NBA, Lakers: la terza stella, la topica di Pelinka e il numero di LBJ

I Lakers prendono Davis, si complicano la vita con lo spazio salariale, rimediano e ora sono pronti all'assalto di una terza stella.

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Alla scorsa trade deadline i Los Angeles Lakers si erano spinti fino al limite della prostituzione per arrivare a Anthony Davis prima della concorrenza, ma i Pelicans hanno tenuto duro e David Griffin ha ricavato un pacchetto notevole in estate completando la trade che l’NBA si aspettava da mesi. Si dice in questi casi che per arrivare a uno dei primi cinque o dieci giocatori della lega non ci siano asset che tengano: si prende e basta. Il discorso vale anche per Anthony Davis, soprattutto alla luce della presenza di LeBron James che avrà ancora pochi anni ad altissimi livelli.

Oltre a questo, Davis può anche prendere la torcia nel momento in cui lascerà il re e proseguire l’eventuale legacy dei Lakers garantendo competitività e appetibilità per free agent o altri campioni. Ovviamente non è tutto oro ciò che luccica, perché per creare un superteam composto da tre (o addirittura quattro) stelle, si è obbligati a scelte di contorno per il resto della squadra. Concentrando le forze economiche in pochi giocatori, nel caso vengano meno per i motivi più disparati nel momento decisivo, rischiano di mandare all’aria la corsa al titolo, ma ovviamente se i Durant-Curry-Thompson o i Bosh-James-Wade sono sani allora i titoli possono arrivare anche in serie. I Raptors, anche agevolandosi di questo baco del sistema, hanno dimostrato che avere dei comprimari di valore in grado di elevare il rendimento nel momento giusto permette di vincere ugualmente. Non c’è una regola aurea, ma nell’NBA più stelle ci sono, più si alzano le possibilità di vincere e i Lakers non hanno ancora finito.

A tal proposito, continuano i rumors riguardo all’eventuale nuova stella da affiancare alle due già presenti e i nomi di Kyrie Irving e Kawhi Leonard (decisamente meno probabile del primo) sono all’ordine del giorno anche alla luce del quasi certo rinnovo di Klay Thompson a Golden State. Quello che ha più di tutti destato sospetti è D’Angelo Russell e il suo eventuale ritorno nella città degli angeli dopo essere stato sostanzialmente ripudiato. Oltre alle indubbie qualità di D-lo, quale potrebbe essere il motivo per un suo ritorno?

Pelinka sbaglia e rimedia

NBA: l'errore di Pelinka

Il salary cap NBA è una scienza molto complessa, infatti le società hanno la crème del personale specializzato per gestire non solo i contratti, ma tutta la questione economica presente e futura su eventuali limiti contrattuali, soldi e soprattutto i movimenti da intraprendere per garantirsi la necessaria flessibilità sul mercato. A tal proposito la figura di Rob Pelinka è stata travolta dal pubblico ludibrio perché, con il suo staff, nel completare la trade per Anthony Davis non ha tenuto in considerazione la necessità di mantenere lo spazio sufficiente per un terzo max contract player.

A tal proposito il front office non solo ha dovuto scambiare tre giocatori come Bonga, Wagner e Jones con i Wizards esclusivamente per creare spazio, ma ha anche dovuto chiedere a Davis la rinuncia al proprio trade kicker di quattro milioni di dollari. Dopo questa ricostruzione di cocci i gialloviola sono tornati prepotentemente sul mercato delle stelle. Il rumor di Russell era stato messo in giro proprio alla luce del fatto che sarebbe stato l’unica stella a non richiedere il super max, ma ora è lecito aspettarsi un accantonamento di questa pista in virtù di un altro top. Se così sarà i BIrd Rights verrano utilizzati completamente per un giocatore come può essere Reggie Bullock, i Lakers potrebbero dover avere un numero record di dieci contratti al minimo a roster per la prossima stagione. Se è vero che i veterani andrebbero molto volentieri in una squadra con tre stelle, saranno tutti onesti (forse) mestieranti, coi rischi del caso alla luce delle cartelle cliniche di Davis e magari anche di LBJ.

Si torna al 6 per LBJ?

James cede il #23 a Davis

Siccome Hollywood sta al cinema come Los Angeles sta all’NBA, tutto quello che avviene nella città degli angeli è amplificato e quanto più si può romanzare su una franchigia che ha più giornalisti accreditati di qualsiasi altra in America, tanto maggiore è la cassa di risonanza. La retorica spesso prende il sopravvento e anche questa volta un po' troppe notizie parlano della scelta di LeBron James di cedere il suo numero 23 al compagno Anthony Davis. La questione dei numeri è tema sentito tra i giocatori, che però solitamente viene risolta all’interno con ricompense e accordi per la cessione.

In questo caso LeBron James ha ceduto autonomamente il suo al futuro compagno e questa risulterà essere anche una mossa di marketing, perché se una delle maglie più vendute della scorsa stagione ha il #23 in purple & gold, quando cambierà ritornando con tutta probabilità al 6 di Miami, è preventivabile una nuova impennata di vendite. La cosa ha fatto notizia più di molte altre a livello mediatico tanto da scatenare le storie della stampa, ma #23 o meno LeBron rimane LeBron e la coppia con AD promette scintille.

 

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