Il calcio a Chernobyl, ascesa e caduta dello Stroitel Pripyat

Il 26 aprile del 1986 l'esplosione del nocciolo del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl causa il più grande disastro nucleare nella storia dell'umanità e la fine dell'ambiziosa squadra di calcio locale.

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Il 26 aprile del 1986 è una data che l'umanità non potrà mai dimenticare: alle 1:23, in seguito ai numerosi errori eseguiti dai tecnici addetti durante un test di sicurezza e a causa di alcuni gravi difetti di progettazione, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl esplode causando il più grave disastro atomico nella storia dell'uomo. La nube radioattiva che fuoriesce dall'impianto in fiamme ricade su una vasta area, portando alla morte migliaia di persone - per alcune stime decine, se non centinaia, di migliaia - e rendendo la zona circostante inabitabile. 

È un disastro senza precedenti, un durissimo colpo all'ambizione dell'Unione Sovietica, che in pochi anni si sgretolerà, e la fine di una splendida cittadina che era stata costruita guardando a un futuro ricco e prospero: Pripyat, sorta nel 1970 per accogliere i lavoratori della centrale nucleare e le loro famiglie, modello di modernità che poco prima del disastro era arrivata a ospitare 50mila abitanti e che oggi è una città fantasma lugubre, silenziosa e naturalmente inospitale a causa delle radiazioni, tutt'ora presenti.

Insieme ai sogni di grandezza dell'Unione Sovietica e della città, il disastro di Chernobyl cancella anche l'ambizione della squadra di calcio locale, pronta a irrompere nel professionismo e a vedersela con i migliori: si tratta dello Stroitel Pripyat, che vede le proprie ambizioni andare in frantumi insieme all'esplosione che cambia la storia. A ricordarlo resta lo stadio, avveniristico e moderno, mai inaugurato e oggi uno dei tanti spettrali monumenti in memoria di un giorno che ha segnato per sempre la memoria collettiva dell'umanità. Che ancora deve fare i conti, e forse mai smetterà di farlo, con le conseguenze di quel fatidico giorno.

Vista dall'alto di Chernobyl

La storia dello Stroitel Pripyat, la squadra di calcio di Chernobyl

Nel 1970 l'Unione Sovietica realizza il suo progetto nucleare più ambizioso, la centrale nucleare Vladimir Ilic Lenin attorno a cui vengono immediatamente costruite città satellite destinate ad accogliere i numerosi lavoratori che l'impianto impiegherà. La più grande di queste è Pripyat, che nel giro di pochi anni diventa una cittadina modello, avveniristica, funzionale: qui la giovanissima popolazione locale, età media 26 anni, può godere di scuole moderne e perfettamente attrezzate, di un ospedale che niente ha da invidiare a quello di Mosca, di svaghi e divertimenti.

Quello che manca, però, è il calcio. Una squadra che i lavoratori possano andare a guardare nei momenti di tempo libero, una bandiera sotto cui riunirsi e che rappresenti la città e la sua identità, la sua ambizione, il suo sogno di grandezza. Verso la metà degli anni '70 nasce così lo Stroitel Pripyat, club amatoriale che non nasconde di ambire al professionismo e che finisce sotto l'ala protettrice di Vasili Kizima Trofimovich, tra i responsabili della costruzione dello stabilimento e convinto sostenitore di una squadra che nella sua visione del futuro crescerà di pari passi con la città che la ospita.

Alla fine degli anni '70 Pripyat ottiene il riconoscimento ufficiale di città, negli stessi anni la squadra viene notevolmente rinforzata con l'arrivo di diversi giocatori dal vicino villaggio di Csisztohalivka, che vanta una delle squadre amatoriali ucraine più rinomate in circolazione. La quasi totalità della rosa dello Stroitel è composta da operai impiegati nella centrale nucleare, che però alternano blandi se non inesistenti turni di lavoro ai duri allenamenti richiesti per emergere in un sistema complesso come quello del calcio minore sovietico, dove è necessario vincere il proprio torneo regionale per poi giocarsi la promozione in Vtoraja Liga, la terza serie nazionale e la prima professionistica.

Nel 1981 Pripyat saluta la costruzione del reattore numero 3 della centrale nucleare e l'arrivo come allenatore di Anatoliy Shepel, ex attaccante ucraino che ha appena appeso gli scarpini al chiodo chiudendo una carriera che lo ha portato a vincere il campionato sovietico con Dinamo Kiev e Dinamo Mosca e a giocare persino in Nazionale. Il fatto che un ex calciatore professionista arrivi a sedersi sulla panchina dello Stroitel significa una sola cosa: il club ha deciso di tentare seriamente la scalata al calcio che conta.

Non a caso il 1981 è anche l'anno del primo successo dello Stroitel Pripyat, guidato in campo dal difensore Viktor Ponomarev - ex capitano della squadra di Csisztohalivka e come tanti attratto dalla modernità della città e dei servizi offerti ai propri abitanti - e capace di imporsi nel proprio campionato regionale. Al primo trionfo ne seguono altri due consecutivi, e anche se ogni volta l'accesso al professionismo finisce per sfumare il club dei "costruttori" (questo il significato di Stroitel) si conferma come uno dei più forti della regione: la definitiva ascesa tra i grandi sembra soltanto una questione di tempo.

