Alla scoperta di Curaçao, la perla del Caribe che incanta in Gold Cup

La piccola selezione caraibica ha raggiunto i quarti di finale con un gol segnato nel recupero dell'ultima partita, confermando la crescita intrapresa dal 2015.

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Ci sono calciatori che passano un'intera vita a sgomitare per ritagliarsi un posto importante nella storia dello sport più bello al mondo. Il nome di Julien Gaari, a molti, non dirà nulla ed effettivamente non potrebbe essere altrimenti, visto che si parla di un difensore fino a oggi impegnato a farsi largo esclusivamente nelle serie inferiori olandesi. Poche settimane fa, al centro della retroguardia del Waalwijk, questo classe 1993 ha strappato la promozione in Eredivisie, conquistandosi per la prima volta la possibilità di misurarsi a grandi livelli. Le basi per passare un'ottima estate ci sarebbero già così, se non fosse che Gaari ha deciso di strafare salvando, di fatto, l'avventura di Curaçao in Gold Cup, la massima competizione per nazioni organizzata dalla Concacaf.

Una sua rete, segnata al 96esimo minuto contro la Giamaica, ha permesso alla squadra allenata da Remko Bicentini di staccare il pass per i quarti di finale della competizione, un traguardo che non veniva tagliato da 50 anni tondi tondi. Correva infatti l'anno 1969 quando, sotto la bandiera delle allora Antille Olandesi, la piccola selezione riuscì a spingersi fino a uno storico terzo posto, ancora oggi il miglior risultato mai raggiunto dal minuscolo arcipelago del Caribe.

Un record vero e proprio che da quelle parti viene ancora ricordato con nostalgia, soprattutto perché sarà difficile provare a ripeterlo a breve. L'accesso alla seconda fase di Gold Cup ha riservato a Curaçao un titanico match contro gli USA, vero e proprio colosso del continente nonché, ovviamente, una delle favorite per la vittoria finale della rassegna iridata giocata in casa. L'impegno è ostico e andrà affrontato con la massima serenità, come ha ricordato nell'ultima conferenza stampa Eloy Room, estremo difensore della squadra e uno degli elementi più esperti di un gruppo che, ancora una volta, è riuscito a gettare il cuore oltre l'ostacolo.

Gaari di Curaçao segna contro la Giamaica
Julien Gaari scarica in porta il gol dell'1-1 definitivo contro la Giamaica, che vale il passaggio di Curaçao ai quarti di finale di Gold Cup

Ricominciare da zero: la rinascita di Curaçao

L'ascesa, o meglio il ritorno in grande stile di Curaçao, è molto recente. Volendo ricercare una sorta di anno zero sul quale ragionare, si potrebbe dire che il 2010 ha resettato tutto e, dopo un periodo di assestamento, nel 2015 è (ri)partito un vero e proprio progetto sportivo ambizioso. L'obiettivo della federazione, come spesso ribadito in questi ultimi anni, è quello di arrivare a giocarsi la qualificazione al futuro Mondiale a 48 squadre, il che rappresenterebbe un grandissimo colpo per una selezione recentemente insediatasi al 79esimo posto del ranking FIFA per nazioni.

Tre anni fa, a tal riguardo, era stato toccato l'apice più alto: con Patrick Kluivert al timone, Curaçao aveva scalato le posizioni assestandosi al 75esimo posto, un risultato impressionante se consideriamo che solo un lustro prima le Antille Olandesi si erano ufficialmente dissolte, mandando in fumo quel poco di buono che era stato costruito a livello calcistico. La divisione aveva sfaldato l'arcipelago in cinque piccoli blocchi, tre dei quali sono passati direttamente sotto il controllo del governo centrale di Amsterdam. Le Pantere e Sint-Marteen si sono ritrovate così ad affrontare da sole le difficoltà che solo un sistema intricato come quello nord e centroamericano (penalizzante per le piccole realtà caraibiche) è in grado di riservare.

