Barcellona è filosofia di gioco e di vita: le parole bandite a la Masia

Fin da piccoli i giovani della cantera del Barça vengono selezionati e "indottrinati" in modo da adattarsi e recepire un determinato stile di gioco ma anche di vita.

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Bè, forse non sono questi gli anni migliori della cantera del Barcellona. Sono finiti, almeno per il momento s'intende, i tempi in cui il nucleo portante della prima squadra arrivava direttamente dalla Masia: Valdes, Puyol, Piqué, Xavi, Iniesta e Messi erano l'ossatura dell'11 di Guardiola, ma in panchina scalpitavano anche Thiago Alcantara, Pedro e Bojan, tanto per dire.

Fra i Blaugrana di oggi, senza considerare Busquets che qui è arrivato quasi diciottenne, sono cinque in tutto i "ragazzi" venuti dalla cantera e due, Messi e Piqué hanno attraversato gli anni come fossero highlander, uno - Jordi Alba - è un cavallo di ritorno, Rafinha poveretto ha l'abbonamento all'infermeria e Carles Aleñà, che il campo lo vede poco, non è certo una colonna portante della squadra.

Nel frattempo la Masia è cresciuta, si è evoluta, è passata dalla sede nella residenza settecentesca di Can Planes, vicino al Camp Nou, a quella moderna e avveniristica della Ciutat Esportiva Joan Gamper, quasi 150mila metri quadrati a Sant Joan Despí, dove è completamente operativa a pieno regime dal 2011 anche per le squadre giovanili che ne occupano oltre 6mila metri quadrati.

Barcellona: la Masia
Barcellona: la Masia è un orgoglio anche per i tifosi catalani

Barcellona: le parole bandite a la Masia

Qui i giovani della cantera del Barcellona, che vivono a stretto contatto con quelli della prima squadra che qui si allenano, vengono selezionati per abbeverarsi fin da piccoli al verbo blaugrana e qui vengono in qualche modo indottrinati affinché possano fin da subito adattarsi e recepire un determinato stile di gioco ma anche di vita. Sì, perché quello del Barcellona è un modo particolare di intendere il calcio, una filosofia sportiva ma anche di vita in senso lato. Per questo, dunque, per instillare in loro il senso di appartenza a Mes que un Club, ai ragazzini blaugrana viene, fra l'altro proibito di utilizzare alcune parole, alcuni concetti che cozzano con la filosofia-Barça. Ecco il "dizionario" della parole bandite.

Da "rubare la palla" e "ego"

Quattro sono le parole o i concetti "vietati" per i singoli. Si comincia col concetto di "rubare la palla: la palla "è nostra", vogliamo divertirci giocandola e quando non è in nostro possesso dobbiamo recuperarla al più presto, mai rubarla. A chi? Al nostro avversario, che è un nostro concorrente, mai un "nemico" che è appunto il secondo concetto bandito alla Masia. Poi, mai pensare troppo a se stessi al nostro "ego" appunto: individualismo ed egoismo sono completamente banditi nel gioco. Siamo una squadra e mettiamo tutto il nostro talento al servizio del collettivo. Essere umili è una delle basi su cui si basa il nostro gioco. L'orgoglio e l'arroganza sono totalmente contrari ai nostri valori. Più la squadra ti aiuta, più sarai grande insomma. In quarto luogo, niente "conformismo": nel Barça non ci si deve accontentare di un 7 o di un 8 in pagella, bisogna puntare all'eccellenza, senza mai sentirsi appagati perché c'è sempre qualcosa che potevi fare meglio.

Messi Piqué Jordi Alba
Messi, Piqué e Jordi Alba: sono tre i titolari usciti dalla cantera blaugrana

Da "verticalità" a "noia"

All'interno poi del gioco di squadra, occhio ad altre quattro parole bandite. La prima è verticalità: nel gioco del Barcellona, fin da piccoli, l'orientamento è far girare la palla dall'esterno all'interno, dal retro al fronte e il lancio verticale non è l'orientamento corretto perché in quel modo è più facile perdere la palla e creare la seconda situazione bandita, la sofferenza. Che si verifica quando la squadra è senza palla ed è più facile per gli avversari creare problemi. Banditi anche il disordine e la noia. Il primo, spiegano alla Masia, è il peggior contesto per il nostro gioco, mentre'organizzazione dà significato al nostro modo di guardare il calcio. La seconda poi da evitare è appunto la noia, perché solo divertendoci col gioco e col pallone possiamo migliorare e raggiungere l’eccellenza.

La Masia Barcellona
Un gruppo di ragazzini della Masia

I due comandamenti

Il decalogo del bravo blaugrana, poi, contiene anche due comandamenti che si possono riassumere in gioco reattivo, cioè capire cosa succede alla palla e darle un contesto nel gioco - sapere come muoversi e ordinarsi attraverso la palla, insomma - e mantenere sempre la propria filosofia di gioco. L’avversario potrà anche avere i suoi trucchi, ma il Barcellona per contrastarlo non deve mutare filosofia. Non si cambierà mai il modello né mai verrà adattato a seconda delle caratteristiche dell’altra squadra. Un comandamento inderogabile che però a volte può creare anche qualche problema, come capitato recentemente contro Roma e Liverpool in Champions League. Ma questi sono i dogmi e da qui non ci si sposta, nel bene e nel male.

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