Il club non smette di crescere, andando di pari passo con una città, Pripyat, in continua espansione e che pochi giorni prima del Natale del 1983 plaude all'inaugurazione del reattore numero 4 della centrale nucleare: per tutti questo significa più energia e più lavoro, nessuno può immaginare quali conseguenze avrà sul futuro di una popolazione che vive nel benessere e nella convinzione di rappresentare "il cittadino del futuro" immaginato dai vertici sovietici. Nel 1984 lo Stroitel apre ufficialmente il proprio settore giovanile, naturalmente dotato di ogni tipo di comfort e proiettato verso il futuro, che vedrà la squadra competere con i migliori e Pripyat - perché no? - rifornire di campioni la Nazionale sovietica.

L'Avanhard Stadium e la gloria sfiorata

Previsioni ottimistiche, forse, ma che trovano conferma nel 1985 in quella che sarà l'ultima vera stagione disputata dalla squadra: lo Stroitel Pripyat sfiora l'accesso al calcio che conta, piazzandosi al secondo posto alle spalle del Neftyanik Akhtyrka e facendo registrare anche un successo record, il 13-0 con cui piega la Lokomotive Znamenka. Respirando nell'aria una certa elettricità nei confronti della squadra, i vertici locali decidono di dotarla di un vero e proprio stadio dopo che per anni le partite sono andate in scena nel piccolo terreno di gioco situato vicino all'entrata della città.

Nei piani del presidente Trofimovich lo stadio, denominato come molti altri impianti dell'epoca Avanhard Stadium ("Lo stadio dell'Avanguardia") sarà l'ultimo tassello per inseguire la promozione nel calcio che conta, il biglietto da visita per presentarsi ai "maestri del calcio", come vengono chiamati allora i calciatori professionisti. Sarà tanto importante, è lui stesso a dichiararlo, quanto la costruzione del reattore numero 5, pronto a dare ulteriore spinta a una città che ormai sembra non avere più freni.

Giorno dopo giorno lo stadio prende forma: lungo il tragitto che li porta alla centrale nucleare i cittadini e operai possono vedere i lavori procedere alacremente. L'Avanhard Stadium sorgerà nel cuore di Pripyat, incastonato tra un teatro, una piscina, una scuola per l'infanzia, il palazzo della cultura e un parco giochi che come l'impianto stesso sarà ufficialmente inaugurato il 1° maggio del 1986, in occasione della Festa del Lavoro. Sarà dotato di una pista di atletica e inizialmente di una sola tribuna capace di contenere 5mila spettatori, parzialmente coperta e dotata di uno stand apposito per i membri del partito e altri ospiti di riguardo. Rappresenterà, questo è il messaggio, l'energia inesauribile di Pripyat, inesauribile come l'energia nucleare che ha plasmato la città.

L'Avanhard Stadium vedrà la luce come da programma, ma non sarà mai utilizzato: la gara d'inaugurazione, la semifinale di una coppa regionale prevista per il 27 aprile 1986 contro il Mashinostroitel Borodyanka, non andrà mai in scena. La notte precedente un'esplosione, conseguenza di difetti di progettazione e errori umani, fermerà improvvisamente la vita di una cittadina che veniva considerata da tutti un modello, in cui quasi ogni cittadino sovietico sognava di vivere. 

Lo stesso pomeriggio un elicottero dell'esercito atterra sul campo di allenamento del Mashinostroitel Borodyanka, ormai pronto a partire verso Pripyat, i soldati comunicano ai giocatori che la partita non verrà più giocata e che la città sarà sfollata. È quello che avviene: il governo cerca di contenere la portata di un disastro di cui in pochi comprendono la gravità, quindi messo di fronte all'evidenza non può che ordinare lo sfollamento delle aree circostanti la centrale di Chernobyl e il maledetto reattore numero 4. Oltre 350mila persone sono costrette a lasciare la loro casa per sempre, molti sono esposti alle nubi tossiche e moriranno dopo giorni, settimane, persino anni di tormenti.

Tra questi anche molti calciatori dello Stroitel Pripyat, cittadini sovietici prima che calciatori e decisi ad aiutare la città come possono: si uniscono ai cosiddetti "Liquidatori", gli uomini che si schierano in prima linea per cercare di contenere i danni, spesso equipaggiati unicamente di maschere a gas e guanti, e che per questo finiscono per ricevere le maggiori dosi di radiazioni.

La squadra si sposta con i cittadini di Pripyat nella città di Slavutych, costruita per l'occasione per accogliere chi è fuggito dal disastro nucleare, ma qualcosa si è irrimediabilmente spento nel cuore di una popolazione che ha sognato tanto in grande e che un giorno, improvvisamente, ha visto i propri sogni andare in frantumi trovandosi costretta a vivere l'inferno in Terra.

Lo Stroitel Slavutych cessa di esistere nel 1988, dopo due stagioni senza infamia e senza gloria nella periferia del calcio sovietico. L'Avanhard Stadium viene lasciato al proprio destino così come Pripyat, città fantasma oggi popolata soltanto da animali selvatici ma che un tempo, anche se semrba quasi impossibile, rappresentava la città del futuro dell'Unione Sovietica. Sul terreno di gioco, dove non ha mai rimbalzato ufficialmente un pallone, sono cresciuti alberi che mostrano gli effetti delle radiazioni.

Queste sono ancora presenti sui seggiolini di legno logori che adornano le tribune, sui pali arrugginiti delle porte, sui riflettori che non sono mai stati accesi. Sullo sfondo, in lontananza, la ruota panoramica del parco giochi. Come l'Avanhard Stadium avrebbe dovuto essere inaugurato il 1° maggio del 1986, un giorno di festa che la città non ha mai vissuto. Tutto, qui, è finito alle 1:23 del 26 aprile 1986, quando Pripyat è stata tradita dalla stessa inesauribile energia che l'aveva portata a sognare un domani luminoso che non è mai arrivato.

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