Dalle Antille all'Olanda: l'importanza di Kluivert

Quando Kluivert ha preso il comando, la missione principale era quella di costruire una squadra in grado di supplire alle proprie carenze tecniche e strutturali croniche, cercando di racimolare esperienza in giro. Così, l'attuale secondo di Clarence Seedorf nel Camerun, ha cominciato un processo di ricerca lungo e dispendioso, scandagliando da cima a fondo il calcio olandese per stanare potenziali rinforzi nati a Curaçao. O, comunque, che avessero discendenze tali da poter permettere loro di rappresentare la piccola selezione gialloblu.

Grazie al lavoro dell'ex centravanti dell'Ajax, i risultati non hanno tardato ad arrivare: la sua spiccata personalità, unita alla credibilità acquistata in anni di carriera a grande livello, ha convinto gente del calibro di Cuco Martina, Leandro Bacuna, Jarchinio Antonia e Gevaro Nepomuceno ad accettare un progetto sportivo ancora in fase embrionale, ma comunque molto ambizioso. Nei primi due anni la squadra ha scalato le tappe e si è qualificata alla Gold Cup del 2017, dalla quale è poi uscita senza fare punti e senza segnare nemmeno una rete. Ma Kluivert non si è perso d'animo e, quando la federazione lo ha chiamato per proporgli il rinnovo, lui ha deciso di declinare, affidando la gestione della squadra al suo vice.

Remko Bicentini, il figlio di Cruijff che sogna il Mondiale

La figura di Remko Bicentini unisce tutto il paese in maniera trasversale, perché per gli abitanti di Willemstadt è e sempre sarà il figlio del leggendario Moos. Suo padre è stato il calciatore più famoso della storia di Curaçao, a tal punto che - grazie alle sue giocate - si è guadagnato un soprannome pesante, di quelli che fanno rabbrividire solo sentendoli nominare. Per tutti Bicentini senior era Cruijff, un giocatore stilisticamente delizioso la cui parabola - trascritta nei libri di storia locale - narra anche di un clamoroso rifiuto al Real Madrid, per il semplice motivo che non se la sentiva di lasciare casa.

Remko, invece, ha faticato a scrollarsi di dosso l'etichetta di figlio d'arte. Kluivert ha creduto in lui su consiglio di Giovanni van Bronkhorst, col quale Bicentini junior ha conseguito il patentino da allenatore, e lo ha modellato a sua immagine e somiglianza, mixando la sua sagacia tattica alla parte organizzativa che, a Curaçao, non sapevano nemmeno dove stesse di casa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dopo la sfortunata avventura di due anni fa, l'ex colonia olandese si è qualificata all'edizione attuale di Gold Cup passeggiando in Nations League, dopo essersi presa anche il lusso di vincere una Copa del Caribe.

E dire che la campagna in Gold Cup non era nemmeno cominciata bene, vista la sconfitta all'esordio contro El Salvador, all'interno di un match in cui Room e compagni avevano fallito almeno tre occasioni clamorose per sbloccare il risultato. Poi, a pochi giorni di distanza, è arrivata l'insperata vittoria sull'Honduras firmata da Bacuna, prima della grande impresa nello scontro diretto contro la Giamaica, eliminata da una botta disperata da fuori area di Gaari quando l'arbitro aveva già il fischietto in bocca per decretare l'esclusione delle Pantere.

Un gol liberatorio, festeggiato con un abbraccio di gruppo al commissario tecnico Bicentini, uno che - anche nei momenti peggiori - non si è mai perso d'animo andando avanti con convinzione per la propria strada. La stessa che, qualche anno fa, aveva imboccato Kluivert, definito dall'attuale ct come un professionista serio e preparato, al quale essere grati a vita per la scelta di cuore fatta nel 2015. Se a Curaçao adesso si sogna in grande è soltanto per merito di questi due, la mente e il braccio di una rivoluzione che ha portato, in poco tempo, la piccola perla del Caribe a giocarsela con i colossi del continente.

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