Meet Marina Granovskaia, la "pax romana" di Abramovich al Chelsea

Di lei il magnate russo si fida in maniera assoluta: passa ore al telefono a decidere con il suo braccio a Londra le strategie del Chelsea, dall'uscita di Sarri al calciomercato.

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La stampa in Inghilterra usa una nuvola di parole-chiave per lei: la prima tra tutte è "potere". Poi "pugno di ferro", "ira", "mistero", "watch", controllo. Marina Granovskaia è la longa manus del proprietario del Chelsea, Roman Abramovich. In sua assenza, è lei che comanda. "Fiducia assoluta" nella russa-canadese, questa è forse il concetto-chiave più significativo. 

La stampa in Inghilterra comunemente la definisce "Iron Lady", andando ad evocare Margaret Thatcher, simbolo di ferreo controllo sugli eventi (in quel caso politici, qui sportivi). Sorriso deciso, sguardo dritto: al Chelsea comanda lei. E non conosce affatto la parola russa "bòltat". Significa "parlare molto, chiacchierare tanto". Nel silenzio, comanda lei. 

Ora, fermi un attimo: immaginate quante trattative deve dirigere il Chelsea, tra mercato, rinnovi, dinamiche di spogliatoio, settore giovanile. Le porta avanti tutte lei. Allenatori? A lei l'ultima parola, vero Sarri? Meet Marina Granovskaia, e troverai il potere. E la sua pax romana. 

Marina Granovskaia e Mourinho: è stata l'artefice del suo ritornoGetty Images
Quello che viene baciato è "The Special One", Mourinho.

A lezione di potere da Marina Granovskaia: pax romana

Pax romana. Tutte le guerre ferme, le porte del tempio di Giano chiuse: Augusto forgiò il potente strumento di propaganda di una pace duratura per l'impero romano. La stessa pace di ferro di Marina. E se guerre ci sono, non è dato saperlo. Forse l'origine della sua ascesa parte da lontanissimo, dal nucleo fondante dell'impero di Abramovich, dalle sue attività - nel settore energetico - extra-calcio. Dove è nata la fortuna di Abramovich, è nata Marina. Dopo essersi laureata all'Università di Mosca, nel 1997 comincia a lavorare in Sibneft, poi nel 2003 vola a Londra, quando la società viene venduta per 250 volte il suo valore d'acquisto. Abramovich la sposta in Inghilterra, ma non in Premier. Deve curare i suoi affari, senza piani di inserimento nel Chelsea, almeno all'inizio. il magnate russo si fida di lei, si affida a Marina per tutto. Dalle prenotazioni per i suoi ospiti ad avere sempre più contatti, sempre più potere, il passo è breve.

Per Abramovich il Chelsea è un business importante, ma c'è molto altro. Roman è nella "Putin-list" consegnata al Senato USA, è uno dei fedelissimi di chi davvero in Russia ha la prima e l'ultima parola, non sempre con un contraddittorio in mezzo. Perfino farsi rinnovare il visto può diventare un problema, come gli è successo la scorsa estate. Marina a Londra c'è sempre, 20 anni di collaborazione sono il simbolo di una fiducia assoluta. Una scalata continua, un'ascesa incredibile: come racconta il Telegraph, non è raro che l'oligarca passi ore al telefono con lei, saltando da un nuovo, impressionante giocatore dell'Academy fino al destino del manager della prima squadra. Da Conte a Sarri, passando per Mourinho, tecnici di carattere sono stati gestiti con altrettanto polso e decisione. Anzi, di più: pare ci sia lei dietro la pace scoppiata tra Mou e Abramovich nel 2013, dopo l'umiliante - per il portoghese - addio di qualche anno prima. Sorrisi e potere, sempre. Una fonte all'Evening Standard rivela: 

Lei è fondamentalmente il Potere al Chelsea. Roman si fida di lei del tutto. Non è interessata ad essere una celebrità ma non c'è dubbio su chi sia al potere.

Tutto è cominciato con un'intuizione di Abramovich: magari lei, senza tutti i pregiudizi tipici dei dirigenti calcistici, avrebbe potuto dargli opinioni, idee, suggestioni sul Chelsea. Marina è diplomatica, seria, inflessibile, non si lascia trascinare dai soliti preconcetti: nel 2009 si impone su Drogba, lo fa rinnovare, nonostante l'affaire Ovrebo in semifinale di Champions. 

