Tra Aspire Academy e il Mondiale 2022: il brillante futuro del Qatar

Nonostante un solo punto in tre partite, la selezione asiatica ha di fronte un futuro radioso. Merito, in primis, del grande lavoro sul territorio portato avanti dall'accademia giovanile locale.

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Un pareggio, due sconfitte e un'eliminazione che già alla vigilia sembrava inevitabile. Eppure, nonostante siano passate poche ore dall'esclusione dalla Copa America, in casa Qatar si può guardare al futuro con moderato ottimismo. La campagna brasiliana, nonostante il solo punto racimolato, ha dato risconti moto positivi per quella che, da molti, viene considerata una delle nazionali emergenti nel mondo del calcio. L'ultimo match, perso 2-0 contro l'Argentina, ha condensato in 90 minuti tutti i pregi e i difetti di questa selezione, sbarcata alla manifestazione con il solo obiettivo di accumulare esperienza internazionale per continuare quella che, come più volte dichiarato dalla federazione locale, è un vero e proprio avvicinamento all'appuntamento con il Mondiale casalingo del 2022.

Il Qatar, nonostante le assenze, ha affrontato la Seleccion praticamente ad armi pari, andando più volte vicino al gol del pareggio grazie alle azioni rapidissime e sviluppate principalmente in verticale dai propri interpreti in campo. Il gol in avvio di Lautaro Martinez, bravo a sfruttare una sciocchezza in disimpegno del portiere Saad Al Sheeb, ha complicato il piano partita studiato per l'occasione da Felix Sanchez, commissario tecnico spagnolo che - da qualche anno - ha aiutato la selezione nazionale qatariota a emergere definitivamente.

Le recriminazioni maggiori però sono da fare sulla partita di esordio, pareggiata 2-2 contro il Paraguay, un match paradosso per il suo svolgimento pazzo e divertente come solo a queste latitudine può succedere. Dopo essere andati sotto di due reti, Akram Afif e compagni hanno saputo reagire in maniera impeccabile rimontando un sfida che ormai sembrava compromessa, dando continuità alle splendide prestazioni dello scorso gennaio quando, alla fine di una cavalcata pressoché perfetta, il Qatar aveva festeggiato la prima Coppa d'Asia della sua storia, battendo peraltro in finale il Giappone, altra invitata "esterna" di questa Copa America.

Il Qatar in Copa America festeggia un gol contro il Paraguay
Un punto in tre partite non cancellano il grande presente del Qatar, una delle nazionali emergenti degli ultimi anni: a gennaio i Maroons hanno vinto la loro prima Coppa d'Asia, ottenendo il primo successo assoluto in termini di nazionale maggiore

Qatar, un successo targato Aspire Academy

In mezzo alle due gare di cui sopra è arrivata la caduta fragorosa contro la Colombia, che prima aveva già spazzato via l'Argentina e poi ha chiuso il girone a punteggio pieno regolando 1-0 il Paraguay, nonostante - per l'occasione - il commissario tecnico Queiroz avesse scelto un undici iniziale composto praticamente seconde linee. Il Qatar ha pagato qualche amnesia difensiva di troppo e un po' di imprecisione negli ultimi sedici metri, ma complessivamente le indicazioni che arrivano dal Brasile possono essere considerate più che positive. Il grande lavoro portato parzialmente a termine da Sanchez - che ha sì vinto la scorsa Coppa d'Asia, ma ha come grande obiettivo quello di preparare al meglio il Mondiale casalingo - ha restituito una squadra gagliarda nell'attitudine e sul pezzo per quanto riguarda l'intensità di gioco.

L'impressione è che, qualora il selezionatore iberico dovesse riuscire a trovare un pochino più di concretezza, dalle parti di Doha ci si possa ragionevolmente cominciare a divertire. I risultati che sta raccogliendo il Qatar non sono comunque frutto del puro caso, ma figli di un progetto tecnico e strutturale che ha preso vita 15 anni fa bruciando le tappe per quanto riguarda i traguardi tagliati. L'Aspire Academy, ideata a Doha, è una sorta di centro federale dove le nuove generazioni del calcio qatariota vengono formate dal punto di vista calcistico e umano. Lo sviluppo sportivo va di pari passo con quello culturale, in una sorta di microcosmo che si poneva come obiettivo principale quella di costruire - praticamente da zero, visto il contesto - una squadra competitiva nel medio periodo.

Missione compiuta, con l'impressione che il meglio debba ancora venire. Il successo è figlio di alcune scelte mirate, tra le quali spicca l'acquisizione di tecnici europei in grado di portare in dote acume tattico ed esperienza, quella che è sempre mancata al Qatar per emergere definitivamente. Queste competenze, unite alle enormi disponibilità economiche del paese, hanno dato vita a un circolo virtuoso che, a livello giovanile, ha già fruttato la vittoria nella Coppa d'Asia under 19 nel 2014 e nel terzo posto alla rassegna under 23 del 2018. Due antipasti golosi, ai quali ha fatto seguito la portata principale rappresentata dal recente primo trionfo della selezione maggiore.

