resta da capire l’intenzione finale della lega. Giocare semplicemente un paio di partite l’anno a Londra - difficile pensare ad altre città europee - per fare il pienone e avere un discreto ritorno pubblicitario? Inaugurare una tradizione che possa fare breccia poco alla volta nel pubblico europeo, e diffondere il baseball? Più probabile, molto più probabile la prima, con il corposo contributo di americani viaggiatori. Anche perché giocando in giugno si ottiene, rispetto alla NFL che lo fa in ottobre, la possibilità per i tifosi statunitensi di abbinare una vacanza europea in periodo più consono alle vacanze stesse. E non è un dato da poco.

Il principe Harry e Meghan posano per una foto ricordo negli spogliatoi degli Yankees
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