Vi ricordate? Il dito puntato di Drogba contro l'arbitro norvegese e la sua sciagurata direzione contro il Barcellona (che va in finale con gol di Iniesta allo scadere) fa il giro del mondo, insieme alle immagini del tentativo di farsi giustizia sommaria dell'ivoriano, trattenuto da 3 compagni e dagli steward, insieme a Ballack. Polemiche, danno d'immagine enorme, Marina non si lascia condizionare: ci mette la faccia, si prenderà lei qualsiasi responsabilità di ulteriori intemperanze. Sarà proprio Drogba a segnare il rigore decisivo in finale di Champions League contro il Bayern Monaco. Meravigliosamente Marina. 

Non solo calcio: l'accordo da 90 milioni di sterline con la Nike vanta la sua firma, come alcune cessioni importanti: Oscar in Cina, David Luiz al PSG per quasi 50 milioni, Ramirez, uscite che, sui vari forum e su Reddit i tifosi Blues celebrano come "geniali". Con qualche puntura d'acido: qualcuno la definisce anche, in maniera oscenamente sessista, "una segretaria assisa in gloria". Niente di più lontano dal vero. Il trasferimento del Chlesea a Cobham? Merito suo. I legami di ferro con il Vitesse in Olanda, dove vengono fatti crescere i talenti Blues? Altra spilletta sulla sua uniforme. Sorrisi e potere. 

Gli avvocati del Chelsea hanno calcolato che, nel 2013, dopo essere entrata nel board del club londinese, Marina abbia firmato 130 contratti, a tutti i livelli del club. In totale, dovrebbe essere stata coinvolta in quaclosa come 500 trattative. Il tempo in cui Abramovich sembrava avere il budget illimitato, come certi videogiocati buggati, è finito, l'era dell'"How Much" è stata sepolta dal Fair Play Finanziario. Ora si sta al tavolo al prezzo che vuole Marina, altrimenti ci si alza, e arrivederci. Al Telegraph, un agente ha rivelato: 

Con Marina, no significa no, il che è piuttosto raro nel calcio. Non significa "facciamo più di 20 riunioni e alla fine stabiliamo un prezzo". Quando lei dice di no, non la senti più

No, significa no. L'arrivo di Stones o Lukaku al Chelsea è saltato perché Marina ha deciso così.  No, significa no. Se il prezzo cresce troppo, drogato da concorrenze folli, se le fee dei procuratori sono troppo pretenziose, no significa no. Lo sanno bene alla Juventus: troppo alto il valore del cartellino sparato per Alex Sandro, dasvidania. Ha lavorato sodo per ridurre le spese, Marina, negli ultimi 4 anni. Ha commesso anche degli errori: un nome esemplare su tutti, Djilobodji, nella sua testa l'anti-Stones, preso senza informare l'allora allenatore Mourinho. Un disastro: perfino il suo club successivo, il Sunderland, gli ha rescisso il contratto a fine anno. Ma c'è sempre lei anche dietro i grandi colpi, come Christian Pulisic dal Dortmund. 

Nel 2018 avrebbe ottenuto, secondo la stampa inglese, la testa del nigeriano Michael Emenalo, dt del Chelsea e uomo fedelissimo di Abramovich al Chelsea, osteggiato anche da Antonio Conte. Su di lei parlano solo fonti anonime. Uno dei primi, in 21 anni, a rompere il silenzio è stato Courtois. L'ha accusata di avergli promesso il trasferimento in Spagna, per avvicinarsi ai figli, la scorsa estate, e di non aver inizialmente mantenuto la parola data. Poi Kepa al Chelsea, Curtois che vola a Madrid. Ma solo dopo sfuriata furibonda. Da Marina, ovviamente, nessuna risposta pubblica. In privato chissà... Potere, meno sorrisi stavolta. Anche stavolta, per Sarri alla Juventus, il legame famigliare è stata la carta usata per sbloccare la situazione. Marina capisce quella lingua: della fiducia, della famiglia. La lingua che parla con Abramovitch. 

Con Roman ha molte cose in comune: rifugge le luci della ribalta, preferisce lavorare bene nell'ombra. Nessuno avrebbe saputo del regalino di Roman a Putin per il suo compleanno nel '99, uno yacht da 50 milioni di dollari, se non lo avesse rivelato il defunto Boris Berezovsky, ex protettore dello stesso Roman, che con lui ha perso una causa da 100 milioni di dollari. Sulla sua fine meglio tacere. Lavorare in silenzio, e parlare solo con chi ti fidi: benvenuti nel mondo di Marina Granovskaia. Qui no, significa no. Meet Marina, la Pax romana di Abramovich. 

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