Dalla Masia a Doha: il ruolo di Felix Sanchez

Il filo conduttore è rappresentato dagli interpreti in campo, visto che molti di loro oggi fanno parte della nazionale, e soprattutto dall'architetto in grado di far fare al Qatar quel salto di qualità in più dal punto di vista tattico e mentale. In tal senso, il ruolo di Felix Sanchez è stato fondamentale. Arrivato all'Aspire Academy nel 2006 dopo aver passato 10 anni alla Masia di Barcellona, lo spagnolo ha introdotto le metodologie di allenamento apprese in blaugrana, costruendo in piccolo quello che dalla parti del Camp Nou si stanno godendo da oltre 20 anni. Dopo aver fatto tutto il percorso nelle selezioni giovanili, nel 2017 finisce sulla panchina dei Maroons prendendo il posto dell'uruguayano Jorge Fossati.

Continuità è la parola d'ordine, soprattutto se dev'essere applicata a uno come Sanchez, che dal 2014 in poi ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita del movimento locale. Tanti elementi con i quali vinse la Coppa d'Asia cinque anni fa oggi fanno parte della rosa maggiore. È il caso, per esempio, dei due talentuosissimi attaccanti Akram Afif e Ali Almoez, due ragazzi nati nel 1996 rispettivamente appartenenti ad Al Sadd e Al Duhail, i due colossi locali.

Il primo è un eclettico esterno offensivo tutto dribbling e skills, il secondo è un attaccante di origine sudanese letale e molto elegante nei movimenti. Entrambi rappresentano in pieno la bontà del progetto targato Aspire Academy, che negli anni ha potuto abbracciare la crescita di elementi interessanti come i due centrali difensivi, Tarek Salman e Hisham Bassan, o il mancino Abdelkarim Hassan, uno dei profili maggiormente pronti a compiere il salto europeo.

Una nidiata di talenti: spiccano Ali Almoez e Madibo

In mezzo al campo si muove invece Hassim Madibo, un mediano dai mille polmoni e fisico compatto, di quelli in grado di giocare davanti alla difesa per schermare e fare filtro. Nelle movenze ricorda molto Yaya Touré e Fernandinho, nonostante a entrambi conceda qualcosa dal punto di vista fisico. Anche lui, classe 1996 come i succitati Almoez e Afif, gioca in patria, ma in passato ha maturato anche alcune esperienze nel Vecchio Continente, in particolare tra Cultural Leonesa e KAS Eupen. Due società non casuali, ma anzi ben legate a doppio filo all'Aspire Academy, che di recente le ha rilevate entrambe all'interno di un processo di internazionalizzazione volto a promuovere i prodotti locali anche in Europa.

Mandare i giocatori in contesti più competitivi non può che far bene di rimbalzo anche alla nazionale di Felix Sanchez, ora chiamata a programmare con cura quello che sarà il (chiacchierato) Mondiale casalingo del 2022. L'obiettivo dichiarato è quello di arrivare tra le prime otto e la strada intrapresa sembra quella giusta. La squadra ha un'età media decisamente bassa (la rosa impegnata in Copa America non arrivava a toccare i 26 anni di media) e il campionato locale ha finalmente cominciato a valorizzare con continuità i prodotti locale.

Unione di intenti e investimenti all'estero: così gli sceicchi preparano il Mondiale 2022

L'Aspire Academy ha dato una svolta storica, visto che fino alla sua fondazione il Qatar aveva imboccato la strada delle naturalizzazioni selvagge per provare a emergere, basti pensare che il bomber storico della selezione maggiore è Sebastian Soria, un attaccante uruguayano. La Stars League ha fondi illimitati da investire e lavora a stretto contatto con federazione e Aspire, in modo da unire le forze per il bene comune. Poco meno di un anno fa, durante il sorteggio della fase a gruppi di Coppa d'Asia, Xavi aveva dato i Maroons come squadra favorita per la vittoria finale. La sua dichiarazione aveva destato stupore e qualche risatina, ma pochi mesi dopo a ridere è stato il campione spagnolo, che a Doha ci ha finito la carriera da calciatore e adesso comincerà la sua nuova avventura da allenatore.

La nazionale qatariota è un modello da studiare, magari superando quella patina insopportabile di odio che viene vomitato ogni volta che si menziona il calcio degli sceicchi. Che sì, non è assolutamente perfetto, ma almeno in questo caso sta dimostrando come, anche con risorse senza fondo, si possa proporre un modello sostenibile in grado di abbinare formazione e risultati. L'importante è non avere fretta e ricercare maniacalmente la competenza, un fattore che quindici anni fa a Doha non sapevano dove stesse di casa. Ma i tempi cambiano e il calcio si evolve: avvicinarsi alla realtà sportiva qatariota non solo è utile per approcciarsi a nuove proposte, ma è d'obbligo se si ricerca un sistema sportivo virtuoso studiato a tavolino, capace in pochi anni di dare dei grandissimi riscontri anche in campo.

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