Arsenal: la campagna social di Adidas è un autogol e Twitter la chiude

La casa tedesca sta lanciando un'inchiesta dopo che i troll social hanno attaccato la sua campagna intesa a lanciare il nuovo kit home dei Gunners londinesi.

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Una corte durata 25 anni. È quella che Adidas ha fatto per convincere l'Arsenal a tornare a indossare le magliette con le tre strisce sulle spalle. Praticamente da quando il club londinese era passato nel 1994 a Nike, accordo durato un ventennio, seguito poi da un contratto quinquennale con Puma, spirato proprio il 30 giugno scorso.

Già da qualche giorno la casa tedesca aveva cominciato a diffondere un video molto divertente con la sua leggenda Ian Wright a fare da filo conduttore fra i grandi dei Gunners del passato e gli idoli di oggi, da Özil a Bellerin, da Aubameyang a Koscielny. Il trailer, scanzonato e brillante era stato curato sin nei minimi particolari per non "bucare" proprio nel tanto agognato momento del ritorno.

E i tifosi avevano mostrato di aver gradito tale impegno: nelle immagini c'era tanta Londra, la case basse dai caratteristici mattoni rossi, le uova alla piastra con le salse, i pub del tifo più incallito e, attori d'eccezione, gli eroi di ieri e oggi disposti a mettersi in gioco e, perché no, a prendersi anche in giro.

Arsenal tifosi
Arsenal: la campagna con Adidas e Twitter si è rivelata un autogol

Arsenal: la campagna social di Adidas è un autogol

Ieri, poi, è scattata la seconda parte della campagna che ha coinvolto, immancabilmente, i social network e Twitter in particolare. Attraverso quest'ultimo, infatti, i tifosi potevano aderire all'iniziativa proposta da Adidas: scrivere il proprio nome utente Twitter sul dorso della nuova maglia home dei loro beniamini dell'Arsenal per la stagione 2019-20. Peccato che l'iniziativa, che la casa three-stripes aveva lanciato in assoluta buona fede si sia rivelato un invito a nozze per i troll, sempre in agguato, e quindi un autentico, è proprio il caso di dirlo, autogol. Numerosi, infatti, sono stati gli account Twitter creati ad hoc, con nomi offensivi, perché evocavano le più dolorose tragedie, dall'Olocausto a Hillsborough fino al caso della piccola Madeleine McCann, scomparsa in Portogallo una dozzina di anni fa.

Inutile dire che il ricordo di queste tragedie abbinate alla frase "Questa è casa, benvenuto nella squadra" non giovavano per nulla all'immagine di nessuno, né del club né della casa tedesca né del social network che a causa dei mancati controlli è finito nell'occhio del ciclone e che per questo ha eliminato i tweet offensivi e sospeso diversi account. Più o meno lo stesso era già accaduto a una simile campagna dei New England Patriots nel 2014, mentre due anni fa era toccato all'azienda britannica di snack-food Walkers scusarsi dopo che il suo account Twitter aveva inviato foto del suo ambasciatore, l'ex calciatore Gary Lineker, con in mano alcune immagini del serial killer Harold Shipman e di Jimmy Savile, un conduttore televisivo accusato di violenza sessuale.

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